Cronaca
IL CASO
Vigile urbano morto al pronto soccorso di Cosenza per un antibiotico errato: chiesto il rinvio a giudizio per un medico
Indagato per omicidio colposo un medico cubano: secondo l’accusa fatale fu la somministrazione di un antibiotico nonostante un’allergia nota a Gianfranco Pascariello, vigile urbano di Acquappesa che morì al Pronto soccorso di Cosenza il 14 dicembre 2024

COSENZA – Passaggio chiave nell’inchiesta sulla morte di Gianfranco Pascariello, 63 anni, vigile urbano di Acquappesa, deceduto il 14 dicembre 2024 al pronto soccorso di Cosenza. Il prossimo 11 giugno sarà il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, a stabilire se esistano i presupposti per il rinvio a giudizio di un medico cubano in servizio presso la struttura sanitaria, accusato di omicidio colposo per presunta colpa consistita in negligenza.
Antibiotico somministrato nonostante l’allergia
Secondo la Procura della Repubblica di Cosenza, rappresentata dal sostituto procuratore Donatella Donato, il decesso sarebbe stato causato dalla somministrazione dell’antibiotico “Fidato” (ceftriaxone), nonostante fosse presente nella documentazione clinica un’allergia nota al farmaco. L’accusa contesta al medico di non aver consultato adeguatamente la scheda di triage e di aver omesso una corretta anamnesi, elementi fondamentali nella gestione del paziente. Il quadro accusatorio, supportato da consulenze tecniche specialistiche, ipotizza che la somministrazione del farmaco abbia provocato uno shock anafilattico fatale. La morte sarebbe sopraggiunta per insufficienza respiratoria acuta, con conseguente arresto cardiocircolatorio.

Vigile urbano morto al Pronto Soccorso di Cosenza. Il racconto dei figli
Determinante per l’apertura dell’indagine è stata la querela presentata dai familiari della vittima, assistiti e difesi dagli Avvocati Emilio Enzo Quintieri e Simona Socievole del Foro di Paola. I figli di Pascariello hanno ricostruito le ore precedenti al decesso, evidenziando presunte criticità nella gestione sanitaria. Secondo quanto dichiarato, l’uomo, già cardiopatico e con problemi respiratori, era stato inizialmente trasportato al pronto soccorso di Cetraro e successivamente trasferito a Cosenza. Uno dei figli ha raccontato che, entrando nel pronto soccorso nel pomeriggio, avrebbe trovato il padre senza ossigeno, seduto su una sedia a rotelle.
Solo successivamente sarebbe stata reperita una bombola di emergenza. Sempre secondo la testimonianza, una dottoressa avrebbe confermato la somministrazione dell’antibiotico “Fidato”, nonostante l’allergia fosse già nota e più volte segnalata dal paziente stesso. Poco dopo, intorno alle 19:20, sarebbe arrivata la comunicazione del decesso da parte di un medico di turno.

Gli accertamenti: confermato lo shock anafilattico
Le indagini condotte dalla Procura, anche attraverso il sequestro della documentazione clinica e le consulenze medico-legali, avrebbero confermato che la causa della morte è compatibile con uno shock anafilattico conseguente alla somministrazione del farmaco. Un elemento centrale dell’inchiesta resta proprio la presenza dell’allergia già annotata nella scheda sanitaria del paziente, che, secondo l’accusa, non sarebbe stata adeguatamente considerata.
All’udienza preliminare dell’11 giugno 2026, i familiari della vittima – la moglie e i sei figli – si costituiranno parte civile con l’obiettivo di ottenere giustizia da questo presunto caso di malasanità e il risarcimento dei danni. Nel procedimento sarà coinvolta anche l’Azienda Ospedaliera di Cosenza, chiamata in causa come responsabile civile per eventuali responsabilità legate all’operato del personale sanitario.




















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