{"id":101570,"date":"2018-11-29T00:52:26","date_gmt":"2018-11-28T23:52:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cosenza-eseguito-il-primo-intervento-di-protesi-di-caviglia\/"},"modified":"2023-01-16T19:02:59","modified_gmt":"2023-01-16T18:02:59","slug":"266582-cosenza-eseguito-il-primo-intervento-di-protesi-di-caviglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/266582-cosenza-eseguito-il-primo-intervento-di-protesi-di-caviglia\/","title":{"rendered":"Cosenza, eseguito il primo intervento di protesi di caviglia"},"content":{"rendered":"<h4>In Italia sono pochi i centri che eseguono questo tipo di intervento. Oggi anche Cosenza pu\u00f2 vantare una nuova tecnica chirurgica che permette di non rinunciare ad una vita normale<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; E\u2019 stato eseguito con successo a Cosenza il primo intervento di protesi di caviglia su un paziente giovane, di 46 anni, luned\u00ec scorso presso la clinica Scarnati dall\u2019equipe medica guidata dal dottore Luca Maria Vena, coadiuvato dal dottore Andrea Scala. Sono pochi i grandi centri in Italia che effettuano questo tipo di intervento tra cui Milano, Torino, Bologna, Verona e Roma, ma sappiamo con certezza che anche Cosenza da oggi rientra in questa rosa.<\/p>\n<div id=\"attachment_266585\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-266585\" class=\"wp-image-266585 size-medium\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/98b89504-6413-4ad5-a5ef-39ced6822e57-210x280.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-266585\" class=\"wp-caption-text\">Da sinistra il chirurgo ortopedico Luca Maria Vena coadiuvato dal collega Andrea Scala<\/p><\/div>\n<p>Un fiore all\u2019occhiello per la citt\u00e0 bruzia che d\u00e0 la possibilit\u00e0 a chi affetto da questo tipo di patologia di ritornare a camminare serenamente e a non rinunciare ad una vita normale. Ed \u00e8 proprio <strong>il chirurgo ortopedico Luca Maria Vena<\/strong>, con una grande esperienza nelle Ricostruzioni Articolari Ginocchio e Anca e per la Patologia del Piede e della Caviglia (dal 2004 ad oggi opera tra Cosenza, Roma e Firenze) a spiegare in cosa consiste questa nuova tecnica<\/p>\n<p>&#8220;Esiste il post trauma in tutte le fratture di malleoli, caviglie, da incidenti stradali, del pilone tibiale la parte che arriva alla caviglia, e vanno incontro ad artrosi; e siccome la traumatologia da incidenti stradali \u00e8 perennemente in aumento dagli anni 80 ad oggi, iniziamo a ritrovarci con pazienti che hanno artrosi di caviglia gravi; quindi da quel 7% di artrosi che geneticamente possiamo essere soggetti, ad oggi siamo passati quasi ad un 20% perch\u00e9 sono quasi tutte post \u2013 traumatiche.<\/p>\n<p>Il caso invece che ho trattato oggi \u00e8 quella parte di <strong>pazienti che hanno malattie reumatiche<\/strong>. Un ragazzo di 44 anni, giovane, che \u00e8 affetto da artrite psoriasica simile all\u2019artrite reumatoide. L\u2019artrite ti consuma la cartilagine. Lui \u00e8 arrivato in cos\u00ec giovane et\u00e0 ad essere sottoposto ad intervento di protesi perch\u00e9 <strong>la malattia reumatica gli ha consumato tutta la cartilagine.<\/strong> E\u2019 un intervento che in Italia viene eseguito in alcuni centri: Milano, Torino, Roma e che sappiamo a Cosenza e provincia non \u00e8 mai stato eseguito&#8221;<\/p>\n<p><strong>Un intervento simile fu eseguito dieci anni prima<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;L\u2019unico intervento di questo tipo eseguito dieci anni fa sempre da me. Ad oggi anche quell\u2019intervento ha dato risultati molto positivi nonostante la protesi utilizzata, non all\u2019avanguardia come quella attuale. All\u2019epoca fu sottoposta ad intervento una signora di 56 anni con una frattura malleolo peroneale non curata bene che la port\u00f2 ad andare incontro ad artrosi. \u00a0E su questo impiantai una protesi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intervento di nuova generazione <\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_266586\" style=\"width: 168px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-266586\" class=\"wp-image-266586 size-medium\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/78670a33-e515-4eab-800c-9b4e19523b6f-158x280.jpg\" alt=\"\" width=\"158\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-266586\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;articolazione