{"id":110371,"date":"2019-05-26T09:27:22","date_gmt":"2019-05-26T07:27:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/da-presunta-vittima-a-truffatrice-scoperta-impostora-dietro-la-truffa-dello-specchietto\/"},"modified":"2023-01-16T18:28:03","modified_gmt":"2023-01-16T17:28:03","slug":"294802-da-presunta-vittima-a-truffatrice-scoperta-impostora-dietro-la-truffa-dello-specchietto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/294802-da-presunta-vittima-a-truffatrice-scoperta-impostora-dietro-la-truffa-dello-specchietto\/","title":{"rendered":"Da presunta vittima a truffatrice. Scoperta impostora dietro la truffa dello specchietto"},"content":{"rendered":"<h4>Assolto l&#8217;imputato cosentino di 38 anni caduto nella trappola della truffa dello specchietto scoperta grazie alle indagini difensive che hanno smontato il castello accusatorio<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; Un 38enne cosentino fu accusato a febbraio del 2014 di avere investito una donna mentre era alla guida della propria autovettura, una Nissan J 10 in via Vittorio Veneto. L\u2019uomo venne accusato di viaggiare ad una velocit\u00e0 superiore ai 50 km orari e mentre intraprese l\u2019attraversamento della carreggiata, sulle strisce pedonali, di avere investito il pedone che urt\u00f2 contro il veicolo con il braccio e la spalla destra cagionandogli lesioni personali giudicate guaribili in 15 giorni. Il 38enne, dunque avrebbe agito con imprudenza, negligenza ed imperizia nonch\u00e9 in violazione delle norme sulla circolazione stradale.<\/p>\n<p>Fino a questo punto sembrerebbe un normale incidente se non fosse che, in realt\u00e0, sin dall\u2019inizio la storia prese un\u2019altra piega anche perch\u00e9 qualcuno riconobbe che la donna in questione era solita recarsi dalle forze dell\u2019ordine per sporgere denuncia e guadagnare qualche spicciolo. A rubare la scena alla \u201cmalcapitata\u201d ha provveduto la difesa dell\u2019imputato, rappresentata dall\u2019avvocato Giampiero Calabrese, tramite indagini difensive e soprattutto una ricostruzione meticolosa dell\u2019accaduto attraverso la stessa \u201cvittima\u201d che in pi\u00f9 occasioni nel rispondere si contraddisse.<\/p>\n<h2>I FATTI<\/h2>\n<p>Quell\u201911 febbraio del 2014, ben 5 anni fa, il 38enne a bordo della propria autovettura viaggiava accompagnato da moglie e figlio seduti sul sedile posteriore e quindi poco visibili dall\u2019esterno dell\u2019abitacolo. Intorno alle 18 accadde il sinistro, l\u2019urto con la presunta vittima. Il giovane subito dopo si rivolse al cognato, un commerciante della zona per raccontare l\u2019accaduto, visibilmente mortificato e preoccupato anche se il pedone aveva assicurato non avesse riportato nessuna ferita. Ed il cognato raggiunse la donna che si trovava poco distante dal negozio anche perch\u00e9 residente nella stessa zona, per capire cosa fosse successo e se realmente occorresse intervenire per aiutarla. Il cognato dell\u2019imputato, poi diventato teste in Tribunale, invitato a rendere sommarie informazioni davanti agli organi di polizia dichiar\u00f2: \u201cRicordo perfettamente quella sera in quanto sia io che i miei familiari rimanemmo molto colpiti del comportamento della donna. Mi trovavo presso il mio esercizio commerciale quando mi raggiunse mio cognato raccontandomi l\u2019accaduto introno alle 18 all\u2019incrocio tra via Vittorio Veneto e via Trieste si era visto attraversare fulmineamente la strada da una donna. Solo per un colpo di fortuna mio cognato non la invest\u00ec toccandole con lo specchietto alla borsa. La riconobbe solo successivamente dopo essersi fermato per lo spavento. Rimanendo a bordo dell\u2019autovettura le chiese se stesse bene e se le avesse procurato qualche danno o lesione. La donna avrebbe risposto che non era successo nulla e che stava bene: \u201ctutto ok\u201d, e di non avere bisogno di nulla, tant\u2019\u00e8 che la stessa si era allontanata raggiungendo un negozio di ortofrutta.