{"id":107036,"date":"2019-03-20T17:19:20","date_gmt":"2019-03-20T16:19:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/resistenza-a-pubblico-ufficiale-in-appello-confermata-assoluzione-per-candido-e-mario-perri\/"},"modified":"2023-01-16T18:24:20","modified_gmt":"2023-01-16T17:24:20","slug":"282951-resistenza-a-pubblico-ufficiale-in-appello-confermata-assoluzione-per-candido-e-mario-perri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/282951-resistenza-a-pubblico-ufficiale-in-appello-confermata-assoluzione-per-candido-e-mario-perri\/","title":{"rendered":"Resistenza a pubblico ufficiale, in appello confermata assoluzione per Candido e Mario Perri"},"content":{"rendered":"<h4>La Corte di Appello conferma la sentenza assolutoria emessa dal Tribunale di Cosenza nei confronti dei fratelli Perri accusati di\u00a0resistenza a pubblico ufficiale<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; Un &#8220;groppone&#8221; di accuse difficili a far scivolare via. Eppure la difesa dei due imputati, rappresentati dagli avvocati Giampiero Calabrese (per Candido Perri) e Angela D&#8217;Elia (per Mario Perri) \u00e8 riuscita a smontare il castello accusatorio udienza dopo udienza.\u00a0Arrestati a giugno del 2011 dai Carabinieri di Cosenza per i reati di <strong>resistenza a pubblico ufficiale aggravato, porto e detenzione di armi in luogo pubblico, droga\u00a0 e favoreggiamento personale<\/strong> a seguito dell\u2019udienza di convalida, il Giudice non convalid\u00f2 l\u2019arresto e rimise in libert\u00e0 i fratelli Perri. Successivamente la Procura della Repubblica di Cosenza emise decreto di citazione a giudizio innanzi il Tribunale di Cosenza\u00a0 solo per <strong>il reato di resistenza a pubblico ufficiale<\/strong>. I rimanenti capi d\u2019imputazione non vennero pi\u00f9 contestati.<\/p>\n<p>Successivamente in dibattimento, anche attraverso una istruttoria con momenti di forte tensione ed attrito in cui i teste di polizia giudiziaria non vennero ritenuti credibili dal Tribunale, <strong>emersero le contraddizioni tra le dichiarazioni delle forze dell&#8217;ordine ed anche nelle loro singole ricostruzioni degli avvenimenti, cos\u00ec come l\u2019assenza di alcuni corpi del reato che dovevano essere stati sequestrati (il coltello, ndc).<\/strong><\/p>\n<p>In primo grado il processo fin\u00ec con <strong>una sentenza assolutoria<\/strong>, appellata dalla Procura Generale. Oggi, dopo che la Corte di appello aveva su richiesta dell&#8217;avvocato Calabrese disposto la rinnovazione dell\u2019istruttoria dibattimentale, la Corte di Appello di Catanzaro, ha <strong>confermato la sentenza assolutoria di primo grado per inammissibilit\u00e0 dell&#8217;appello da parte della Procura Generale di Catanzaro.<\/strong><\/p>\n<p><strong>I FATTI<\/strong><\/p>\n<p>Un gruppo di carabinieri in servizio antidroga nel centro storico intervenne all&#8217;interno di un cortile dove si trovavano all&#8217;incirca una decina di persone. Secondo i carabinieri c&#8217;era un via vai sospetto di motorini e due persone fumavano uno spinello. Durante il loro intervento si sarebbero avventati Mario e Candido Perri, il primo in difesa del secondo reagendo contro il tentativo di perquisizione, tentativo acconsentito dal resto del gruppo. Si legge nell&#8217;ordinanza &#8220;Segu\u00ec un parapiglia all&#8217;esito del quale i due fratelli &#8211; uno dei quali con in mano un coltellino, ma entrambi inveendo in modo oltraggioso e minaccioso contro gli operanti &#8211; vennero resi innocui&#8221;.<\/p>\n<p>I due fratelli giunti in caserma furono tratti in arresto ma il giudice non convalid\u00f2 l&#8217;arresto e rigett\u00f2 l&#8217;applicazione della misura cautelare richiesta nei loro confronti disponendone l&#8217;immediata liberazione. L&#8217;accusa formulata fu &#8220;<strong>per avere in concorso tra loro usato minaccia e violenza allo scopo di impedire il compimento di doveroso atto del loro ufficio di cinque carabinieri<\/strong> mentre questi stavano procedendo alla perquisizione di altri soggetti che erano stati visti in possesso di sostanza stupefacente; per essersi frapposti tra i predetti individui e i militari ostacolando l&#8217;atto di polizia giudiziaria, nonch\u00e8 impedito contro gli operanti sospingendoli all&#8217;indietro e permettendo al gruppo di individui di liberarsi di due involucri di sostanza stupefacente&#8221;.