Calabria
Villa Aurora: nessun inquinamento ambientale. Assolto Giorgio Crispino, revocato il sequestro multimilionario
Oltre al proscioglimento dei vertici della casa di cura, revocato il sequestro di Villa Valeria in Roma, della società progetto 1 a Roma e di tutto il pacchetto azionario di villa Aurora Hospital Srl

REGGIO CALABRIA – L’amministratore delegato della casa di cura “Villa Aurora” e imprenditore cosentino Giorgio Crispino è stato assolto dall’accusa di inquinamento ambientale mentre è stato, invece, condannato a 8 mesi di reclusione, con pena sospesa, per la mancata autorizzazione dell’allaccio alla rete idrica e per il deposito temporaneo di rifiuti sulla pubblica via.
È quanto ha deciso il gup di Reggio Calabria Giovanna Sergi al termine del processo celebrato con il rito abbreviato e nato da un’inchiesta della Squadra mobile che aveva portato al sequestro del ramo dell’azienda riconducibile alla struttura sanitaria. Sequestro che, nei giorni scorsi, è stato revocato dal Tribunale del Riesame su richiesta dei legali di Crispino, gli avvocati Paolo Perrone e Adolfo Cavaliere che hanno già annunciato l’appello contro la condanna per i reati minori inflitta al loro assistito.
Dissequestro multimilionario
Il dissequestro ha riguardato anche Villa Valeria in Roma, la società progetto 1 a Roma e tutto il pacchetto azionario di villa Aurora Hospital Srl. Un dissequestro multimilionario. L’indagine era partita in seguito a un incendio casuale di rifiuti nelle vicinanze della struttura sanitaria. Intervenuti gli agenti delle volanti, questi ultimi si erano accorti della presenza di materiale sanitario. Da qui l’ipotesi accusatoria di una sistematica violazione delle norme circa la gestione dei rifiuti speciali.
Villa Aurora: l’indagine
Nell’udienza davanti allo stesso gup per l’esame della richiesta di rinvio a giudizio, erano coinvolti anche la moglie di Crispino e direttrice responsabile di Villa Aurora, Bruna Scornaienchi, la responsabile amministrativa Maria Grazia Germanò e il direttore sanitario Gaetano Topa che, invece, hanno scelto il rito ordinario. Secondo gli inquirenti, “con più atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso, abusivamente, cagionavano la compromissione ed il deterioramento delle acque, della flora e della fauna marittima”.
Con un’articolata memoria e decine di produzioni documentali gli avvocati Perrone e Cavaliere sono riusciti a dimostrare che l’ipotesi accusatoria relativa a detta ipotizzata condotta era del tutto errata. E su richiesta degli stessi tutti e tre sono stati prosciolti dal gup dall’accusa di inquinamento ambientale con la formula “perché il fatto non sussiste” e dagli altri reati per “non aver commesso il fatto”.



















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