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Tragedia del Raganello, Il 30 maggio sindaci a Civita a sostegno di Alessandro Tocci condannato a 4 anni
Dopo la decisione del Tribunale di Castrovillari scatta la solidarietà degli amministratori locali: «Quando viene colpito un sindaco viene colpita un’intera comunità»

CIVITA – A distanza di otto anni dalla Tragedia del Raganello e drammatica inondazione nelle Gole che provocò la morte di 10 persone, il processo principale giunge a conclusione. Il Tribunale di Castrovillari ha emesso la sentenza, condannando il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, a 4 anni e un mese di reclusione, e la guida turistica Giovanni Vangieri a 3 anni e 5 mesi. Per entrambi l’imputazione era di omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio.
Il verdetto ha contestualmente assolto Marco Massaro, esponente di una società turistica, e i sindaci di San Lorenzo Bellizzi (Antonio Cersosimo), Francavilla Marittima (Franco Bettarini) e Cerchiara di Calabria (Antonio Carlomagno), i quali dovevano rispondere dell’accusa di omissione di atti d’ufficio. La decisione del giudice ha scatenato un’immediata reazione nel mondo politico locale. Il prossimo 30 maggio, infatti, sindaci ed ex sindaci si raduneranno a Civita per manifestare sostegno e vicinanza a Tocci.
La solidarietà dei primi cittadini: «Alessandro non è solo»
L’iniziativa della mobilitazione è nata a seguito dell’appello lanciato da Paolo Pappaterra, sindaco di Mormanno, che ha voluto esprimere totale vicinanza al collega e amico: “Fare il Sindaco significa metterci la faccia, il tempo, la passione e il senso delle istituzioni ogni giorno, anche nei momenti più difficili. Per questo quanto accaduto al fraterno amico e collega Alessandro Tocci non può lasciarci indifferenti. Quando viene colpito un Sindaco, viene colpita un’intera comunità e il valore stesso dell’impegno pubblico. Il 30 Maggio sarò a Civita insieme a tanti colleghi amministratori per testimoniare vicinanza, solidarietà e sostegno. Alessandro non è solo”.
Un appello che è stato prontamente raccolto da numerosi amministratori ed ex amministratori della Provincia, pronti a fare fronte comune a Civita l’ultimo weekend del mese.
Tragedia del Raganello: la ricostruzione della strage del 20 agosto 2018
Civita è il comune del Cosentino nel cui territorio scorre l’ultimo tratto del torrente Raganello, un’area immersa in profonde gole e particolarmente attrattiva per gli amanti del rafting e del turismo escursionistico. Il dramma si consumò il 20 agosto del 2018. Nonostante l’allerta gialla diramata su tutto il comprensorio, violenti temporali si abbatterono a monte, nei territori di altri comuni attigui, provocando l’improvviso ingrossamento del torrente.

Le strette pareti delle gole fecero accumulare una velocità impressionante all’acqua, che si abbatté come un muro sul gruppo di escursionisti che stava percorrendo proprio l’ultimo tratto del percorso. Il bilancio fu una strage: persero la vita nove escursionisti e la giovane guida di 32 anni, Antonio De Rasis, un uomo noto anche per aver prestato attivamente soccorso nel 2017 agli ospiti del noto albergo di Rigopiano sommerso dalla neve.ù
La dura reazione di Alessandro Tocci: «Sentenza ingiusta, mi sento il Tortora dei sindaci»
Secondo l’impianto accusatorio validato dal Tribunale di Castrovillari, il primo cittadino di Civita avrebbe dovuto e potuto intervenire in via preventiva per scongiurare la tragedia. Una lettura che Alessandro Tocci contesta fermamente: “Da uomo dello Stato mi devo attenere a quello che è la sentenza. Da cittadino, dico che è una sentenza ingiusta, non condivisibile e non irrogabile a un sindaco“.

L’amministratore contesta fermamente il mancato confronto, in fase di dibattimento, tra le tesi espresse dai tecnici della Procura e quelle dei consulenti degli imputati in merito alla reale prevedibilità dell’evento meteo. Un elemento che potrebbe aver pesato sulla decisione finale dei giudici. “Un mio ingegnere disse delle parole che mi sono rimaste dentro: ‘Come potevo fermare l’acqua che arrivava da un altro comune, con le mani?’“, ha concluso Tocci difendendo il proprio operato. “Ho la coscienza a posto. Non mi vorrei paragonare alla vicenda Tortora, però, per un secondo, mi sento il Tortora dei sindaci italiani, lasciati soli, pieni di responsabilità“.




















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