<\/p>\n<p>Per tranquillit\u00e0 di mio cognato raggiunsi la donna rassicurandomi che stesse veramente bene. Quest\u2019ultima si trovava con altre persone intenta a ridere e a scherzare. Mi rassicur\u00f2 che fortunatamente non fosse successo nulla , che potevo stare tranquillo, che lo specchietto avesse soltanto preso la borsa. Andai via ma intorno alle 22 la donna mi contatt\u00f2 sul mio numero di cellulare comunicandomi di trovarsi in Pronto Soccorso per via di una frattura alla spalla. La mattina successiva si present\u00f2 presso il mio negozio insieme alla sorella chiedendomi 100 euro per l\u2019acquisto del tutore che avrebbe dovuto indossare. Sottolineo che la donna non presentava segni di qualcuno che fosse stato investito\u00bb.<\/p>\n<h2>La presunta vittima sporge denuncia e si finisce davanti al giudice<\/h2>\n<p>L\u2019avvocato Giampiero Calabrese coadiuvato dall\u2019avvocato Luana Barone avvia una serie di indagini difensive scoprendo che la donna era solita recarsi dalle forze dell\u2019ordine per sporgere denunce di vario tipo e natura e fa emergere durante il dibattimento tramite escussione dell\u2019imputato che l\u2019impatto avvenne tra la borsa della donna e lo specchietto retrovisore e non tra la donna e l\u2019autovettura dotata di sistema satellitare e quindi in grado di individuare se l\u2019auto, quel giorno avesse o meno impattato contro la donna.<\/p>\n<p>Davanti al giudice vengono escussi il maresciallo dei carabinieri che aveva effettuato gli atti di uffici dichiarando che la donna si era presentata in ufficio raccontando i fatti e per quanto di competenza non aveva compilato nessun rapporto di sinistro ma sentito il cognato dell\u2019imputato. Poi a domanda della difesa ha dichiarato che la donna era solita recarsi in ufficio per sporgere querele di varia natura. Anche il cognato dell\u2019imputato venne sentito facendo emergere un nuovo dato rispetto alle sommarie informazioni rese subito dopo l\u2019incidente: la presunta vittima era una donna conosciuta nel quartiere in quanto era solita chiedere risarcimenti di danni di sinistro non accaduti e proprio in ragione di questo il cognato dell\u2019imputato prefer\u00ec recarsi di persona presso l\u2019ortofrutta per constatarne lo stato di salute. \u00a0Lo stesso imputato venne sentito davanti al giudice il quale raccont\u00f2 nuovamente gli stessi fatti esposti in Sit dal cognato. A questo punto a sciogliere i nodi sono l\u2019esperto assicurativo e la stessa vittima che si contraddice pi\u00f9 di una volta scagionando l\u2019imputato dalle false accuse.<\/p>\n<h2>La consulenza tecnica sul satellitare &#8220;non risultano urti e sinistri&#8221;<\/h2>\n<p>La difesa fa emergere che le auto montanti i satellitari sono forniti di tabulare Unibox crash da cui si pu\u00f2 evincere il crash o minicrash che poi si verific\u00f2 quel giorno spiegandone la differenza: \u201cl\u2019unibox registra il percorso dell\u2019auto nonch\u00e9 tutti gli urti Crash e minicrash e il giorno del presunto sinistro la stampa del minicrash dice che non c\u2019\u00e8 stato nessun sinistro; un impatto con una persona fa parte di quella intensit\u00e0 registrabile dall\u2019Unibox e di conseguenza risulterebbe rilevabile un urto con conseguenze di lesioni guaribili in 15 giorni con lo specchietto retrovisore, qualsiasi tipo di impatto da qualsiasi lato risulterebbe. I chash ed i minicrash vengono rilevati solo da auto in moto.