Calabria
nuova tragedia è possibile
La tragedia dimenticata di Cutro, MSF «a distanza di 3 anni nulla è cambiato: oltre 600 dispersi»
Dopo Cutro, Medici Senza Frontiere denuncia il rischio di nuove tragedie nel Mediterraneo: “è drammaticamente possibile”. Da inizio anno già 606 migranti morti o dispersi

CUTRO (KR) – Medici Senza Frontiere, a 3 anni dalla strage di Cutro, spiega che dall’inizio di quest’anno, almeno 606 persone migranti sono state segnalate come morte o disperse e “una nuova tragedia è drammaticamente possibile“. I team di Medici Senza Frontiere (Msf), offrirono supporto psicologico ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime nelle ore immediatamente successive al naufragio.
Tragedia di Cutro, nuovi dispersi
E’ un richiamo forte quello lanciato da Msf a tre anni dalla tragedia che sconvolse l’Italia e l’Europa, e che oggi torna di drammatica attualità alla luce dei numeri più recenti sulle morti in mare e anche alla luce della spaventosa possibilità che nei giorni del maltempo, si siano verificati altri naufragi. L’ipotesi è legata ai ritrovamenti di diversi cadaveri sulle spiagge calabresi, del tirreno cosentino e anche siciliane.

I numeri delle vittime nel Mediterraneo
Dall’inizio di quest’anno, almeno 606 persone migranti sono già state segnalate come morte o disperse nel Mediterraneo, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Un dato che rappresenta quasi un terzo delle 2.185 vite perse durante il 2025. Si tratta di tragedie che riportano alla memoria quanto accaduto tre anni fa e che dimostrano come le stragi in mare proseguano senza sosta, in particolare lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
“Le stragi in mare non si sono fermate”
Marco Bertotto è il direttore dei programmi di MSF in Italia: “tre anni dopo il naufragio di Cutro continuiamo ad assistere a nuovi naufragi e a nuove morti in mare, in particolare nel Mediterraneo centrale. Cosa significa? Nulla è cambiato e le stragi in mare non si sono fermate”.
“Dopo il 26 febbraio 2023 ci saremmo aspettati un rafforzamento delle capacità di ricerca e soccorso, ma questo non è avvenuto. Né le istituzioni europee né il governo italiano si sono mobilitati per riattivare un meccanismo stabile e coordinato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Piuttosto, hanno penalizzato e criminalizzato ogni iniziativa della società civile in mare, ostacolando i soccorsi, mentre continuano a mancare alternative sicure e legali per chi cerca asilo in Europa”.

Il nodo dei soccorsi e delle vie legali
Secondo l’organizzazione umanitaria, dopo il naufragio del 26 febbraio 2023 non si è registrato quel rafforzamento strutturale delle operazioni di ricerca e soccorso che in molti si sarebbero aspettati. Al contrario, denuncia MSF, le iniziative della società civile in mare sarebbero state penalizzate e ostacolate, mentre continuano a mancare canali sicuri e legali per chi tenta di raggiungere l’Europa per chiedere asilo. Un quadro che, a tre anni da Cutro, lascia aperto l’allarme: senza un cambio di rotta concreto e coordinato, il rischio di nuove tragedie resta drammaticamente attuale.
I familiari delle vittime ai sei imputati al processo: “Chiedete almeno scusa”
“Chiedete almeno scusa”. È questa la richiesta dei familiari delle vittime della strage di Cutro ai sei imputati al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio ha causato 94 morti e decine di dispersi. La richiesta è stata fatta questo pomeriggio da Farzaneh Maliki, giovane afgana che ha perso due zii e tre cugini. Farzaneh è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori ed alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia.
Oggi, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di finanza e Capitaneria di porto, ha letto una dichiarazione. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa – ha detto – in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani. Ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”.
La donna ha elencato a voce alta i nomi delle persone sotto inchiesta, ribadendo che “secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni”.
La richiesta di giustizia si è spostata poi verso il governo per garantire trasparenza, ma anche per denunciare la burocrazia che impedisce a molti parenti di poter venire in Italia per piangere i propri morti. “Chiediamo a Giorgia Meloni – ha detto la donna – di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte”.
“Da anni – ha detto Farzaneh Maliki – vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?”.



















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