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Strage di Amendolara, un piano diabolico: uno ha appiccato l’incendio, l’altro ha rotto la maniglia bloccando le portiere

Ionio

la ricostruzione

Strage di Amendolara, un piano diabolico: uno ha appiccato l’incendio, l’altro ha rotto la maniglia bloccando le portiere

Il dirigente della Mobile di Cosenza Gianni Albano ha ricostruito la dinamica di quei terribili momenti e l’individuazione dei responsabili: prima il controllo casuale di un Carabiniere Forestale, poi l’inferno di fuoco e fumo nero con il disperato tentativo di fuga di un superstite che ha cercato di infrangere i vetri

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Strage di Amendolara braccianti

COSENZA – Un piano predefinito, un’azione spietata che ha trasformato l’area di servizio in una trappola mortale. I dettagli della strage di Amendolara, costata la vita a quattro persone morte carbonizzate all’interno di un’autovettura, sono stati delineati durante la conferenza stampa tenuta oggi, in ogni loro terribile fase da Gianni Albano, dirigente della Squadra Mobile di Cosenza, che ha coordinato le indagini lampo capaci di portare all’individuazione e al fermo dei due presunti responsabili.

Strage di Amendolara: le immagini della videosorveglianza

“Le indagini e gli accertamenti degli investigatori sono scattati tra le ore 13:30 e le 14:00 del 1° giugno scorso – ha spiegato il dirigente – , non appena le forze dell’ordine sono state allertate di quanto avvenuto presso una pompa di benzina in agro di Amendolara. La prima fase, fondamentale per preservare lo stato dei luoghi da intromissioni esterne ed evitare l’alterazione delle prove, ha riguardato il totale cinturamento dell’area”.

Amendolara strage - Usb

Erano in sette all’interno dell’auto

“Subito dopo, grazie alla stretta collaborazione del gestore e del proprietario del distributore, gli agenti sono partiti dall’analisi dei filmati del sistema di videosorveglianza interno alla stazione di servizio. I video hanno registrato anche i momenti immediatamente precedenti alla strage: un’autovettura è entrata nell’area di servizio, fermandosi in corrispondenza del distributore. Pochi istanti dopo, il mezzo è stato raggiunto da un’altra utilitaria. Da quest’ultima è sceso un uomo che si è avvicinato al conducente dell’auto principale. L’analisi attenta delle movenze e dei contegni di questo soggetto ha subito fatto ipotizzare agli investigatori l’appartenenza alle forze dell’ordine, dato poi accertato: si tratta di un appartenente all’Arma dei Carabinieri, nello specifico dei Carabinieri Forestali”.

“Questo testimone – spiega ancora Albano – ha avuto modo di osservare la composizione del mezzo prima della tragedia: a bordo vi erano due persone nella parte anteriore (un conducente e un passeggero sul lato destro) e altri cinque soggetti nella parte retrostante dell’abitacolo.

Amendolara rogo Statale 16 auto

L’orrore in diretta: la trappola e il blocco delle portiere

“Non appena l’esponente dei Carabinieri Forestali si è allontanato, si è consumato l’orrore visibile nel video diffuso dalla Procura. I filmati mostrano una sequenza lucida e spietata: Il conducente scende dall’auto, si dirige sul retro e apre il cofano della vettura. Simultaneamente, il passeggero anteriore destro scende a sua volta dall’abitacolo. Immediatamente dopo si sviluppa una fitta coltre di fumo nero, del tutto compatibile con l’accensione di un incendio appiccato proprio dalla parte retrostante del mezzo.

In quel preciso momento scatta la trappola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il passeggero anteriore, dopo aver compiuto un’azione compatibile con la rottura manuale della maniglia interna per impedire la discesa dei passeggeri, si è frapposto fisicamente con gli arti superiori contro la portiera. L’obiettivo era chiaro: fare in modo che la portiera non venisse aperta, bloccando all’interno le persone rimaste nell’abitacolo affinché rimanessero vittime di un piano ben predefinito ed organizzato.

Dalle immagini si nota come una sola persona sia riuscita disperatamente a uscire dalla parte posteriore della macchina, venendo investita dalle fiamme in varie parti del corpo e riportando una frattura a un arto superiore, procurata nel disperato tentativo di infrangere i vetri interni per guadagnarsi la fuga dal rogo. Per quattro delle persone intrappolate, purtroppo, non c’è stato scampo.

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La cattura dei presunti autori a Trebisacce e Villapiana

Isolati i volti dei due soggetti (il conducente e il passeggero anteriore destro) ed evidenziati gli indumenti indossati durante il delitto, gli investigatori hanno incrociato i dati per risalire alle loro generalità. Una volta individuati i possibili domicili nei comuni di Trebisacce e Villapiana, il dispositivo investigativo si è sdoppiato: una parte è rimasta sulla scena del crimine per cristallizzare le evidenze probatorie attraverso il lavoro della Polizia Scientifica di Cosenza, mentre l’altra si è messa sulle tracce dei fuggitivi.

La conoscenza approfondita del territorio da parte degli uomini della Squadra Mobile, del Servizio Centrale Operativo (SCO) e del distaccamento della Polizia Stradale di Trebisacce ha permesso di stringere il cerchio rapidamente attorno alle abitazioni dei sospettati. All’interno del primo immobile è stato rintracciato l’uomo che si trovava alla guida dell’autovettura: indosso aveva ancora gli stessi identici indumenti con cui era stato ripreso nei video della stazione di servizio. Successivamente, incrociando i dati e gli elementi acquisiti, le forze dell’ordine sono riuscite a individuare e bloccare in un secondo immobile anche l’altro complice, il passeggero anteriore destro che aveva materialmente impedito alle vittime di scappare dall’auto in fiamme.

 

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