Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Strage di Crans-Montana, la riflessione di Piccolo: «A chi stiamo sacrificando i nostri ragazzi?»

Area Urbana

Strage di Crans-Montana, la riflessione di Piccolo: «A chi stiamo sacrificando i nostri ragazzi?»

Lo psicologo di Cosenza affida alla nostra redazione una riflessione su quanto successo in Svizzera precisando che quello che avviene a casa nostra non è molto lontano da quello che è avvenuto in quel locale

Pubblicato

il

Crans-Montana Piccolo

COSENZA – Un Capodanno 2026 che ha il sapore della tragedia. La strage di Crans-Montana ha lasciato il segno, tra famiglie che non hanno riabbracciato più i loro cari, persone che lottano tra la vita e la morte e lo strazio di chi si è salvato ma ha vissuto l’inferno sulla propria pelle. Nel mentre le indagini continuano e le notizie si aggiornano continuamente, lo psicologo di Cosenza Marco Piccolo che ha dato una sua personale lettura dell’evento, in prospettiva sociale e psicologica.

“La tragedia di Crans-Montana non può essere archiviata solo come un problema di sicurezza dei locali – precisa Piccolo – per quanto questo aspetto sia doveroso e da punire nel modo più severo possibile. A monte c’è qualcosa di più profondo e scomodo da guardare. C’è una verità, a mio avviso, più amara e urgente, che precede le sacrosante licenze e conformità. Una verità che riguarda da vicino anche casa nostra e che si manifesta in quelle scene ormai tristemente ricorrenti in molte città: ragazzine e ragazzini in coma etilico portati via in barella durante i cosiddetti “tradizionali” aperitivi alcolici delle feste”.

Crans-Montana_tragedia

Crans-Montana, per Piccolo “avviene anche a casa nostra”

“Da anni stiamo consegnando i nostri figli a un consumismo sfrenato, privo di controllo e di spirito critico. Li esponiamo sempre più precocemente – spesso con una certa complicità – a modelli di comportamento che normalizzano l’alcol, le droghe, la sregolatezza, la “baldoria” come forma di divertimento obbligato. -aggiunge lo psicologo – Il rovescio della medaglia è un vero e proprio far west di bar e locali rispetto ai quali, ad esempio sulla vendita e somministrazione di alcolici, i controlli risultano spesso assenti o inefficaci.

“Di fatto, fanno quello che vogliono. Con i nostri figli. E noi diventiamo complici quando smettiamo di vigilare, di porre limiti, di proteggere, delegando tutto al mercato e alla notte. Gli dei del nostro tempo sembrano chiedere il sacrificio di alcuni dei nostri figli. – aggiunge Piccolo – È così dalla notte dei tempi: aztechi, greci (basti pensare al mito del Minotauro), fenici, babilonesi. Gli adoratori di Moloch, la divinità alla quale venivano immolati i bambini bruciandoli vivi tra le sue braccia, non erano i bambini. Erano i loro genitori: adulti disposti a sacrificare i figli pur di placare la divinità, pur di non sentire su di sé il peso della colpa e della responsabilità”.

Crans-Montana Piccolo

Piccolo: “Non svendere i nostri figli”

“In Italia si parla molto, e giustamente, di denatalità. Ma forse dovremmo prima preoccuparci di non svendere quei pochi figli che facciamo a degli “dei” che non li amano: il mercato dello sballo, dell’alcol e delle sostanze. Le responsabilità penali per quanto accaduto a Crans-Montana verranno accertate. – conclude – Ma una responsabilità morale ci interpella già. Proteggere i nostri figli significa, prima di tutto, non lasciarli soli in pasto a un mercato che vuole solo approfittare della loro fragilità. In nome del denaro”.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social