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Come evitarla
La truffa dello scontrino al bancomat che svuota il conto diventa virale: un gesto che sembra banale
Torna in circolazione sui social la truffa dello scontrino lasciato al bancomat. I Carabinieri mettono in guardia: un gesto banale può aprire la porta a frodi più complesse

ROMA – La truffa dello scontrino lasciato nel bancomat o nel cestino più vicino, dà vita ad una truffa. Può sembrare un gesto innocuo ma quella disattenzione può costare cara.
Come funziona la truffa dello scontrino al bancomat
Il fenomeno, partito dal Salento e diffusosi in tutta la Puglia, è tornato alla ribalta dopo un post virale pubblicato da Truffa.net. Il meccanismo è semplice: i truffatori raccolgono le ricevute abbandonate agli ATM.
Anche se non riportano dati completi della carta, contengono informazioni come parte del numero di conto, saldo disponibile, data e ora dell’operazione. Dettagli che, combinati con tecniche di social engineering, possono essere utilizzati per tentativi di frode più articolati.

Il raggiro diventa “ibrido”
Tra le tante truffe ormai note, quella del furto diretto tramite lo scontrino, rappresenta un tassello utile a costruire un raggiro più complesso. Spesso la vittima viene contattata telefonicamente da un falso operatore bancario che cita un’operazione realmente effettuata, conoscendone data e importo grazie allo scontrino recuperato. Una mossa che aumenta la credibilità del truffatore.
A quel punto scatta la richiesta di codici OTP, credenziali di accesso o conferme di sicurezza. E il conto corrente può essere svuotato.
Il boom su TikTok
A dimostrazione dell’attenzione crescente sul tema, un video pubblicato il 18 febbraio 2026 sul profilo TikTok di Truffa.net ha superato 76 mila visualizzazioni in poche ore, con centinaia di like, condivisioni e salvataggi. Segno che la preoccupazione per le truffe bancarie quotidiane è sempre più diffusa.
@truffa.net Attenzione! ⚠️ La #truffadelloscontinobancomat sta dilagando, soprattutto in Puglia. Un errore apparentemente banale come lasciare lo scontrino del prelievo nello sportello può trasformarsi in una catastrofe finanziaria. I malviventi raccolgono questi scontrini, estraggono i vostri dati e vi contattano fingersi impiegati bancari, segnalando accessi anomali. Come difendervi: ✅ Conservate o distruggete SEMPRE lo scontrino ✅ Non comunicate mai dati bancari al telefono ✅ Attivate le notifiche SMS sui movimenti ✅ Ricordate: le banche non chiedono mai dati sensibili per telefono Condividete questo messaggio! #TruffaBancomat #SicurezzaFinanziaria #ProteggitiDallaTruffa
Dunque un semplice scontrino del bancomat può trasformarsi in un’arma nelle mani dei truffatori ed il fenomeno, sta attirando l’attenzione delle forze dell’ordine e degli esperti di sicurezza bancaria in tutta Italia.
Il primo elemento rilevante riguarda proprio il meccanismo della frode: una ricevuta cartacea, apparentemente innocua, diventa lo strumento per costruire telefonate credibili da parte di falsi operatori bancari. I malintenzionati, recuperando scontrini lasciati incustoditi agli sportelli automatici, ottengono informazioni come data, ora e importo dell’operazione.
Dettagli sufficienti per contattare la vittima e fingersi addetti dell’istituto di credito, citando movimenti realmente effettuati. A quel punto, con il pretesto di presunti controlli di sicurezza, vengono richiesti codici OTP, credenziali di accesso o altre informazioni sensibili, aprendo la strada al furto di denaro. Il secondo elemento riguarda la diffusione territoriale del fenomeno.

I consigli per difendersi
I Carabinieri raccomandano di:
– non lasciare mai lo scontrino allo sportello, ma conservarlo o distruggerlo subito;
– non fornire dati personali o bancari al telefono;
– attivare le notifiche SMS per monitorare i movimenti del conto.
Secondo gli esperti “Le truffe più efficaci non sono necessariamente le più sofisticate, ma quelle che sfruttano abitudini radicate e distrazioni comuni. Lo scontrino del bancomat può sembrare innocuo, ma nelle mani sbagliate diventa uno strumento per costruire attacchi credibili. La prima difesa resta l’informazione”.



















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