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parole e musica
‘Ti racconto una storia’: Edoardo Leo conquista il pubblico di Rende nel suo racconto del quotidiano
Edoardo Leo al Garden di Rende si rivela un mostro da palcoscenico, mai banale, catturando il pubblico in un viaggio tra comicità, poesia e riflessione

RENDE (CS) – Edoardo Leo, attore e regista romano, racconta storie, tante. Ma la sua arte è quella di catturare il pubblico trasformando anche un piccolo aneddoto fino ad ingigantirlo, ricamandoci su racconti di quelli che ti pieghi in due mentre scoppi in una fragorosa risata. E con l’aneddoto, che letteralmente significa “inedito” o “non pubblicato”, Edoardo Leo si dimostra un vero commediante di eccellenza, con una performance diversa da quella comici, come lui stesso precisa.
Un vero mattatore della scena e ieri sera è riuscito a calamitare l’attenzione del pubblico del teatro Garden di Rende per l’intera ora e mezza di spettacolo con ‘Ti racconto una storia’, insieme al maestro Jonis Bascir che lo accompagna in questo tour con la sua musica di sottofondo.
Un viaggio emozionale e ironico in cui mette a nudo la sua capacità di osservatore del quotidiano. L’attore e regista romano porta in scena un montaggio serrato di testi raccolti in vent’anni di carriera, mescolando appunti, ritagli di giornale e racconti di grandi autori con riflessioni personali. Lo spettacolo si trasforma così in un’antologia di frammenti di vita che spaziano dal comico al malinconico, analizzando con sarcasmo e sensibilità i tic dell’uomo moderno, le relazioni e le contraddizioni della nostra società. Il risultato è una narrazione intima e coinvolgente che dimostra come, dietro l’apparente banalità di un gesto o di una parola, si nasconda sempre una storia degna di essere raccontata

‘Ti racconto una storia’: un viaggio tra comicità e riflessione profonda
Sul palco racconti semiseri e tragicomici tratti da appunti, ritagli, e ricordi ventennali (con il nonno protagonista), unendo monologhi, musica e ironia. Al centro, la tematica della contaminazione del racconto orale e di come, nel passaggio di bocca in bocca, si modifichi a seconda di chi narra, cambiando struttura e forma.
La capacità di Edoardo, nella sua veracità romana, è la semplicità spiazzante del quotidiano in cui ognuno di noi è protagonista. Siamo tutti intrattenitori alle cene di qualcuno, quando stiamo lì a raccontare “la volta in cui ci hanno fregato il portafoglio o quando ci siamo rotti una gamba mentre sciavamo”.

Piccoli eventi tragici che diventano racconti ingigantiti da svariati particolari per intrattenere il nostro pubblico.”E le 30euro di quel portafoglio diventano 300 euro, fino a che nemmeno ci ricordiamo più quanti soldi ci stavano dentro”, prosegue Leo, “fino a che ad una di quelle cene non incontriamo l’amico che era con noi e che ci ricorda la cifra esatta”, ergo, “la pezzenteria”.
Aneddoti, spesso, che non hanno una sensatezza logica ma che sortiscono l’effetto voluto grazie al carico emotivo che impriamo. Tono, timbro e fluidità del racconto: una storia ci cattura dalla forza di questi elementi che, se dosati bene, possono essere il motore della narrazione.
Edoardo Leo alterna momenti comici a riflessioni profonde: il finale è dedicato a “Nebraska” di Bruce Springsteen, in un ricordo dell’attore 11enne mentre, in auto con lo zio, ascolta questa “canzone triste che nello stempo mi dava ossigeno” e che ha dato la svolta al suo imprinting musicale, evidenziando come la musica possa narrare storie reali e profonde. Da giornalista, vorrei concludere con una piccola postilla polemica: anche se non ci hai concesso interviste (da cui avresti potuto trarre, a mio avviso, tante altre storie), caro Edoardo Leo hai superato a pieni voti le mie aspettative: un mostro da palcoscenico, mai banale, che ha saputo catturare il pubblico e guidarlo in un viaggio tra comicità, poesia e riflessione.






















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