{"id":104922,"date":"2019-01-28T09:24:58","date_gmt":"2019-01-28T08:24:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/la-tragedia-dei-treni-al-sud-italia-tra-linee-soppresse-e-degrado\/"},"modified":"2023-01-16T18:22:01","modified_gmt":"2023-01-16T17:22:01","slug":"275206-la-tragedia-dei-treni-al-sud-italia-tra-linee-soppresse-e-degrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/275206-la-tragedia-dei-treni-al-sud-italia-tra-linee-soppresse-e-degrado\/","title":{"rendered":"La tragedia dei treni al Sud Italia tra linee soppresse e degrado"},"content":{"rendered":"<h4>Cancellate centinaia di corse, 120mila posti di lavoro in meno e assenza di sicurezza. Nei convogli mancano anche le mascherine per i ferrovieri da usare in caso di incendio. A tutelare i viaggiatori \u00e8 l&#8217;azienda che vigila su se stessa, mentre si penalizzano le ferrovie a favore del trasporto su gomma<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA &#8211;\u00a0Domenico Gattuso docente Ordinario di Ingegneria dei Sistemi d Trasporto Universit\u00e0 Mediterranea di Reggio Calabria Presidente del CIUFER, Comitato Italiano Utenti delle Ferrovie Regionali, stila il bilancio dei fallimenti della gestione del trasporto ferroviario. &#8220;Il tema della sicurezza relativa al trasporto ferroviario &#8211; afferma Gattuso &#8211; \u00e8 un tema mai sufficientemente preso sul serio dagli Enti di Governo e dai vertici delle Ferrovie. Eppure i costi sociali sono pesanti, ma si percepiscono solo in occasione di incidenti con vittime, allorch\u00e9 si manifesta l\u2019indignazione generalizzata, sull\u2019onda emotiva amplificata dai media per qualche giorno. Purtroppo le statistiche si limitano agli incidenti pi\u00f9 gravi e il Data Base dell\u2019ANSF, Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, <strong>non contiene di certo i tanti eventi \u2013 secondo quanto riportano i ferrovieri &#8211; in cui l\u2019incidente \u00e8 stato evitato per un soffio<\/strong>, essendo tali occasioni mai riferite dalle Imprese Ferroviarie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>TRE MORTI PER IL DERAGLIAMENTO DI UN TRENO NEL 2018<\/h3>\n<p>Un anno fa, il 25 gennaio 2018, avveniva l\u2019incidente di Pioltello, nell\u2019area metropolitana milanese: 46 pendolari feriti e 3 vittime. Essi avevano in comune la colpa di viaggiare su un treno regionale deragliato. Un dramma. Uno dei tanti. Solo con riferimento all\u2019ultimo decennio, altre tristi immagini tornano in mente, come quelle di <strong>Corato in Puglia nel 2016 (51 feriti, 23 morti) ancora su un treno regionale, di Viareggio in Toscana nel 2009 (oltre 100 feriti, 32 morti tra persone residenti lungo la linea adiacente alla stazione)<\/strong>, Rometta Marea in Sicilia nel 2008 (46 feriti, 8 morti), Crevalcore in Emilia Romagna (80 feriti, 17 morti). Dal 2000 ad oggi sono avvenuti ben 12 incidenti gravi correlati all\u2019esercizio ferroviario (nell\u2019insieme 105 decessi e 428 feriti).Non si contano poi gli incidenti dovuti a collisioni in linea con altri mezzi o con pedoni sui binari; la tragedia di Brancaleone dell\u2019estate scorsa in adiacenza al mare \u00e8 ancora troppo recente per essere dimenticata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>LE TRAGEDIE SFIORATE E IGNORATE<\/h3>\n<p>Cos\u00ec come sembrano non fare testo le tragedie sfiorate, spesso minimizzate e archiviate frettolosamente; come il<strong> deragliamento nel dicembre 2017 in piena galleria (unica canna di 15 chilometri) fra Cosenza e Paola,<\/strong> di un treno regionale che correva a 130 chilometri orari, affollato di pendolari, fortunatamente senza vittime. E troppo spesso si dimenticano anche gli incidenti che coinvolgono ferrovieri, poveri cristi, sul lavoro. Riaffiora alla memoria la tragedia di Falconara, vicino Caltanissetta, nel 2014, in cui tre operai d\u2019armamento vennero travolti da un treno mentre lavoravano alla manutenzione della linea. E l\u2019incidente in cui \u00e8 rimasto folgorato un altro ferroviere, mentre stava lavorando alla riparazione di un locomotore elettrico nel deposito di Reggio Calabria; Roberto era un mio amico, \u00e8 ancora in coma, in un angolo di ospedale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>SICUREZZA ASSENTE<\/h3>\n<p>Il sindacato CUB-Rail ha rilevato 25 lavoratori morti e 40 feriti a causa di incidenti sul lavoro in ferrovia. Andrebbero ancora considerati i numerosi incidenti \u201cminori\u201d causati da malfunzionamenti di treni, porte aperte durante la corsa, tentativi di salire sul treno in movimento; nonch\u00e9 gli episodi, invero frequenti, di insufficiente \u201csecurity\u201d (aggressioni fisiche, atti vandalici, scontri fra personale e passeggeri, ecc.). Certo il rischio di incidente in ferrovia non si pu\u00f2 azzerare, ma le conoscenze di