Calabria
L'INTERVISTA
Turismo in Calabria: più turisti ma fatturato in calo
Più turisti in Calabria, ma gli operatori denunciano un -30% nel fatturato. Francesco Gentile, presidente di A.D.A. Calabria, analizza il paradosso e indica le sfide per rilanciare il settore

Più turisti in Calabria, ma gli operatori denunciano un calo del fatturato fino al 30%. Francesco Gentile, presidente regionale dell’Associazione Direttori d’Albergo, analizza il paradosso e indica le sfide per rilanciare il settore
Una serie di studi e indicatori racconta di una stagione turistica estiva in crescita per la Calabria, con un aumento degli arrivi rispetto allo scorso anno e agli anni precedenti. Un dato che, almeno sulla carta, dovrebbe far esultare. Eppure, dall’altra parte, gli operatori economici del settore lamentano una contrazione del fatturato che arriverebbe, fino al 30 per cento.
Un apparente paradosso che impone alcune riflessioni. È vero che i turisti in arrivo sono aumentati, anche grazie alle misure messe in campo dalla Regione Calabria. Ma una parte significativa di questa crescita sarebbe legata al turismo di prossimità, caratterizzato generalmente da una capacità di spesa e inferiori rispetto a quelle del turismo nazionale e internazionale ad alta capacità di spesa. E allora, la Calabria è davvero pronta ad accogliere e trattenere un turismo di maggiore qualità e capacità di spesa?
Perché, oltre al marketing territoriale e alla promozione, servono interventi strutturali: una viabilità più efficiente, la riqualificazione del patrimonio alberghiero e, soprattutto, una formazione professionale adeguata alle nuove esigenze del settore. Ma anche gli imprenditori turistici sono chiamati a fare la loro parte, investendo maggiormente nella qualità dei servizi e nell’accoglienza. Di questo, e delle prospettive del turismo calabrese, noi di Quicosenza, ne abbiamo parlato con un esperto del settore: Francesco Gentile, presidente regionale della Calabria dell’Associazione Direttori d’Albergo, A.D.A.
Turismo in Calabria. Francesco Gentile spiega il paradosso
1) Presidente Gentile, i numeri raccontano una Calabria turistica in forte crescita, ma quanto di questa crescita si traduce concretamente in maggiore redditività per gli imprenditori calabresi e in nuova occupazione?
Accogliere positivamente i dati sulla crescita delle presenze turistiche è d’obbligo, ma è tempo di fare un’analisi più profonda che vada oltre i numeri sbandierati nei titoli dei giornali. Chi vive la gestione aziendale dall’interno sa bene che l’aumento dei flussi non si traduce automaticamente in utili sani nei bilanci delle strutture ricettive. Negli ultimi anni il mercato è cambiato radicalmente: la programmazione a lungo termine ha lasciato quasi del tutto spazio a logiche di prenotazione last minute, comprimendo i margini e aumentando i costi operativi.
Il punto centrale non è riempire le camere a tutti i costi, magari ricorrendo a tariffe sotto costo pur di avere la struttura piena. Il vero obiettivo deve essere la marginalità: meglio lavorare con volumi sostenibili ma a tariffe adeguate che lasciano un margine di guadagno reale. Senza redditività, i record di presenze restano solo dati statistici sulla carta. È ora di invertire la rotta e puntare tutto sulla qualità invece che sulla semplice corsa ai numeri.

