Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Svimez: al Sud è boom occupazionale, ma la fuga di giovani laureati è un dramma per i salari in picchiata

Calabria

Esodo da 8 miliardi

Svimez: al Sud è boom occupazionale, ma la fuga di giovani laureati è un dramma per i salari in picchiata

l Mezzogiorno vola grazie agli investimenti del PNRR, superando il Centro-Nord nella crescita del PIL fino al 2026. Ma la fuga di giovani costa 8 miliardi all’anno: 175mila under 35 sono emigrati in tre anni, inasprendo il dramma dei lavoratori poveri

Marco Garofalo

Pubblicato

il

Giovani laureati in fuga Svimez

COSENZA – Boom occupazionale, speranza e dramma provocato dalla fuga di giovani laureati dal Sud. È l’immagine del Mezzogiorno nel nuovo rapporto Svimez 2025 sospeso tra un’inedita fase di crescita e una profonda crisi demografica sull’economia e la società del Sud, presentato alla Camera dei Deputati. Il titolo del rapporto, Freedom to move, right to stay”, sintetizza il paradosso centrale: nonostante la spinta propulsiva degli investimenti, l’emorragia di giovani e competenze continua a svuotare il Sud di capitale umano, minacciando il futuro della ripresa.

Il boom occupazionale non basta

Nel triennio 2021-2024 il Sud Italia ha messo a segno un risultato rilevante sul fronte occupazionale: un aumento dell’8% che si traduce in circa 500mila nuovi posti di lavoro sui 1,4 milioni creati complessivamente nel Paese. Un’espansione trainata dagli incentivi edilizi, dall’avvio dei cantieri finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalle assunzioni nella pubblica amministrazione.

Particolarmente significativa la crescita tra gli under 35: a livello nazionale si contano 461mila giovani occupati in più, di cui 100mila concentrati nelle regioni meridionali. Il tasso di occupazione giovanile al Sud è salito di 6,4 punti percentuali, attestandosi però al 51,3%, ancora molto distante dal 77,7% registrato nel Centro-Nord.

La Locomotive PNRR Spinge il Sud Oltre il Nord

I dati economici presentati dal direttore generale Svimez, Luca Bianchi, confermano che il Sud Italia sta vivendo una stagione di crescita superiore al resto del Paese. L’impulso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha generato una forte dinamica economica:

  • PIL in Sorpasso: Le previsioni indicano che il Mezzogiorno continuerà a crescere più del Centro-Nord almeno fino al 2026, con un +0,7% previsto per il 2025 e un +0,9% per il 2026 (contro rispettivamente +0,5% e +0,6% del Centro-Nord).
  • Boom Occupazionale: Tra il 2021 e il 2024, quasi mezzo milione di posti di lavoro sono stati creati nel Mezzogiorno, portando a un incremento occupazionale dell’8%.

La fuga di giovani laureati: perdita da 8 miliardi

La nota più dolente del Rapporto riguarda l’esodo giovanile. A fronte del boom di posti di lavoro, tra il 2022 e il 2024 ben 175.000 giovani tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato il Mezzogiorno in cerca di migliori opportunità. Questo fenomeno è altamente selettivo: la metà di chi parte è laureato. L’Associazione stima che la migrazione dei laureati comporti per il Sud una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro all’anno in investimenti in formazione non capitalizzati.  Una cifra che pesa non solo sulle potenzialità di sviluppo del territorio, ma anche sui conti pubblici.

Svimez 2025 fuga di giovani

Lascia il Sud il 70% delle donne appena laureate

Ed è una fuga che coinvolge soprattutto i laureati: il 50% degli uomini e addirittura il 70% delle donne che emigrano possiede un titolo di studio universitario. Inoltre, la qualità del lavoro per chi resta non è sempre adeguata. I giovani che rimangono trovano troppo spesso lavori poco qualificati e mal retribuiti. La Svimez lancia l’allarme sul fenomeno dei lavoratori poveri: circa 1,2 milioni di lavoratori meridionali sono sotto la soglia di dignità, rappresentando la metà dei lavoratori poveri italiani.

Dietro i numeri positivi si nasconde però un fenomeno preoccupante. Negli ultimi tre anni, dal 2022 al 2024, ben 175mila giovani tra i 25 e i 34 anni hanno abbandonato il Meridione per trasferirsi altrove.

Giovani laureati

Salari in picchiata: -10,2% al Sud

La questione retributiva completa il quadro critico. Tra il 2021 e il 2025 i salari reali hanno subito una contrazione in tutta Italia, ma nel Mezzogiorno la flessione è stata particolarmente pronunciata: –10,2% contro l’8,2% del Centro-Nord. Il risultato è un aumento dei lavoratori poveri, che in Italia hanno raggiunto quota 2,4 milioni, con la metà concentrata nelle regioni meridionali. Solo nell’ultimo anno il fenomeno è cresciuto di 120mila unità, di cui 60mila al Sud. Retribuzioni inadeguate, contratti precari e part-time involontario minano la stabilità sociale anche di chi formalmente ha un’occupazione.

Previsioni di crescita a breve, incognite dopo il 2027

Sul piano delle prospettive economiche, il rapporto prevede che il Mezzogiorno continuerà a crescere più velocemente del resto del Paese nel biennio 2025-2026, con un +0,7% contro il +0,5% del Centro-Nord. Tuttavia, dal 2027 si prospetta un possibile rallentamento, quando verrà meno la spinta propulsiva legata ai fondi del PNRR.

La chiave, secondo la Svimez, è trasformare i segnali positivi in una traiettoria stabile puntando su quattro leve, tra cui il potenziamento delle infrastrutture sociali e la garanzia dei servizi oltre il PNRR. La vera sfida non è fermare la mobilità, pilastro della cittadinanza europea, ma renderla una scelta e non una necessità. Rilanciare il concetto di “diritto a restare” (Right to Stay) significa investire nelle aree da dove oggi partono giovani e competenze, rafforzando la coesione territoriale per evitare che il Mezzogiorno torni a essere il “fanalino di coda” dell’economia nazionale.

Comuni protagonisti virtuosi sugli investimenti PNRR

Una nota positiva arriva dal comportamento degli enti locali. Come sottolineato da Maria Luisa Forte, Sindaca di Campobasso e Vicepresidente ANCI, “ancora una volta i Comuni si confermano i soggetti attuatori più virtuosi del PNRR“. Nel Mezzogiorno gli investimenti comunali sono raddoppiati tra il 2022 e il 2025, passando da 4,2 a 8 miliardi di euro.

“Un rapporto di grande utilità”, ha commentato Forte a margine della presentazione, “che conferma l’enorme sforzo dei Comuni nell’attuazione dei progetti PNRR e gli importanti risultati raggiunti”. La Vicepresidente ANCI ha auspicato che questa tendenza positiva prosegua oltre il 2026 e ha rilanciato l’appello per una Politica di Coesione che riconosca agli enti locali un ruolo centrale nella programmazione e gestione degli interventi sul territorio.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social