una nazione \u201csviluppata\u201d potrebbero ridurlo drasticamente. Le esperienze, i progressi tecnologici, i sistemi di monitoraggio avanzati, le telecamere ormai diffuse in ogni dove, gli apparati di sicurezza ridondanti, la robotizzazione spinta dovrebbero renderci pi\u00f9 tranquilli proprio in materia di sicurezza. A quanto pare non \u00e8 cos\u00ec. <strong>Si potrebbe e si deve fare di pi\u00f9 per la sicurezza dei viaggiatori, dei lavoratori, delle comunit\u00e0 che vivono attorno ai treni<\/strong>. A cominciare dalla rivisitazione dei regolamenti, delle procedure e delle responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un aspetto del tutto sconosciuto ai cittadini ma che merita di essere posto in grande rilievo \u00e8, ad esempio, quello denunciato invano dal CIUFER e da alcune componenti sindacali, relativo al decreto ANSF 4\/2012 che incarica le Imprese Ferroviarie di garantire la sicurezza per la propria parte di sistema. Una scelta inopportuna, in cui il <strong>controllato \u00e8 cos\u00ec chiamato a controllare se stesso. Tale provvedimento ha legittimato buona parte delle scelte societarie a discapito del bene pubblico<\/strong> ed ha riportato il trasporto ferroviario ad un livello di sicurezza inferiore a quello garantito dalla vecchia Azienda Autonoma Ferrovie dello Stato, disattendendo le finalit\u00e0 indicate nel D.lgs 162\/2007. In effetti l\u2019ANSF ha determinato una situazione paradossale: le Imprese Ferroviarie non possono essere contestate a causa di una cattiva organizzazione del servizio, essendo quest\u2019ultimo normato dalle stesse, salvo il caso in cui ricorressero incidenti in cui l\u2019intervento della Procura della Repubblica individuasse reati riconducibili a gravi mancanze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>SUI TRENI NON ESISTONO DEFIBRILLATORI<\/h3>\n<p>Ma se l\u2019ANSF \u00e8 stata nominata per garantire l\u2019emanazione della normativa nazionale di riferimento ed il relativo controllo del rispetto da parte delle Imprese Ferroviarie, perch\u00e9 \u00e8 stato poi permesso di delegare, per la produzione di norme di sicurezza, le stesse Imprese? Di recente il SIS<strong> 118 ha evidenziato la mancanza di defibrillatori a bordo dei treni, uno dei tanti problemi di sicurezza<\/strong> che le Imprese Ferroviarie sembrano non notare. Eppure, la possibilit\u00e0 che un passeggero o un lavoratore a cui siano assegnati compiti di sicurezza a bordo (macchinista, capotreno, ecc.) possano essere colti da malore non \u00e8 un evento improbabile. Cosa potrebbe accadere se a sentirsi male fosse il macchinista alla guida di un treno, che \u00e8 da alcuni anni la persona cui viene principalmente affidata la sicurezza di tutti i trasportati?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>DIFFICILE INTERVENIRE IN CASO DI INCENDI<\/h3>\n<p>I casi di macchinisti colti da malore non sono pochi, sebbene fortunatamente avvenuti sempre in stazioni o in luoghi dove \u00e8 stato comunque agevole intervenire. Dove esistono rischi importanti per centinaia di passeggeri, come si fa ad affidarsi alla fortuna?\u00a0In tema di soccorso ci sarebbe molto da aggiungere: basti pensare alla<strong> mancanza, a bordo dei treni, di maschere indispensabili al personale di sicurezza per respirare in caso di incendio<\/strong> in galleria. Gi\u00e0 dal 2001 le Imprese hanno iniziato ad occuparsi della possibilit\u00e0 di incendi in galleria e dei possibili scenari di intervento per la gestione delle emergenze ma, a quanto ne sappiamo, il personale sarebbe ancora oggi formato solo formalmente, senza alcuna simulazione di intervento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come potranno un capotreno o un macchinista pensare ad organizzare i soccorsi se, avvolti dal fumo, non vedono e non respirano?<\/strong> Noi riteniamo che si debba abrogare il Decreto ANSF 4\/2012. Le norme debbono discendere da un\u2019autorit\u00e0 nazionale che, al fine di evitare scelte legate al profitto, dovrebbe anche determinare quali e quante attrezzature di sicurezza debbano essere operative nelle stazioni, sulle linee, sui treni, nonch\u00e9 dimensionare il personale di sicurezza in modo da garantire il pi\u00f9 possibile l\u2019incolumit\u00e0 pubblica, in funzione del numero di vetture, dei viaggiatori e degli stessi lavoratori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>LA PROPOSTA: INVESTIRE NEL PERSONALE<\/h3>\n<p>I moderni apparati tecnologici hanno innalzato le prestazioni dei servizi di trasporto ferroviario, ma nel campo della sicurezza non si \u00e8 fatto abbastanza; non sarebbe sciocco ipotizzare una maggiore presenza di personale esperto. In fondo anche negli aerei con pilota automatico ci si affida alla competenza e all\u2019intelligenza umana, con due piloti a bordo. Investire in lavoro specializzato non sarebbe poi un grande onere, considerato che nell\u2019arco degli<strong> ultimi 30 anni sono stati cancellati oltre 120mila posti di lavoro in ferrovia, in un\u2019ottica d\u2019impresa privata alla ricerca del profitto<\/strong>. Il personale Ferrovie dello Stato \u00e8 oggi un terzo di quello di allora: a bordo dei treni regionali si fatica ad incontrarlo, nelle stazioni minori \u00e8 inutile cercarlo.