COSENZA — Gli eurodeputati Pasquale Tridico, Sandro Ruotolo e Marco Tarquinio si sono ritrovati a Cosenza per partecipare a un confronto aperto sui temi della pace, della cooperazione internazionale e del futuro dell’Europa a Palazzo dei Bruzi, oltre che per unirsi a Cosenza al corteo partito da Piazza Europa contro il caro vita. La presenza dei tre parlamentari europei nella città dei Bruzi ha saputo unire la vicinanza concreta alle vertenze del territorio e la riflessione istituzionale di ampio respiro internazionale.
La protesta degli agricoltori e il corteo contro il caro vita
A margine del corteo contro il caro vita, i tre eurodeputati si sono fermati dinanzi ai trattori e al presidio degli agricoltori in protesta per l’esplosione dei costi di produzione e del carburante.
A prendere parola per primo è stato Pasquale Tridico, che ha denunciato il silenzio della Regione di fronte alla crisi del comparto: «Siamo qui a Cosenza esattamente per sostenere questa causa di cui gli agricoltori si stanno facendo portatori da giorni non solo a Cosenza, ma in tante città e in tanti altri paesi. Lamentano un costo esorbitante di ciò di cui hanno bisogno per lavorare: il carburante, il gasolio. I prezzi sono alle stelle e la cosa vergognosa è che il presidente Occhiuto non ha dedicato loro un’ora di tempo per chiedere a questi lavoratori di che cosa hanno bisogno, un tavolo alla Regione. Questo dovrebbe fare: convocarli e chiedere loro le loro ragioni, perché in questo modo per loro lavorare è impossibile.»
Sulla stessa linea, Sandro Ruotolo ha ribadito la centralità economica del settore e ha attaccato le scelte del Governo nazionale: «Questo comparto rappresenta il 4% del PIL della Calabria. Come Partito Democratico siamo qui e diciamo anche un’altra cosa alla signora Meloni, che era la grande sostenitrice dell’abolizione delle accise: questo carburante non può costare così. Gli agricoltori non riescono più a vivere perché i costi sono superiori agli incassi. Abbiamo bisogno di chiedere al governo di smetterla di stare dalla parte del signor Trump e di pensare agli agricoltori e ai cittadini italiani che vivono la crisi in maniera drammatica. Pensano alle elezioni, alle riforme elettorali e non a come vive il Paese.»
Infine, Marco Tarquinio ha collegato l’impatto dei rincari locali alle grandi dinamiche di guerra internazionali: «C’è la complicità con la guerra del signor Trump e in generale con il ritorno della guerra al centro della politica. Le bombe, alla fine, quelle che sembrano cadere soltanto in scenari lontani, arrivano anche sulla vita e sul lavoro degli italiani e delle italiane. Qui ne abbiamo una prova concreta: si va a colpire uno dei settori fondamentali dell’economia di questa regione, ma accade in tutto il Paese e in tutta Europa. Siamo parlamentari europei e vediamo bene questo problema. In Italia la signora Meloni dovrebbe essere all’altezza della sfida, smetterla con gli slogan e costruire uno scudo civile ed economico contro tutto quello che sta accadendo, e non solo più armi.»
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