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Unical, Usb accusa: “Lavoratori in appalto intrappolati nel part-time da 20 anni”

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Unical, Usb accusa: “Lavoratori in appalto intrappolati nel part-time da 20 anni”

Il sindacato Usb Cosenza chiede al rettore Unical Greco la stabilizzazione dei lavoratori di mense, pulizie, facchinaggio e sicurezza: “centinaia di lavoratori bloccati in part-time da oltre vent’anni”

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COSENZA – “UniCal, il lavoro in appalto è sfruttamento e precarietà. Il Rettore Greco avvii il processo di stabilizzazione”. L’accusa arriva da una nota del sindacato Usb Cosenza.  “L’immagine del nostro Ateneo come eccellenza della conoscenza stride profondamente con la realtà vissuta da centinaia di lavoratori e lavoratrici dei servizi in appalto (mense, pulizie, facchinaggio, sicurezza). L’USB Cosenza denuncia con forza l’esistenza di un sistema di sfruttamento strutturale: l’affidamento dei servizi in appalto non è casuale, ma il risultato di una precisa scelta gestionale”.

Unical, Usb accusa: “Part-Time senza fine e uso politico del lavoro interinale”

Non stiamo parlando di una fase di passaggio. All’interno dell’Università – prosegue il sindacato –  esistono lavoratrici e lavoratori bloccati in contratti part-time da oltre 20 anni. È un paradosso inaccettabile: persone che hanno dedicato intere vite professionali all’Ateneo si ritrovano con salari da fame, insufficienti a garantire una vita dignitosa. Questo “part-time involontario” è diventato uno strumento per abbattere il costo del lavoro, costringendo i dipendenti a una condizione di povertà lavorativa permanente mentre le mansioni e i carichi di lavoro continuano a crescere.

Il sistema delle gare al massimo ribasso e la frammentazione dei subappalti hanno creato una giungla inaccettabile a vantaggio del privato. Troppo spesso assistiamo a ditte subappaltatrici che non riescono a garantire nemmeno i requisiti minimi previsti dai bandi di gara.

L’introduzione massiccia di lavoratori interinali non risponde a esigenze temporanee o picchi di lavoro, ma viene utilizzata come arma di ricatto e precarietà. L’interinale è il “lavoratore usa e getta” che serve a frammentare la solidarietà tra colleghi e a deresponsabilizzare l’azienda verso la continuità lavorativa. È una strategia per non stabilizzare, per mantenere il controllo attraverso l’incertezza del rinnovo e per evitare di costruire una pianta organica solida e tutelata.

L’Ateneo non può più nascondersi dietro la scusa del “servizio esternalizzato”. Rappresenta il committente e, come tale, ha il dovere morale, politico e giuridico di vigilare su ciò che effettivamente accade tra i cubi. Non si può predicare la legalità e la giustizia sociale nelle aule e permettere il dumping contrattuale nei corridoi.

Le richieste di Usb Cosenza

USB Cosenza chiede la trasformazione immediata dei contratti part-time storici in contratti full-time: dopo vent’anni, la stabilità lavorativa è un diritto dovuto non un privilegio. È necessario porre fine all’abuso degli interinali, il lavoro stabile deve diventare la norma, non un’eccezione. L’Università deve inoltre introdurre clausole sociali rigorose e garantire un controllo reale sui bandi, revocando gli appalti alle ditte che non rispettano i capitolati e i diritti dei lavoratori.

La nostra battaglia primaria rimane l’internalizzazione dei servizi, i lavoratori in appalto devono essere considerati parte integrante dell’sistema universitario, essendo da decenni l’anima e il cuore pulsante dell’Ateneo, dalle mense ai bar, dal facchinaggio alle pulizie, dalla manutenzione a tutto l’apparato lavorativo che silenziosamente mantiene in funzione questa gigantesca macchina.

Il Rettore Greco e il direttore generale Bellantoni avviino il processo di stabilizzazione che le lavoratrici e i lavoratori attendono da decenni. Dimostrino, con i fatti concreti, che l’UniCal combatte la precarietà e lo sfruttamento. La situazione attuale umilia chi lavora e rappresenta una ferita per il nostro territorio. USB Cosenza continuerà la mobilitazione finché ogni lavoratore non avrà restituita la dignità che gli spetta.

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