\u00a0Meno manodopera in linea, nelle stazioni, macchinista unico, manutenzione affidata alle macchine, eliminazione di binari e scambi in stazione, taglio di numerose linee regionali, abbandono al degrado di numerose stazioni, specialmente sulle reti regionali (mancata manutenzione, chiusura di bagni e fontanelle, eliminazione dei cestini portarifiuti, mancata custodia, assenza di pulizia, ecc.); l\u2019imperativo dominante \u00e8 stato quello di ridurre i costi di impresa con effetti sociali, purtroppo, devastanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>TRENI SOPPRESSI E FERROVIE DEL SUD ABBANDONATE<\/h3>\n<p>Lobby particolari, favorite da governi complici, hanno coltivato il mito dei treni superveloci, con investimenti stratosferici interamente a carico dello Stato (anche la Corte Europea ha di recente evidenziato costi esagerati rispetto ad altri contesti); il tutto a vantaggio di una componente di impresa in regime privato privilegiato e di una minoranza di popolazione (quella che vive nelle metropoli e che godeva gi\u00e0 delle migliori condizioni di trasporto). Di riflesso,<strong> le reti ferroviarie e i servizi interregionali veloci, notturni e regionali sono stati lasciati al degrado,<\/strong> penalizzando fortemente i pendolari, le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, le regioni meridionali. Il gioco \u00e8 stato sin troppo facile: succhiare ingenti risorse allo Stato, per investimenti in infrastrutture, spesso sovradimensionate, talvolta anche inutili, ed attribuire ad imprese private la gestione dei profitti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro esempio sono le autostrade: costruite con i fondi dello Stato, avrebbero dovuto divenire gratuite negli anni \u201890. Invece ne \u00e8 stata affidata la gestione a soggetti privati come i Benetton che pensano principalmente a trarne profitto; un approccio micidiale che conduce a far pagare due volte la comunit\u00e0 degli onesti e, in proporzione maggiore, le fasce pi\u00f9 deboli. Da soggetto privato,<strong> le FS, complici generazioni di ministri, hanno cancellato centinaia di chilometri di rete regionali, lasciando al degrado le linee e le stazioni della provincia<\/strong> e segnatamente quelle del Mezzogiorno, sopprimendo gran parte dei treni a lunga percorrenza fra Sud e Nord, affidando la manutenzione a ditte private con procedure discutibili, cancellando centinaia di corse ogni giorno, generando ad arte il degrado dei servizi ferroviari e dei territori attraversati, dissuadendo la domanda potenziale dal treno a vantaggio di decine di autolinee private.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>TRENI PENALIZZATI A FAVORE DEL TRASPORTO SU GOMMA<\/h3>\n<p>La mancanza di attenzione alle esigenze del pubblico \u2013 come stabilito dalle finalit\u00e0 del Regolamento 1370\/2007\/CE \u2013 sulle reti ferroviarie ordinarie \u00e8 forse un altro tassello di questa strategia; la percezione di insicurezza a bordo da parte dei viaggiatori li <strong>induce ad utilizzare modi di trasporto alternativi, pi\u00f9 dispendiosi e spesso disagevoli,<\/strong> con conseguente danno a quell\u2019ambiente la cui tutela, nelle dichiarazioni del Gruppo FS, sarebbe un obiettivo irrinunciabile. E\u2019 un dato di fatto che stia crescendo a vista d\u2019occhio la distanza fra Nord e Sud, le disuguaglianze fra regioni ricche e regioni in ritardo di sviluppo, fra una minoranza di cittadini privilegiati e una crescente moltitudine di poveri, fra viaggiatori di serie A e pendolari di serie B. Altre nazioni come la Germania non hanno investito in TAV, ma hanno reti efficienti e diffuse, in cui si circola velocemente e si gode di ottimi servizi; la Germania ha agito per fare del suo Sud, la ex Germania dell\u2019Est, una nuova leva di sviluppo a vantaggio dell\u2019intera nazione. E\u2019 sicuramente anche per questo che oggi l\u2019Europa viaggia a due velocit\u00e0, ma quella che corre meglio \u00e8 quella che ha saputo distribuire le risorse, determinare sviluppo diffuso ed evitare le chimere dei TAV e delle grandi opere utili solo alle societ\u00e0 di capitale&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cancellate centinaia di corse, 120mila posti di lavoro in meno e assenza di sicurezza. Nei convogli mancano anche le mascherine per i ferrovieri da usare in caso di incendio. 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