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L’Uniter di Cosenza porta in scena “Assassinio sull’Orient Express”, la regista «inclusione e socialità»
La regista racconta il lavoro con il collettivo teatrale dell’Uniter di Cosenza: «non siamo un gruppo, siamo una vera famiglia artistica». Appuntamento il 28 maggio alle 18 all’Istituto Maria Teresa De Vincenti di Rende

RENDE – Un grande classico del giallo pronto a rivivere sul palcoscenico grazie all’Uniter, Università della Terza Età di Cosenza. Il prossimo giovedì 28 maggio alle ore 18, sarà portato in scena lo spettacolo “Assassinio sull’Orient Express”, adattamento del celebre romanzo di Agatha Christie, diretto dalla regista Irene Olivieri. L’evento si terrà presso l’Istituto Maria Teresa De Vincenti di Rende e rappresenta uno dei momenti più attesi della stagione teatrale dell’associazione.
Uniter e la scelta del celebre giallo di Agatha Christie
A raccontare la genesi dello spettacolo è stata la stessa Irene Olivieri, ospite di Rlb nella trasmissione Fatti Vivi: «il titolo mi ha sempre interessato perché è uno dei gialli più belli, più ben ingegnati che esistano», ha spiegato la regista, sottolineando anche come la scelta sia stata influenzata dalla composizione del gruppo teatrale: «il corso consta di 14 elementi, quindi ho dovuto scegliere un testo che potesse dare spazio a tutti». Un adattamento che ha richiesto anche alcune modifiche rispetto all’opera originale: «Abbiamo molte donne e pochi uomini, quindi abbiamo dovuto trasformare anche un po’ i protagonisti».
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Una Poirot al femminile
Tra le novità più interessanti della messa in scena ci sarà infatti una versione femminile del celebre investigatore Hercule Poirot «che però agirà con la stessa grinta e con la stessa potenza del protagonista meraviglioso del romanzo di Agatha Christie». La regista ha voluto poi evidenziare il valore corale dello spettacolo prodotto da Uniter: «tutti quanti sono protagonisti perché l’insieme degli attori crea come se fosse un unico personaggio, ma molto ricco di sfaccettature».
E senza svelare troppo della trama, ha aggiunto: «le diverse personalità di questo personaggio totale agiranno proprio all’unisono e ci condurranno per mano verso la risoluzione di questo caso».
«Non siamo un gruppo, siamo un collettivo»
Per Irene Olivieri si tratta del secondo anno come regista all’Uniter, un’esperienza che definisce intensa e sorprendente: «mi sono trovata subito bene naturalmente, ho dovuto in qualche modo adattare i testi, ma adattare anche me stessa a questo mio nuovo uditorio. Ho scoperto che non siamo un gruppo, siamo un collettivo». Un entusiasmo che la regista paragona a quello dei suoi inizi nel teatro: «io ho iniziato che avevo 16 anni, ma l’entusiasmo che ho trovato in loro è veramente meraviglioso».

Tra scenografie, costumi e lavoro di squadra
Lo spettacolo nasce da un vero lavoro collettivo, dove ogni componente ha dato il proprio contributo anche dietro le quinte: «si sono messi a disposizione. Pensate abbiamo gli attrezzisti, i costumisti e due meravigliosi scenografi e scenotecnici che devo citare, Francesca Pezone e Pino Valente Ortale». La regista ha invitato il pubblico anche solo per ammirare il lavoro scenografico realizzato per l’occasione dagli attori dell’Uniter: «vi invito anche solo per vedere quello che sono stati in grado di fare come scenografia».
Il teatro come inclusione e socialità
Nel corso dell’intervista è emerso anche il valore umano e sociale dell’esperienza teatrale vissuta all’interno dell’Uniter: «ci si trova tra amici, e questa è la cosa veramente fondamentale», ha detto Olivieri, ringraziando il professore Mario De Bonis, direttore di Uniter e tutto lo staff. La regista ha poi sottolineato come il teatro rappresenti uno strumento di crescita e condivisione: «ci divertiamo, e questa è un’altra cosa che vorrei sottolineare, perché le cose che si fanno divertendosi sono naturalmente quelle che riescono meglio».



















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