Area Urbana
Tipicità calabresi e turismo: “serve il coraggio di inventare e non di imitare”. CNA Cosenza chiede una svolta negli eventi
Michele Marchese, Presidente di CNA Cosenza: “dalla Cipolla di Tropea ai funghi della Sila, la regione possiede un patrimonio enogastronomico unico. Ma per crescere serve il coraggio di inventare e non di imitare. La Calabria non ha bisogno di 50 copie dello stesso evento, ha bisogno di 50 idee diverse»

COSENZA – La Calabria possiede una ricchezza agroalimentare e culturale tra le più ricche d’Italia, ma rischia di soffocare il proprio potenziale promozionale a causa di una sovrapposizione continua di manifestazioni identiche. È questo il cuore della riflessione lanciata da Michele Marchese, Presidente della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) di Cosenza, che richiama i Comuni e gli organizzatori di eventi a una svolta strategica per il turismo e l’economia locale.
Un patrimonio unico al mondo: dalle eccellenze alla promozione
«In Calabria abbiamo una fortuna che pochi territori al mondo hanno», esordisce Marchese. «Abbiamo mille tradizioni e mille prodotti: dal peperoncino alla cipolla di Tropea, dai funghi della Sila alla liquirizia, dalle castagne ai fichi, dagli agrumi ai vini, fino ai salumi. Parliamo di centinaia di eccellenze della nostra terra. Eppure, non abbiamo ancora la capacità di esaltarle davvero e di pubblicizzarle come meriterebbero». Il problema non risiede nella qualità delle materie prime o nell’attrattività dei borghi, bensì nella strategia di comunicazione e di marketing territoriale adottata a livello locale.

L’intuizione delle origini e il rischio dell’omologazione
Per spiegare il proprio punto di vista, il Presidente della CNA di Cosenza richiama alcuni degli esempi più virtuosi della storia promozionale calabrese. «Il Comune di Diamante è stato tra i primi, con grande intuizione, a valorizzare il peperoncino attraverso il suo celebre Festival. Allo stesso modo, il Comune di Cirella è stato tra i primi a far conoscere i vini della nostra regione con Calici sotto le stelle. Sono state idee originali, nate per dare un’identità forte e distinta al proprio territorio».
Tuttavia, secondo Marchese, il modello che in passato ha portato al successo oggi rischia di trasformarsi in una trappola a causa dell’emulazione passiva: «Com’è possibile che oggi, in tanti altri Comuni, si ripetano sempre gli stessi eventi? La stessa festa del peperoncino, la stessa festa del vino, la stessa festa del cioccolato o della birra… un continuo copia-incolla? È mai possibile che non si riesca a pensare a una sagra nuova, a un’idea inedita che valorizzi un altro prodotto del nostro territorio non ancora raccontato?».

Tipicità calabresi: “stop alla concorrenza interna: servono identità e coraggio”
L’invito rivolto agli amministratori locali e agli operatori del settore promozionale è chiaro: superare la frammentazione e fermare la proliferazione di format identici a poca distanza l’uno dall’altro. «La Calabria non ha bisogno di 50 copie dello stesso evento, ha bisogno di 50 idee diverse», evidenzia con forza Marchese. «Ogni paese ha un prodotto, una storia, un sapore che può trasformarsi in un grande evento di richiamo nazionale. Dobbiamo avere il coraggio di inventare, non di imitare. Solo così la Calabria intera può crescere in modo armonico, senza farsi concorrenza da sola». Un appello che punta a trasformare la biodiversità e la varietà enogastronomica calabrese in un vero motore economico per l’artigianato, l’agricoltura e il turismo esperienziale.


















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