Area Urbana
LA SENTENZA
TAC fuori uso e cure in ritardo: Asp di Cosenza condannata al risarcimento dopo la morte di una paziente
La vicenda risale al 2020: la TAC fuori uso all’ospedale di Trebisacce, il trasferimento a Rossano e l’intervento chirurgico eseguito solo 5 giorni dopo la diagnosi di occlusione intestinale. Asp di Cosenza condannata al risarcimento di diverse centinaia di migliaia di euro a favore delle figlie della donna

COSENZA – Il Tribunale di Cosenza ha condannato l’Asp di Cosenza al risarcimento di diverse centinaia di migliaia di euro in favore delle figlie di una paziente deceduta nel 2020, dopo una vicenda sanitaria che ha coinvolto gli ospedali di Trebisacce e Rossano.
Dal caso al risarcimento, il ritardo nelle cure
La donna si era recata al presidio di Trebisacce accusando forti dolori addominali, ma il mancato funzionamento della TAC rese necessario il trasferimento all’ospedale di Rossano. Qui, dopo l’esecuzione dell’esame diagnostico e la diagnosi di occlusione intestinale, l’intervento chirurgico venne effettuato soltanto cinque giorni dopo.

Secondo quanto emerso dagli atti processuali e dalla consulenza tecnica disposta dal Tribunale, i sanitari non avrebbero adottato condotte conformi alle linee guida di riferimento, consentendo l’evoluzione del quadro clinico fino allo shock settico che si rivelò fatale.
La sentenza del Tribunale
Le omissioni contestate nell’azione giudiziaria promossa dall’avvocato Massimiliano Coppa sono state confermate dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio affidata alla dottoressa Ermanna Grossi. Il collegio peritale ha evidenziato come il caso clinico non presentasse particolari difficoltà e come la letteratura scientifica indicasse una probabilità di sopravvivenza del 70% per pazienti nelle medesime condizioni, a fronte di un rischio di mortalità del 30%.
Secondo i consulenti, la paziente, se sottoposta tempestivamente agli accertamenti e al trattamento chirurgico, avrebbe avuto concrete possibilità di salvarsi. Il Tribunale ha quindi riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria e dei medici coinvolti, accertando il nesso tra il malfunzionamento della TAC, il ritardo nell’intervento e il decesso della donna.

L’Asp di Cosenza, dopo la pronuncia, ha rinunciato all’impugnazione della sentenza. Il risarcimento riconosciuto alle figlie della paziente dovrà essere corrisposto senza ulteriori ritardi.
Sul punto, il legale dei familiari ha dichiarato: “In difetto si procederà con il pignoramento delle somme statuite in sentenza”, ricordando inoltre che, “sin dall’inizio la struttura sanitaria non solo negò ogni coinvolgimento nella vicenda senza addurre alcuna motivazione, quanto poi non si presentò al tavolo conciliativo proposto dalle figlie della paziente, poi deceduta per dirimere la vicenda in termini transattivi”. Infine ha concluso: “Oggi la responsabilità di quanti ebbero in affidamento e cura la paziente è stata accertata con sentenza e le sentenze vanno eseguite.”


















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