Area Urbana
Memoria sismica e prevenzione: la Calabria riparte dai banchi di scuola. Kostner: “Informare è fondamentale”
Un nuovo volume di Francesco Kostner racconta la storia dei terremoti regionali attraverso un apparato iconografico inedito. L’obiettivo? Trasformare la paura in consapevolezza civile attraverso la spiegazione nelle scuole: l’intervista al giornalista

COSENZA – La storia della Calabria è inevitabilmente scandita dai tremori della terra e per questo il giornalista Francesco Kostner ha provato a spiegarne con un’analisi diversa dal solito. Eppure, per troppo tempo, il racconto dei gravi sismi che hanno modellato il paesaggio e l’anima della regione è rimasto confinato nelle accademie o in archivi polverosi, accessibili solo ad una ristretta cerchia di studiosi.
Proprio per questo, di conseguenza, il giornalista Francesco Kostner ha deciso di parlarne in una nuova creatura letteraria. Il cronista punta a rompere questo isolamento, portando la memoria storica direttamente nelle mani di chi rappresenta il futuro di studentesse e studenti. La presentazione del libro si terrà giovedì 12 marzo 2026 presso la Terrazza Pellegrini a Cosenza (Via Luigi Pellegrini Editore 41) alle ore 17:00.
La prevenzione come modello di pensiero | L’idea di Francesco Kostner
Il volume si presenta come un viaggio visivo e narrativo attraverso i secoli. La sfida lanciata dall’autore è chiara: tradurre una materia complessa e spesso drammatica in un linguaggio “accattivante”, senza però tradire il rigore scientifico della ricerca. L’autore Francesco Kostner spera che l’educazione civica, avendo un approccio trasversale, possa abbracciare anche il campo della prevenzione. “Molto dipende dalla sensibilità di chi opera nelle scuole“, dichiara il giornalista ai microfoni di QuiCosenza.it.

Non si tratta di un mero elenco di catastrofi, il cuore pulsante dell’opera è la prevenzione. Il libro propone un ponte ideale tra i disastri del passato e le sfide del presente, suggerendo come la sicurezza non dipenda solo dagli interventi strutturali – citati come esempi virtuosi nel testo – ma da un profondo cambiamento culturale.
La scuola viene individuata come l’attrice protagonista di questa metamorfosi. È tra i banchi che l’analisi del rischio sismico deve diventare “modello di pensiero e di azione”, trasformando la fragilità del territorio in una spinta verso un impegno civile più consapevole.
Un tema di grande attualità | Prossimi appuntamenti
In una regione dove il rischio sismico non è un’ipotesi, ma una realtà con cui confrontarsi quotidianamente, il lavoro di Kostner si pone come uno strumento di cittadinanza attiva. In un momento in cui le istituzioni sono chiamate ad investire sulla sicurezza, questo volume ricorda come la prima vera difesa contro il terremoto sia la conoscenza. I prossimi appuntamenti, relativi alle presentazioni del libro, si terranno: 19 marzo (libreria Coriolano, Catanzaro), 10 aprile (Santo Stefano di Rogliano) e 14 aprile a Mangone. Le scuole che hanno già aderito al progetto di educazione al terremoto sono:
- IC Mangone-Grimaldi;
- IC Cerisano-Marano Principato;
- IC Carolei-Dipignano;
- IC Casali del Manco;
- IC San Giovanni in Fiore;
Intervista a Francesco Kostner
Ma chi è Francesco Kostner? Il giornalista è da tempo impegnato in attività di educazione ai rischi, iscritto all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici (UGIS). Dal 1989 al 1992 ha coordinato l’iniziativa di sensibilizzazione al terremoto – promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica – che ha coinvolto un centinaio di scuole medie e istituti superiori calabresi.
Dopo una lunga collaborazione con la Gazzetta del Sud, Kostner ha inoltre ricoperto il ruolo di responsabile di Relazioni esterne e Comunicazione, nonché capo ufficio stampa dell’Università della Calabria. Ora ha scelto di pubblicare questa nuova opera, alla luce della complessità dell’evento, così da offrire una panoramica sui terremoti, volgendo inoltre lo sguardo verso il futuro e la prevenzione. Francesco Kostner ripercorre il cammino della sua nuova creazione letteraria e lo fa dai microfoni di QuiCosenza.it.
Come mai si è appassionato ad un tema così delicato: c’è un evento in particolare che ha stimolato questo suo interesse?
«Ho iniziato casualmente nel 1988. Alla tv vidi il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica – Enzo Boschi – che disse in una trasmissione sportiva di non riuscire a far capire cosa facciano gli studiosi. Lo contattai l’indomani e da quel momento nacque una condivisione di intenti che sfociò in una iniziativa importante. Dopo una lunga preparazione, durata anni, ho deciso di andare nelle scuole, mettendo a fuoco il tema della prevenzione. In Calabria è fondamentale, il paradosso è che ci sono i segni del terremoto, ma non siamo educati a leggere».

Francesco Kostner, Enzo Boschi e Giuseppe Soluri durante la presentazione del Centenario del terremoto (1905-2005)
Perché la scelta è ricaduta su una figura mitologica come quella di Poseidone?
«Nella mitologia classica, com’è noto tra i Greci e i Romani, Poseidone era venerato e temuto non solo come il signore dei mari, ma come lo scuotitore della terra. Nella mitologia era il Dio delle tempeste. Con il colpo del suo tridente, il Dio era considerato il responsabile diretto degli eventi sismici, delle tempeste e dei mutamenti geologici radicali: la nascita di nuove isole o l’inabissamento di interi continenti. Oggi leggiamo queste figure come espedienti letterari, ma la loro funzione era profonda: dare un nome a un fenomeno che attraversa l’intera storia dell’umanità».
«Non c’è civiltà, popolo o momento storico in cui non ci sia traccia dei terremoti. Questo è un motivo profondo che prende piede anche nella nostra regione. Si tratta di un elemento identitario nella nostra regione. Nonostante sia stata colpita da eventi gravi, nel corso dei secoli, l’esperienza non è diventata conoscenza e nemmeno consapevolezza».
L’excursus dalla storia all’attività di prevenzione è una pietra miliare nello sviluppo delle conoscenze anche negli istituti scolastici: crede che la divulgazione sia un elemento importante all’interno delle scuole?
«Le scuole non sempre riescono ad approfondire alcuni temi. Questo modello nuovo è diverso dalla cultura fatalista e da quella della rassegnazione. La prevenzione cambia completamente il passo. Si pensa sempre a quello che potrebbe accadere, parlando anche di ciò che è accaduto durante la storia, preparandosi eventualmente a queste situazioni di crisi».
Parlando proprio delle scuole, alla luce del fatto che lei voglia proporre queste conoscenze agli alunni e alle alunne degli istituti di Scuola Secondaria di Primo Grado, crede che far conoscere e sensibilizzare sui social sia il modus operandi adeguato?
«Bisogna che ci siano professionisti della comunicazione preparati sulla tematica. Servono campagne di comunicazione strutturate, pur sapendo i rischi legati alla libertà di manovra. Spesso lascia tracce negative, tutti diventano conoscitori del terremoto. Si interpreta un terremoto senza neanche conoscere nemmeno il fenomeno in tutta la sua complessità. Serve un modello interpretativo e di comunicazione che si rivolga molto alle immagini e ad un apparato iconografico, sicuramente importante, unito ad un testo che si libera da tutte le connotazioni troppo scientifiche. Ho cercato di trasformare concetti complessi in un linguaggio semplice».

















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