2) 47 milioni di euro di investimenti nel Destination Marketing avrebbero generato 5,8 miliardi di impatto economico: quali sono gli elementi che permettono di stabilire un rapporto così diretto tra l’investimento pubblico e il risultato economico?
Stabilire un rapporto di causa-effetto così netto tra marketing pubblico e impatto economico è un esercizio complesso che richiede estrema cautela. Spesso, nei modelli di calcolo dell’impatto economico (come il moltiplicatore turistico), si sommano diverse variabili: l’indotto diretto generato nelle strutture ricettive, il consumo nelle attività commerciali locali, la filiera dei servizi e l’indotto fiscale. Tuttavia, dal punto di vista di chi gestisce le imprese, questo “moltiplicatore” non è sempre percepito in modo uniforme. Una reale efficacia dell’investimento pubblico si misura solo se questo riesce ad attrarre un turismo capace di generare valore aggiunto diffuso sul territorio, evitando che le risorse siano disperse in campagne di promozione effimere che non si trasformano in una reale permanenza media prolungata o in un aumento dello scontrino medio per ospite.
3) La Calabria sta attirando sempre più turisti stranieri: nel 2025 rappresentano il 23% degli arrivi. Qual è oggi il mercato internazionale sul quale la Regione intende puntare maggiormente e con quale strategia?
Per consolidare questo trend, la strategia non può più essere generalista. Il mercato internazionale richiede standard di accoglienza e servizi integrati che vanno oltre la stagionalità balneare. Dobbiamo puntare su mercati che apprezzano il binomio cultura-gastronomia, capace di valorizzare le nostre radici storiche e identitarie, a patto di offrire un pacchetto turistico che sia facile da prenotare e fruire, con infrastrutture che non siano solo di facciata.
4) La stagionalità si sta riducendo e la Calabria è terza in Italia per velocità di questo miglioramento. Quali sono le destinazioni e i prodotti turistici sui quali bisogna ancora intervenire per portare visitatori anche nei mesi tradizionalmente più deboli?
Il problema della destagionalizzazione è atavico e, a mio avviso, dipende da un limite di marketing: la nostra regione è riconosciuta quasi esclusivamente per il mare e per l’enogastronomia. Non riusciamo a valorizzare con la stessa forza la nostra storia e l’eredità della Magna Grecia; troppi siti storici restano fuori dai circuiti principali o, peggio, sono in stato di abbandono. Promuoviamo solo ciò che è “facile da vendere“. Inoltre, pesano enormemente i collegamenti e i relativi costi: è paradossale che un volo low cost abbia un costo irrisorio e poi il trasporto locale – taxi o collegamenti dedicati – arrivi a costare più del volo stesso. Senza una mobilità integrata e accessibile, la destagionalizzazione resterà un auspicio teorico.

5) Gli aeroporti hanno registrato una crescita importante, soprattutto Reggio Calabria e Crotone. Ma come si può trasformare l’aumento dei passeggeri in un aumento effettivo delle presenze turistiche distribuite su tutto il territorio regionale?
L’aumento dell’incoming è un segnale positivo, ma a Reggio e altrove manca la visione d’insieme sui servizi a terra. Oggi scontiamo una frammentazione eccessiva: molti operatori lavorano singolarmente, manca un metodo univoco e, soprattutto, una vera rete di collegamento tra chi gestisce il trasporto, chi l’accoglienza e chi offre l’esperienza. L’aeroporto è solo la porta di accesso; se il turista, una volta atterrato, non trova un sistema logistico e un’offerta di servizi interconnessa che lo accompagni alla scoperta del territorio, la sua presenza rimane isolata all’hub aeroportuale e non diventa economia diffusa. Dobbiamo passare dal modello del “singolo operatore” a quello del “sistema territorio”.
6) La Calabria è riuscita finalmente a cambiare la propria immagine turistica, oppure siamo ancora davanti a una crescita quantitativa che deve adesso trasformarsi in un vero salto di qualità dell’offerta, dei servizi e dell’accoglienza?
Finché la Calabria si rivolgerà in gran parte a un turismo di prossimità dalle regioni limitrofe, saremo sempre percepiti come una meta di turismo di massa che “passa e va”, senza generare una reale crescita economica per i territori. Per fare il salto di qualità occorre una politica mirata all’attrazione di un turismo alto-spendente, ma questo richiede interventi strutturali: viabilità, riqualificazione del patrimonio alberghiero e, soprattutto, formazione professionale.
Il vero problema del secolo è la carenza di competenze, sostituita spesso dall’improvvisazione, che dequalifica l’intera offerta. Dobbiamo investire in scuole di formazione di eccellenza e, lato aziende, intervenire su contratti e benessere lavorativo con turnover studiati e benefit – per trattenere i talenti. Solo così potremo garantire l’ospitalità di alto livello che il mercato internazionale oggi giustamente pretende.
















Social