Calabria
Straordinari fantasma al Comune, ore retribuite ma senza lavorare: sei dipendenti indagati
Straordinari mai effettuati durante le elezioni europee del giugno 2024, per un danno complessivo di oltre 7.600 euro. La Procura di Vibo ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari

VIBO VALENTIA – Straordinari che non sarebbero mai stati effettivamente svolti. La Procura di Vibo Valentia ha notificato sei avvisi di conclusione delle indagini preliminari e informazione di garanzia ad altrettanti dipendenti del Comune di San Gregorio d’Ippona accusati di aver dichiarato di aver prestato ore di lavoro straordinario che, secondo l’accusa, non sarebbero state mai svolte.
Straordinari per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024
L’indagine, condotta dai carabinieri, ha ricostruito quanto sarebbe accaduto in occasione della tornata elettorale delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024. In quel contesto, i sei dipendenti avrebbero indotto l’ente comunale a ritenere di aver effettuato prestazioni lavorative in regime di straordinario, percependo compensi non dovuti per un totale complessivo di 7.652 euro.
Secondo quanto emerge dagli atti, l’inchiesta ha messo in luce la dichiarazione di ore lavorative mai prestate, configurando un presunto grave danno erariale. In particolare, gli indagati, “in concorso morale e materiale tra di loro, in tempi diversi e con più azioni ed omissioni esecutive dello stesso disegno criminoso”, avrebbero approfittato della concessione da parte del Segretario comunale di svolgere ore di lavoro straordinario in occasione delle elezioni del Parlamento europeo.
Nell’avviso di garanzia si legge che i sei avrebbero agito “con artifici e raggiri – consistiti nell’omettere di timbrare il cartellino marcatempo in entrata e in uscita, e non consentendo all’ente di monitorare il rispetto di quanto previsto e autorizzato”, inducendo così “in errore il Comune di San Gregorio D’Ippona circa l’effettivo svolgimento del servizio”. Attraverso tali condotte, sempre secondo l’accusa, i dipendenti coinvolti si sarebbero procurati “un ingiusto profitto e un vantaggio economico illegittimo”, rappresentato da retribuzioni spettanti esclusivamente per mansioni e lavori effettivamente prestati.



















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