REGGIO CALARBIA – È iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. Il provvedimento dà attuazione ai decreti 228 e 238 del 6 e 23 marzo 2026, inseriti nell’ambito del “Decreto Caivano” convertito in legge il 13 novembre 2023 e presentato dal Governo Meloni come risposta al disagio giovanile e alla criminalità nelle periferie italiane.
Nei prossimi giorni circa cento persone saranno sgomberate dall’insediamento informale di San Ferdinando e alcune di queste saranno ricollocate nelle Palazzine di Rosarno.

Tendopoli di San Ferdinando: “Dove andranno queste persone?”
“Il superamento del modello della tendopoli, realizzata quasi quindici anni fa dal Ministero dell’Interno come soluzione emergenziale, è in sé uno sviluppo positivo, ma la mancanza di percorsi certi, individualizzati e di lungo periodo per gli abitanti rischia di riprodurre, ancora una volta, marginalità, esclusione e ghettizzazione”, scrive Emergency Calabria.
“Le gravi condizioni igienico-sanitarie in cui le persone sono state costrette a vivere per anni – senza acqua potabile e corrente elettrica – sono infatti l’esito di un percorso di accoglienza fallimentare, deterioratosi nel tempo fino al completo abbandono istituzionale.
Emergency – che lavora accanto alla popolazione della tendopoli dal 2011 – continua a chiedere soluzioni strutturali per le persone che lavorano nel territorio della Piana di Gioia Tauro.

Si tratta di braccianti che risiedono stabilmente da anni in Italia, in regola con le norme vigenti in materia di immigrazione. Emergency esprime inoltre preoccupazione per la ricollocazione e la presa in carico delle persone più fragili presenti all’interno della tendopoli.
A oggi, gli enti competenti non hanno ancora illustrato quali misure intendano adottare nei prossimi mesi, in vista di una nuova stagione di raccolta e l’arrivo di centinaia persone migranti che, ogni anno, lavorano nella Piana di Gioia Tauro come braccianti agricoli.
Una pianificazione prevedibile, trasparente ed efficiente è essenziale per prevenire la rinascita di insediamenti informali e offrire alternative abitative valide, sicure e dignitose ai lavoratori stagionali che si muovono nel territorio italiano.

A oggi molte persone che vivono nella tendopoli non sanno ancora quando verranno trasferite, dove saranno ricollocate e con quali garanzie di continuità rispetto al lavoro, alla residenza, ai servizi e alla propria vita quotidiana.
Emergency ritiene che non si possa procedere con ulteriori trasferimenti o con la chiusura definitiva dell’insediamento finché tutte le persone coinvolte non siano state adeguatamente informate, ascoltate e destinate a una soluzione concreta e sostenibile”.

default
“Superare i ghetti per tutelare la salute umana”
“Il diritto alla salute non può essere garantito se le persone sono costrette a vivere in condizioni abitative disumane e precarie, in luoghi isolati, privi di collegamenti e lontani dai servizi essenziali – dichiara Mauro Destefano, coordinatore del progetto di EMERGENCY in Calabria –. Tutelare la salute e la dignità delle persone significa superare definitivamente il sistema dei grandi insediamenti, accompagnandole verso soluzioni abitative diffuse e reali percorsi di inclusione, costruiti insieme alle comunità locali.
La salute non dipende soltanto dalla possibilità di ricevere una visita o una cura, ma anche dalle condizioni in cui si vive e si lavora, dalla possibilità di spostarsi, di accedere ai servizi sanitari e sociali e di sottrarsi a condizioni di sfruttamento che da anni caratterizzano il territorio della Piana di Gioia Tauro.

Costringere le persone a vivere ai margini significa continuare a comprometterne la salute, l’autonomia e la dignità. Per questo motivo l’investimento di circa 3,6 milioni di euro per la costruzione della Fattoria Solidale, che non sarà pronta prima di un anno e mezzo, sembra essere l’ennesima costruzione di un ghetto nel quale le persone vivranno nuove forme di marginalizzazione e isolamento“.
Oltretutto, rimangono poco chiare le motivazioni per cui la messa in funzione delle palazzine di Contrada Serricella a Rosarno avrà carattere temporaneo, così come le modalità con cui queste verranno gestite e poco chiari sono anche i requisiti di accesso; mentre viene proposta come soluzione definitiva la creazione della Fattoria Solidale.

“La scelta, avvenuta senza interlocuzioni da parte delle istituzioni con tutte le associazioni del terzo settore che popolano il territorio e senza un confronto con le persone migranti che vivono nella tendopoli – conclude il coordinatore Destefano – è l’ennesimo fallimento di una politica che gestisce ancora una volta un fenomeno già fortemente radicato nel territorio calabrese come un’emergenza improvvisa“.
Social