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Ustionati gravissimi dopo l’incendio a Crans Montana: così si combatte per la vita dei feriti di Capodanno

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LA TRAGEDIA DI CAPODANNO

Ustionati gravissimi dopo l’incendio a Crans Montana: così si combatte per la vita dei feriti di Capodanno

Dopo il rogo di San Silvestro a Crans Montana, gli esperti avvertono: le ustioni gravi rappresentano il rischio maggiore per i sopravvissuti e la tempestività delle cure nelle prime 24 ore può fare la differenza tra la vita e la morte

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Crans-Montana_tragedia

ROMA – Il grave incendio accaduto a Crans Montana – che ha causato finora oltre 40 morti e almeno 100 feriti – è destinato, purtroppo, a rimanere tra gli onori della cronaca nera come una delle tragedie più cruente che abbia mai vissuto in Svizzera.

In queste ore si combatte per la vita dei feriti con gravi ustioni riportate, una delle maggiori “insidie” per i sopravvissuti al tragico incendio della notte di San Silvestro a Crans Montana: “E’ cruciale procedere a trattamenti mirati il prima possibile e proprio la tempestività delle prime cure è fondamentale”, spiega all’ANSA Giuseppe Spaltro, direttore facente funzioni del Centro grandi ustioni dell’Ospedale S. Eugenio di Roma, uno dei circa 15 centri specializzati in questo ambito sul territorio nazionale.

Crans Montana incendio

Chi sono i pazienti grandi ustionati di Crans Montana

I pazienti grandi ustionati, chiarisce l’esperto, “sono quelli che hanno ustioni di terzo grado estese almeno al 10% del corpo o di secondo grado estese almeno al 20% del corpo. E’ fondamentale che questi pazienti vengano al più presto inviati ai Centri grandi ustionati per avere delle cure specialistiche, come sta accadendo in queste ore per i feriti a Crans Montana. Il trattamento deve infatti essere iniziato il più precocemente possibile”.

Consiste, sottolinea, “nella rimozione dei tessuti necrotici e la copertura delle aree interessate con la cute da donatore che viene presa dalle Banche della pelle. In Italia ve ne sono varie distribuite sul territorio ed alle quali i Centri si rivolgono.

E’ importante rimuovere al più presto i tessuti necrotici perchè, in caso contrario, dalle aree cutanee ustionate vengono diffusi a tutto l’organismo prodotti tossici che vanno a colpire anche altri organi quali fegato, reni e polmoni e instaurano appunto la cosiddetta ‘malattia da ustione’, che ha una prognosi infausta. Grande è infatti il rischio di infezioni gravi”.

incendio crans montana

Le prime 24 ore: la fase rianimatoria e respiratoria

In particolare, nelle prime 24 ore, afferma Spaltro, “si proceda alla prima fase di intervento che è quella ‘rianimatoria’ attraverso una terapia infusionale. Un grande ustionato perde infatti tantissimi liquidi, come fosse un secchio bucato pieno d’acqua. Nelle prime ore dopo l’evento, è quindi prioritario rinfondere liquidi.

Parallelamente bisogna anche constatare se l’apparato respiratorio ha inalato fumi, nel qual caso il paziente va intubato per permettergli di respirare. Nelle prime 24 ore è dunque primaria la fase rianimatoria-infusionale e respiratoria”.

L’intervento chirurgico e i trattamenti successivi

Successivamente, bisogna intervenire chirurgicamente, o con la chirurgia tradizionale o con prodotti enzimatici, per rimuovere le aree necrotiche, sempre se le condizioni generali del paziente lo permettono. Nel tempo sono poi necessari anche più interventi chirurgici”.

In generale, avverte, “si tratta di pazienti molto difficili da trattare e che richiedono l’intervento di vari specialisti oltre al chirurgo plastico, come il rianimatore, l’anestesista, l’infettivologo, il nefrologo e personale infermieristico formato. E’ necessaria cioè una multidisciplinarietà che solo i Centri specializzati possono assicurare”.

Crans-Montana_incendio

Rischio di decesso e prognosi a lungo termine

Il rischio decesso “resta alto – prosegue – e la prognosi rimane a lungo riservata”. Generalmente i tempi di ripresa sono molto lunghi e sono necessari anche mesi, con un lungo periodo di fisioterapia successivo.

Negli ultimi anni, rileva lo specialista, “i risultati sono migliorati in termini di abbattimento dell’indice di mortalità e abbiamo salvato anche pazienti con ustioni al 75%. Ovviamente l’estensione delle ustioni fa una grande differenza”. Fondamentale è anche il fattore età, perchè la presenza di altre malattie, come per i soggetti anziani, peggiora il quadro. In questo tragico incendio che ha visto coinvolti principalmente giovani, conclude Spaltro, “la giovane età è quindi un elemento che può aprire a maggiori speranze di ripresa e guarigione”.

Crans Montana_incendio 4_foto Ansa

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