Area Urbana
LE PRECISAZIONI
Cosenza: TSO alla madre di Momo, Caruso chiarisce «nessuna firma, caso strumentalizzato»
Dopo le polemiche nate attorno al TSO disposto nei confronti di Nabila, madre di Mohamed Amin Bessioud, il sindaco di Cosenza Franz Caruso interviene per chiarire: «il sindaco non ha alcuna competenza per modificare una richiesta sanitaria»

COSENZA – Nelle ultime ore, dopo la tragica vicenda di Mohamed Amin Bessioud e i risvolti che riguardano la richiesta di TSO per la madre Nabila, sono emersi interrogativi sulla posizione del sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che secondo alcuni, avrebbe disposto il trattamento sanitario obbligatorio nei confronti della donna. Per fare chiarezza, la redazione di Quicosenza ha contattato telefonicamente il primo cittadino, che ha ricostruito l’iter previsto dalla normativa, spiegando quale sia il ruolo del sindaco nella procedura.

Caruso sul TSO: «stanno strumentalizzando qualcosa che non è strumentalizzabile»
«La procedura per il TSO parte dai sanitari, non parte dal comune. Il soggetto che ha disturbi psichici viene trasportato in ospedale, viene sottoposto a verifiche e controlli. Dopodiché se la condizione è tale da richiedere un TSO, il medico propone il trattamento sanitario obbligatorio. Un secondo medico convalida la proposta e dopodiché, fatta la procedura medica, arriva la richiesta poi alla firma del sindaco, che non ha nessuna competenza per intervenire e modificare la richiesta sanitaria. Tra l’altro io non ho firmato nulla perchè quel giorno non c’ero».
Nel corso della conversazione, Caruso ha ribadito che la firma del sindaco rappresenta un passaggio previsto dalla legge e che non esiste alcun margine discrezionale per respingere una richiesta formalmente corretta avanzata dai medici: «Il sindaco non si può rifiutare a meno che non vi sia un problema procedurale. Stanno strumentalizzando qualcosa che non è strumentalizzabile, perché sono ignoranti e pretestuosi. Perché non si può fare, nessun sindaco può fare una cosa del genere».

La ricostruzione sul caso di Nabila
Il primo cittadino ha quindi ricostruito quanto gli sarebbe stato riferito in merito alla vicenda, spiegando che la donna avrebbe lasciato l’ospedale prima della conclusione dell’iter amministrativo e che il provvedimento non sarebbe stato poi notificato perché irreperibile.
«A me hanno riferito di questo TSO, ma la signora pare fosse già andata via e i vigili non sarebbero riusciti a rintracciarla. Per cui quando è stato emesso il TSO, lei non era già in ospedale e soprattutto non era a casa. Per cui i vigili che dovevano poi notificare il provvedimento non l’hanno trovata».
«Per la verità non è stata una ricerca accanita. Ho chiesto ai vigili di fare qualche passaggio, per vedere se la signora fosse in casa, sapendo che non ci sarebbe stata, perché sappiamo che dopo le 48 ore, se non viene eseguito il TSO, decade automaticamente».

Caruso ha infine invitato a non alimentare polemiche sulla vicenda, ribadendo la propria vicinanza alla famiglia del giovane deceduto: «non si possono strumentalizzare cose che non sono strumentalizzabili: né da parte della sinistra italiana, né da parte dei familiari di questo povero ragazzo. Io mi sono esposto e ho dato la mia piena solidarietà e vicinanza a questa famiglia. È un dolore profondo, al di là di tutto, ed è una questione di umanità e l’umanità, a me sicuramente, non manca».
















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