completamente consumata<\/p><\/div>\n<p>&#8220;A differenza delle protesi di ginocchio l\u2019intervento viene fatto in sala operatoria sempre con l\u2019ausilio della scopia, cio\u00e8 dei raggi, perch\u00e9 \u00e8 una articolazione molto piccola e quindi noi non possiamo vedere bene dietro la parte della caviglia che guarda verso il tendine di Achille. E questo ci differenzia totalmente dagli altri interventi di protesi ginocchio ed anca che invece non ne hanno bisogno. Il <strong>vantaggio di questa protesi<\/strong> a differenza di quelle di vecchia generazione \u00e8 che <strong>taglia solamente sette millimetri sulla tibia e quattro millimetri su un osso<\/strong> che si chiama astragalo che \u00e8 l\u2019osso su cui si articola la tibia e che permette il movimento dell\u2019articolazione.<\/p>\n<p>Per le vecchie protesi, per esempio le protesi di ginocchio, si tagliava tanto osso. Se si tagliano pi\u00f9 di otto millimetri sulla tibia si va nella zona di osso che \u00e8 molto fragile e quindi rischi che la protesi si scolla. Se si taglia troppo astragalo (l\u2019articolazione della caviglia si chiama tibia \u2013 astragalica), siccome \u00e8 un osso vascolare si andr\u00e0 incontro a gravi conseguenze<\/p>\n<p>Noi abbiamo uno <strong>strumentario dedicato<\/strong> che ti permette di fare un taglio sulla tibia, un taglio sull\u2019astragalo (che ha una forma ovale per cui lo strumentario dedicato \u00e8 stato sviluppato per effettuare dei tagli smussi in modo tale da mantenere l\u2019emisfero), mentre le vecchie protesi effettuavano un taglio sulla tibia (un taglio netto) e non si riusciva a riprodurre l\u2019anatomia. <strong>Quella di oggi \u00e8 una vera protesi di rivestimento; pi\u00f9 rivesti l\u2019osso pi\u00f9 mantieni la meccanica nella sua normalit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>La protesi non \u00e8 cementata perch\u00e9 con questi pedicelli si integra con l\u2019osso del paziente e la parte inferiore della protesi riproduce esattamente l\u2019emisfero. La protesi \u00e8 costituita da materiali in grado di riprodurre le\u00a0<strong>caratteristiche fisiche dell\u2019osso<\/strong>, la <strong>porosit\u00e0<\/strong>,\u00a0<strong>rigidit\u00e0<\/strong>\u00a0ed\u00a0<strong>elasticit\u00e0<\/strong>. Un intervento di protesi di caviglia dura due ore, un\u2019ora abbondante in pi\u00f9 rispetto all\u2019intervento di protesi di ginocchio e anca&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quando effettuare l\u2019operazione<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_266587\" style=\"width: 168px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-266587\" class=\"wp-image-266587 size-medium\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/7722d2d9-c5f8-4e79-aa11-71af8a276c4c-158x280.jpg\" alt=\"\" width=\"158\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-266587\" class=\"wp-caption-text\">Osso contro osso la caviglia non si muove pi\u00f9<\/p><\/div>\n<p>&#8220;Quando l\u2019articolazione \u00e8 completamente consumata e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 cartilagine il dolore \u00e8 forte, continuo e non migliora con l\u2019utilizzo dei farmaci antidolorifici o, comunque, il paziente \u00e8 costretto ogni giorno a prendere farmaci antidolorifici e questo poi provoca problemi sullo stomaco, sui reni, sulla pressione. <strong>Il problema non \u00e8 solo a livello di dolore ma soprattutto di funzionalit\u00e0.<\/strong> Perch\u00e9 osso contro osso la caviglia non si muove pi\u00f9, e non muovendosi pi\u00f9 non ti permette di fare il movimento corretto della caviglia e quindi tutto il carico viene distribuiti sul ginocchio con il rischio che si rovini &#8220;anche quest\u2019ultimo perch\u00e9 si cammina con la caviglia bloccata a 90\u00b0&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa si faceva prima della protesi<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Si facevano le <strong>fusioni della caviglia<\/strong> (artodresi). Ti arrivava un paziente giovane con una caviglia che non andava n\u00e9 su e n\u00e9 gi\u00f9, con tanto dolore e l\u2019ortopedico apriva la parte interessata, limava le due superfici, le metteva apposte una all\u2019altra e metteva due viti e faceva s\u00ec che l\u2019organismo diventasse una