Italia
Svimez: al Sud Pil a +0,9%, ma un dipendente su quattro è sotto i 9 euro l’ora. In fuga 460mila laureati

COSENZA – Presentate le anticipazione del rapporto Svimez 2023 (Sviluppo Mezzogiorno) dall’associazione di ricerca e studio italiana che si occupa di analizzare e monitorare l’economia e lo sviluppo socio-economico delle regioni meridionali d’Italia. Dal nuovo rapporto sono circa 3 milioni di lavoratori dipendenti al di sotto dei 9 euro di retribuzione oraria in Italia. Di questi circa un milione si trovano nel Mezzogiorno dove la loro quota raggiunge il 25,1% degli occupati dipendenti, oltre uno su quattro.
Diminuisce anche il potere d’acquisto che interessa soprattutto il Mezzogiorno in Italia (-8,4%) così come il lavoro povero. Nel 2022 le retribuzioni lorde in termini reali sono di tre punti più basse nel Centro-Nord rispetto al 2008 e raggiunge una differenza di ben 12 punti nel Mezzogiorno.
Fuga di laureti al Sud
Continua la fuga dei laureati: circa 460.000 laureati si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, per una perdita netta di circa 300.000 laureati nell’area. E neanche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – sostiene la Svimez – riuscirà ad invertire questa rotta perché il divario con il Centro-Nord resterà marcato in particolare nei servizi per l’infanzia e nella scuola ed il cui impatto, in generale, è frenato da un’offerta produttiva incompleta.
Pil in crescita
La stessa Svimez Svimez stima comunque una crescita del Pil italiano del +1,1% nel 2023, con una crescita nel Mezzogiorno (+0,9%) di soli tre decimi di punto percentuale in meno rispetto al Centro-Nord (+1,2%). Queste previsioni si basano sull’ipotesi di un utilizzo parziale proprio delle risorse del Pnrr. Con la piena efficienza del piano, il Pil del Sud potrebbe far segnare già nel 2023 una crescita superiore di circa 5 decimi (fino all’1,4%) e di circa 4 decimi nel Centro-Nord. In seguito, il contributo aggiuntivo del Pnrr tenderebbe ad aumentare più al Sud, fino a chiudere il divario di crescita con il Nord nel 2025.
In crescita l’occupazione, ma mancano 300mila posti
In base alle stime Svimez la crescita occupazionale Il Mezzogiorno ha fatto segnare nel periodo successivo allo shock del Covid una crescita occupazionale sostenuta, grazie alla quale è tornato su livelli di occupazione superiori a quelli osservati nel pre-pandemia, ma i posti di lavoro, rimangono ancora al di sotto di circa 300 mila unità rispetto ai livelli raggiunti nel 2008. «Nel 2024 e nel 2025 – sostiene la Svimez – la crescita italiana dovrebbe attestarsi su valori rispettivamente del +1,4 e del +1,2%, con uno scarto di crescita sfavorevole al Mezzogiorno, ma dell’ordine di pochi decimi di punto. Un divario territoriale ben più contenuto di quello osservato nelle passate fasi di ripresa ciclica. In corrispondenza del picco registrato nel 2022, la dinamica crescente dei prezzi al consumo si è mostrata più sostenuta nel Mezzogiorno (+8,7% rispetto al +7,9% del Centro-Nord). Per il prossimo triennio la SVIMEZ prevede un sentiero di rientro verso valori prossimi al 2% nel 2025, ma ancora segnato da rincari relativamente maggiori al Sud.
I consumi delle famiglie
Nel 2023 i consumi delle famiglie dovrebbero crescere più lentamente nel Mezzogiorno (+1,1% contro +1,7% del Centro-Nord) – mantenendosi su tassi di crescita tra i cinque e i sette decimi di punto percentuale inferiori al Centro-Nord anche nel biennio successivo – a causa della più sostenuta dinamica dei prezzi. Complessivamente, nel triennio di previsione, gli investimenti dovrebbero crescere in maniera più pronunciata nel Mezzogiorno, grazie ai ritmi di crescita del 2024-2025 stimati al di sopra della media delle regioni centro-settentrionali. L’associazione segnala inoltre che un’ulteriore stretta monetaria della Bce »avrebbe effetti recessivi più intensi al Sud».

















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