{"id":100641,"date":"2018-11-06T10:56:02","date_gmt":"2018-11-06T09:56:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/bimbo-di-nove-anni-pestato-e-vessato-a-scuola-un-ragazzino-tra-gli-indagati\/"},"modified":"2023-01-16T19:01:56","modified_gmt":"2023-01-16T18:01:56","slug":"262944-bimbo-di-nove-anni-pestato-e-vessato-a-scuola-un-ragazzino-tra-gli-indagati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/262944-bimbo-di-nove-anni-pestato-e-vessato-a-scuola-un-ragazzino-tra-gli-indagati\/","title":{"rendered":"Bimbo di nove anni pestato e vessato a scuola, un ragazzino tra gli indagati"},"content":{"rendered":"<h4>I genitori dello studente pi\u00f9 volte hanno sollecitato preside ed insegnanti ad intervenire, ma il problema \u00e8 stato ignorato negandone l&#8217;esistenza. Chiesto il rinvio a giudizio di un 17enne, mentre la Procura ordinaria indaga su altri soggetti<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Una triste vicenda giudiziaria, iniziata nel 2016, che vede parte lesa un bambino calabrese, di soli nove anni all&#8217;epoca dei fatti (oggi ne ha 12), vittima di un grave caso di bullismo che fece scalpore, anche per la giovane et\u00e0 dei soggetti coinvolti. In attesa di sviluppi del procedimento penale pendente presso la Procura ordinaria di Reggio Calabria dove si sa che c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 un indagato, si sono concluse le indagini preliminari relative al <strong>parallelo fascicolo aperto anche presso la Procura del Tribunale dei Minorenni reggino, con una richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pubblico Ministero Minorile a carico di un ragazzo oggi 17enne<\/strong> che allora frequentava lo stesso istituto comprensivo della vittima e di cui sono evidentemente emerse pesanti responsabilit\u00e0 negli episodi persecutori e di violenza denunciati. Al giovane sono contestati i reati di concorso materiale e reato continuato, percosse con la circostanza aggravante di aver commesso il delitto ai danni di un soggetto minore all&#8217;interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o di formazione, minacce, lesioni personali e con le suddette circostanze aggravanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In relazione alla richiesta del Pubblico Ministero il Gip dei Tribunale dei Minori in questi giorni ha fissato l&#8217;udienza preliminare per il 25 gennaio 2019. La piccola vittima, che allora, nell&#8217;anno scolastico 2015-16, frequentava la terza elementare di un istituto della provincia di Reggio Calabria, <strong>era diventata il bersaglio di un gruppo di bulli, compagni di classe, coetanei ma anche alcuni ragazzi pi\u00f9 grandicelli, che non perdevano occasione per prenderlo in giro<\/strong> e fargli scherzi di pessimo gusto, come lo zainetto gettato nella spazzatura. La mamma Francesca, vedendo che il figlio rincasava spesso in lacrime, e venuta a conoscenza delle vessazioni a cui era sottoposto, si \u00e8 recata pi\u00f9 volte a scuola, ha parlato con gli insegnanti e il preside, ma l&#8217;unica risposta ricevuta \u00e8 stata il &#8220;consiglio&#8221; di accompagnare l&#8217;alunno e di venirlo a prendere dieci minuti dopo il suono della campanella per evitargli il momento pi\u00f9 critico dell&#8217;entrata e uscita. Cos\u00ec, visto anche che l&#8217;istituto non prendeva provvedimenti, n\u00e9 con loro n\u00e9 con i genitori, i bulli si sono sentiti autorizzati ad alzare il tiro della loro persecuzione. E le mani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 27 gennaio 2016, dopo l&#8217;uscita da scuola, nel cortile del plesso, il bimbo \u00e8 rimasto vittima di un pestaggio perpetrato da compagni di classe e da studenti delle medie e che gli ha procurato botte e contusioni in tutto il corpo, in particolare alla schiena, sul dorso e agli arti. <strong>Il piccolo ha avuto bisogno di cure mediche al pronto soccorso dell&#8217;ospedale<\/strong> pi\u00f9 vicino, dove gli hanno riscontrato una prognosi di 5 giorni salvo complicazioni, ma l&#8217;ortopedico, dopo una visita specialistica, gliene ha riconosciuti venti, prolungando in seguito la prognosi di altri dieci. Le ferite fisiche, per\u00f2, sono state il meno: il bambino ha sub\u00ecto un profondo shock, non ha pi\u00f9 avuto la forza di tornare in quella scuola, ha avuto bisogno di supporto psicologico per superare il trauma e ha iniziato a soffrire di altri problemi, tra cui la bulimia. A quel punto la madre ha ritenuto di dire basta e di intervenire in modo fermo prima che fosse troppo tardi: attraverso il consulente personale Salvatore Agosta, si \u00e8 affidata a Studio 3A, societ\u00e0 specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilit\u00e0 in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, per salvaguardare il ragazzino e ottenere giustizia, non solo e non tanto nei confronti della &#8220;baby gang&#8221; che ha terrorizzato e picchiato il figlio ma anche e soprattutto verso i loro genitori e chi aveva permesso tutto ci\u00f2 omettendo di vigilare sulla sicurezza di un alunno che era sotto la sua responsabilit\u00e0: l&#8217;istituto scolastico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove, preside in primis, anche di fronte alle ripetute richieste di spiegazioni e assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di Studio 3A, hanno sempre<strong> negato, anche contro l&#8217;evidenza, che fossero mai successi atti di bullismo a scuola, arrivando persino a rifiutare &#8211; inizialmente &#8211; il nulla osta richiesto dalla mamma per trasferire il figlio in altro istituto.<\/strong> Per ottenere il &#8220;permesso&#8221; \u00e8 stato necessario coinvolgere il Consultorio familiare dell&#8217;Azienda Sanitaria Provinciale. Solo di fronte all&#8217;attestazione di quest&#8217;ultima struttura che il bambino &#8220;soffriva di sindrome ansiosa a seguito di vari episodi di bullismo subiti in classe&#8221; e che si riteneva &#8220;pertanto necessario il trasferimento presso altro plesso scolastico per evitare di sottoporlo ad un costante stress con conseguente peggioramento della patologia&#8221;, la sua oggi ex scuola ha &#8220;ceduto&#8221; e si \u00e8 potuto iscrivere il piccolo in un altro istituto, dove per lui \u00e8 iniziata un&#8217;altra vita, anche se con tante cicatrici interiori. Attraverso Studio 3A, il 29 febbraio 2016 la donna ha dunque presentato formale querela presso la locale stazione dei carabinieri, con conseguente apertura di pi\u00f9 procedimenti penali da parte della magistratura, e ha continuato la sua battaglia nei mesi seguenti, denunciando anche in note trasmissioni televisive il suo caso, il lassismo della Scuola, l&#8217;omert\u00e0 di genitori, insegnanti e operatori scolastici, e l&#8217;isolamento a cui \u00e8 stata condannata per essersi &#8220;permessa&#8221; di &#8220;rompere&#8221; quel muro. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta un primo, importante segnale da parte della magistratura circa la fondatezza delle denunce e la gravit\u00e0 dell&#8217;accaduto. Nella speranza, per\u00f2, che vengano presto alla luce tutte quante le responsabilit\u00e0 e che siano chiamati a risponderne dalla giustizia &#8220;ordinaria&#8221; anche gli adulti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I genitori dello studente pi\u00f9 volte hanno sollecitato preside ed insegnanti ad intervenire, ma il problema \u00e8 stato ignorato negandone l&#8217;esistenza. 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