fusione completa, un tutt\u2019uno. Il dolore passava perch\u00e9 non esisteva pi\u00f9 l\u2019articolazione per\u00f2 avevi una caviglia bloccata a 90\u00b0, rigida, con tutte le problematiche: artrosi che pu\u00f2 venire sul ginocchio, sull\u2019anca, tanti movimenti non si possono pi\u00f9 fare. Per\u00f2 erano interventi che avevano dei buoni risultati anche a vent&#8217;anni di distanza e oggi ogni tanto ancora vengono utilizzati quando non si pu\u00f2 fare una protesi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quando non si pu\u00f2 fare una protesi di caviglia<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Quando c\u2019\u00e8 una infezione, quando ci sono malattie neurologiche per cui il paziente ha l\u2019artrosi ma non muove il piede, allora non ha significato fargli una protesi di freno \u2013 fusione, quando la qualit\u00e0 dell\u2019osso specialmente in persone un po\u2019 pi\u00f9 anziane \u00e8 cos\u00ec scarsa che avresti problemi perch\u00e9 l\u2019osso crollerebbe sotto la protesi che si immobilizza. In questi casi \u00e8 ancora giusto fondere l\u2019osso e fare diventare un tutt\u2019uno&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Terapia post operatoria e tempi di guarigione<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Il paziente il giorno dopo viene messo in piedi e pu\u00f2 gi\u00e0 camminare; chiaramente si fa camminare con due stampelle e con un carico tollerato. Il dolore viene mantenuto basso utilizzando farmaci come la morfina o farmaci per endovena oppioide simili, attraverso una pompetta (elastomero) che rilascia per 72 ore la morfina. La riabilitazione non \u00e8 complicata perch\u00e9 deve mantenere l\u2019arco di movimento guadagnato in sala operatoria dal giorno dopo, facendolo fare ad un fisioterapista passivamente e al paziente attivamente.<\/p>\n<p>Le ditte ci dicono che la protesi nel giorno di 30 \u2013 35 giorni si osteointegra all\u2019osso del ricevente e quindi a 35 giorni possiamo permetterci di dire al paziente che pu\u00f2 riprendere a fare gesti quotidiani&#8221;<\/p>\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 l\u2019artrosi di caviglia<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;E\u2019 una patologia poco conosciuta perch\u00e9 non si sa, non c\u2019\u00e8 in giro. Se una persona ha una artrosi di ginocchio, la gente sa che deve andare dall\u2019ortopedico: se \u00e8 proprio consumata \u00e8 costretta a fare una protesi. Invece per quanto riguarda l\u2019artrosi di caviglia c\u2019\u00e8 un po\u2019 meno conoscenza; i pazienti vanno dai colleghi e medici di base che rispondono al malessere con una infiltrazione. Poi nei casi gravi l\u2019ortopedico ti fonde la caviglia e invece in realt\u00e0 oggi le protesi messe dieci anni fa ancora vanno bene nell\u201980% dei casi. Per cui queste protesi di nuova generazione ci aspettiamo che durino 20 anni come le protesi di ginocchio&#8221;<\/p>\n<p><strong>Quanti anni dura una protesi<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Dieci anni fa intervenni sulla 56enne con una protesi di terza generazione, che per\u00f2 scoprimmo aveva dei difetti meccanici, di stabilit\u00e0 dell\u2019osso. Dunque la comunit\u00e0 scientifica ha pensato bene di studiare ancora meglio la biomeccanica e sviluppare protesi che sono di rivestimento, dove noi cerchiamo di lasciare l\u2019anatomia quasi inalterata per lasciare il giusto movimento, quello pi\u00f9 naturale.<\/p>\n<p>Per\u00f2 le prime protesi inserite dieci anni fa, nell\u201980% dei casi sopravvivono. Se uno mi chiedesse adesso \u201cma le protesi di nuova generazione quanto durano\u201d risponderei \u201cnon lo sappiamo\u201d, perch\u00e9 per il tipo di protesi impiantato oggi il primo impianto \u00e8 stato fatto a gennaio 2018 dagli ideatori. Quindi \u00e8 una protesi totalmente nuova. Domandarsi \u201cma questa protesi durer\u00e0 20 anni\u201d non lo so ma molto probabilmente dieci s\u00ec, perch\u00e9 se le protesi utilizzate dieci anni fa non erano proprio anatomiche e continuano a durare ad oggi, queste che rispettano l\u2019anatomia dell\u2019osso sicuramente dureranno di pi\u00f9. E\u2019 solo il tempo che ci dar\u00e0 risposte&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia sono pochi i centri che eseguono questo tipo di intervento. 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