<\/p>\n<h2>L&#8217;istruttoria dibattimentale, il coltello non \u00e8 agli atti<\/h2>\n<p>Durante il processo si acquisisce la comunicazione da parte dei carabinieri del mancato ritrovamento del coltello in sequestro, comunicando che&#8221;non risultava giacente nessun coltello presso quegli uffici che non sono stati riscontrati atti attestanti l&#8217;avvenuto deposito all&#8217;Ufficio corpi reato&#8221;.<\/p>\n<p>Per l&#8217;accusa, i due fratelli avrebbero ostacolato, dunque, i militari nello svolgere il lavoro di controllo ed accertare chi fosse in possesso degli involucri di stupefacente ritrovati a terra. Uno dei militari escussi afferm\u00f2 l&#8217;esistenza di questo coltello a serramanico da 7 centimetri in mano a Candido Perri non menzionato poi negli atti. Un altro militare rispondendo alle domande in aula ricord\u00f2 i fatti accaduti in via Gaeta ma dichiar\u00f2 &#8220;di non sapere attribuire una condotta specifica ai due imputati perch\u00e8 assieme agli altri avrebbero circondato i due carabinieri&#8221;; inoltre\u00a0non ricord\u00f2 frasi o atteggiamenti particolari se non il diverbio tra Candido Perri e il carabiniere: &#8220;il primo fece la voce grossa in quanto riteneva ingiusto quel controllo (una sorta di persecuzione) e gli altri si facevano forti&#8221;.<\/p>\n<h3>La versione dei teste a discarico degli imputati<\/h3>\n<p>Per i teste escussi in aula il parapiglia si verific\u00f2 quando la perquisizione nella piazzetta di via Gaeta si dimostr\u00f2 pi\u00f9 approfondita da parte dei carabinieri &#8220;sondando le parti intime&#8221; dei presenti. Quest&#8217;ultimi chiesero di eseguire la perquisizione nel magazzino del circolo ricreativo. Richiesta negata con la pretesa da parte delle forze dell&#8217;ordine che la perquisizione si svolgesse nella piazzetta. E&#8217; a quel punto che Candido Perri manifest\u00f2 la volont\u00e0 di chiamare l&#8217;avvocato perch\u00e8 quel gesto lo riteneva un abuso. E nessuno vide un coltello durante il parapiglia. Inoltre Candido Perri davanti al Giudice monocratico, in fase di convalida, dichiar\u00f2 di non avere brandito nessun coltello ma &#8220;che fece riferimento ad un tagliaunghie che portava dietro a mo&#8217; di portachiavi e che stava utilizzando per pulire le unghie&#8221;. Il fratello Mario si frappose tra i due per evitare che la lite degenerasse.<\/p>\n<h2>L&#8217;assoluzione<\/h2>\n<p>Il giudice monocratico, in primo grado, motiv\u00f2 l&#8217;assoluzione evidenziando come dall&#8217;istruttoria dibattimentale non emerse nessuna condotta che fosse riconducibile al concetto di violenza o minaccia e che questa poteva essere una percezione dei militari dell&#8217;Arma sentitisi accerchiare dai ragazzi in via Gaeta. Durante il processo l&#8217;unica condotta descritta fu quella del Candido Perri, dello spintone al carabiniere e del possesso di un coltello che non risult\u00f2 in sequestro agli atti. Tra l&#8217;altro il parapiglia sarebbe accaduto dopo la prima perquisizione eseguita su uno dei ragazzi presenti, nessuno armato. Per il giudice, dunque, la condotta di Candido Perri non pregiudic\u00f2 l&#8217;operato delle forze dell&#8217;ordine. Per queste conclusioni i due fratelli furono assolti perch\u00e8 il fatto non sussiste.<\/p>\n<h2>Il ricorso in appello<\/h2>\n<p>La Procura Generale decise di ricorrere in appello nel maggio del 2018, per la decisione &#8220;errata in fatto e in diritto&#8221; sottolineando la condotta minacciosa posta in essere nei confronti dei carabinieri nel mentre gli stessi compivano un atto del loro ufficio. Ma la Corte di appello di Catanzaro ha confermato la sentenza assolutoria dei due imputati<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Corte di Appello conferma la sentenza assolutoria emessa dal Tribunale di Cosenza nei confronti dei fratelli Perri accusati di\u00a0resistenza a pubblico ufficiale<\/p>\n","protected":false},"author":37,"featured_media":107037,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[42],"tags":[],"class_list":["post-107036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/37"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=107036"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107036\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/107037"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=107036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=107036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=107036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}