{"id":104602,"date":"2019-01-20T11:33:26","date_gmt":"2019-01-20T10:33:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/licenziamenti-call-center-domani-a-rende-sciopero-operatori\/"},"modified":"2023-01-16T18:21:40","modified_gmt":"2023-01-16T17:21:40","slug":"274083-licenziamenti-call-center-domani-a-rende-sciopero-operatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/274083-licenziamenti-call-center-domani-a-rende-sciopero-operatori\/","title":{"rendered":"Licenziamenti call center, domani a Rende sciopero operatori"},"content":{"rendered":"<h4>Le aziende incassano milioni, mentre i dipendenti precari sopravvivono con stipendi da poche centinaia di euro. I lavoratori incroceranno le braccia in segno di solidariet\u00e0 nei confronti dei colleghi che hanno perso il lavoro a causa di &#8221;ricatti aziendali&#8221;<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RENDE (CS) &#8211; &#8220;Chi troppo e chi niente.\u00a0Questo vecchio proverbio italiano &#8211; scrive in una nota il sindacato Cobas Telecomunicazioni Cosenza &#8211; sta a significare che spesso non esiste equilibrio nella distribuzione delle ricchezze: <strong>di fronte a chi si appropria di ingenti risorse, c&#8217;\u00e8 invece chi ne ha a disposizione troppo poche.\u00a0<\/strong>Senza scomodare i recenti studi sociologici che dimostrano come negli ultimi dieci anni la disuguaglianza di reddito sia aumentata in Italia pi\u00f9 che in ogni altro Paese dell&#8217;Ocse, ci limitiamo a concordare con quanto ha affermato il premio Nobel per l\u2019Economia, Joseph Stiglitz, secondo cui l\u2019aumento delle disuguaglianze \u00e8 il risultato di scelte politiche, culturali ed economiche ben precise.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Comdata Spa ne \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 lampanti: un colosso multinazionale, controllato da un fondo\u00a0<\/strong><strong>finanziario statunitense<\/strong>, con circa 43mila dipendenti nel mondo e un fatturato che si aggira intorno al miliardo di euro, non contento sta accampando le giustificazioni pi\u00f9 improbabili per operare una serie di scelte che stanno comportando chiusure di alcune sedi e forti rischi per l&#8217;occupazione e il reddito dei lavoratori in altre. La sede di Padova non ha ancora un futuro certo, mentre quella di Pozzuoli \u00e8 praticamente chiusa. A ci\u00f2 si aggiungono le pesanti e preoccupanti situazioni degli stabilimenti di Ivrea (circa 200 esuberi dichiarati), di Olbia e di Livorno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come se non bastasse, l\u2019azienda \u00e8 all&#8217;offensiva sul piano dei diritti dei lavoratori (in primis sul controllo a distanza), sui livelli occupazionali e su quelli di reddito<strong>, con migliaia di contratti part-time su buona parte delle sedi che non garantiscono a colleghe e colleghi un reddito degno<\/strong>. Sullo sfondo, pur tra le inevitabili contraddizioni commerciali (insite nella concorrenza capitalistica ) fra aziende committenti e fornitori, l&#8217;atteggiamento aggressivo dei grandi clienti delle TLC, dell&#8217;energia, del credito, ecc., che fomentano costantemente gare al ribasso e crescenti paletti di prestazione quantitativa e qualitativa che inevitabilmente si ripercuotono sulle nostre condizioni. Senza contare che la nuova rivoluzione digitale dell&#8217;industria \u201c4.0\u201d (si pensi solo al 5G di cui si sta parlando negli ultimi mesi) non porter\u00e0, come auspicava il grande scienziato Stephen Hawking parlando delle nuove tecnologie, a un miglioramento delle condizioni di vita per tutti, ma anzi a nuovi posti di lavoro a rischio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa panzana su una crisi \u201cinevitabile\u201d, venuta chiss\u00e0 da dove (e dalla quale Comdata risulta sinceramente immune al momento, visti i dati finanziari), sta diventando un disco rotto. Una mobilitazione sindacale all&#8217;altezza dei tempi deve esigere non solo la garanzia dei posti di lavoro, ma pretendere anche una maggiore qualit\u00e0 di questo lavoro, una\u00a0continuit\u00e0 di reddito adeguata e il rispetto dei diritti civili e costituzionali per tutte e tutti (a partire dal diritto di sciopero e dal divieto di controllo a distanza). Contro i ricatti aziendali per la difesa del nostro posto di lavoro. Lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Per un salario dignitoso per la difesa dei nostri diritti, a partire da quello di protestare.<strong>\u00a0Sciopero di due ore a fine\u00a0turno luned\u00ec 21 gennaio 2019, salvo diverse modalit\u00e0 di sede&#8221;.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Immagine di repertorio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le aziende incassano milioni, mentre i dipendenti precari sopravvivono con stipendi da poche centinaia di euro. 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