<\/p>\n<p>Nel caso di un minicrash si intende che un piccolo urto di fiancata sinistra sul braccio destro di una persona dovrebbe essere rilevati\u201d. Ma nel caso specifico non fu rilevato nulla; la difesa riusc\u00ec a dimostrare come l\u2019impatto avvenne tra lo specchietto retrovisore e la borsa e non tra braccio e fiancata<\/p>\n<h2>Le continue contraddizioni della vittima portano alla luce la truffa<\/h2>\n<p>Escussa la vittima, a domanda della difesa pi\u00f9 volte cambi\u00f2 versione. Prima dichiar\u00f2 di essere stata investita ed essere stata colpita al braccio destro, dove portava a tracolla una borsa \u201csono rimasta in piedi, mi \u00e8 caduta solo la borsa\u201d. Alla fine della deposizione cambier\u00e0 versione dichiarando che fu colpita talmente forte da roteare e per poco non cadde venendo colpita al braccio e spalla destra. Sempre la vittima in una prima versione dichiar\u00f2 che fu l\u2019imputato a presentarsi e a lasciare il nome e cognome del cognato a cui rivolgersi in caso di bisogno; poi nella seconda versione dir\u00e0 di aver detto subito all\u2019imputato di essersi fatta male e lo stesso chiam\u00f2 il cognato; poi precis\u00f2 a risposta dell\u2019accusa che non cadde a terra ma sbatt\u00e8 contro lo specchietto. Dichiar\u00f2 ancora che dopo aver detto all\u2019imputato di essersi fatta male questi interess\u00f2 subito il cognato e l\u2019incontro avvenne sul posto \u201cun poco pi\u00f9 sopra\u201d, ma dichiar\u00f2 ancora, precedentemente, che dopo aver parlato con l\u2019imputato fossero andati via entrambi e in un\u2019altra versione l\u2019imputato le lasci\u00f2 il nominativo del cognato a cui rivolgersi.<\/p>\n<p>E ancora in una prima versione dir\u00e0 che l\u2019imputato era solo alla guida, poi che lo stesso era in macchina con moglie e figlio seduti sul sedile posteriore (e quindi poco visibili dall\u2019esterno agli occhi dei passanti e quindi della stessa presunta vittima). Dichiar\u00f2 ancora di essersi recata dal cognato dell\u2019imputato insieme alla sorella &#8220;per metterci d\u2019accordo&#8221; e di essere stata aggredita verbalmente e, conseguentemente, di essere andata via e di non avere chiesto soldi, mentre in denuncia dichiar\u00f2 di non essere andata da quest\u2019ultimo subito ma, su richiesta del maresciallo, di essersi recata da lui il giorno dopo.<\/p>\n<h2>Il tragitto in ospedale e il referto &#8220;monco&#8221;<\/h2>\n<p>Rilasci\u00f2 versioni diverse sull\u2019orario in cui si rec\u00f2 a casa e poi in ospedale. Prima giunse a casa alle 18 e poi si rec\u00f2 insieme ai familiari in ospedale verso le 20, con un margine di due ore in cui non sa dare spiegazioni di come trascorre il tempo. Ma nelle dichiarazioni l\u2019abitazione della donna dista dal pronto soccorso cinque minuti mentre il punto dell\u2019impatto solo dieci minuti.<\/p>\n<p>In ospedale il referto medico porta la l\u2019orario 20.45, quindi un lasso di tempo ancora maggiore rispetto a quello dichiarato. Nelle annotazioni si legge trauma contusivo spalla destra ma mancano gli esami radiologici che non furono eseguiti. La stessa sorella della vittima che lavora presso l\u2019ospedale civile dell\u2019Annunziata di Cosenza racconta che l\u2019abitazione dista dall\u2019ospedale solo cinque minuti.<\/p>\n<p>Le due donne si recano dalle forze dell\u2019ordine a sporgere denuncia il giorno successivo e la sorella della vittima precisa che quest\u2019ultima conosceva il cognato dell\u2019imputato; che non avrebbero riferito i dettagli dell\u2019investitore ma solo il modello dell\u2019auto e che nei giorni seguenti la vittima era riuscita ad intravedere l\u2019auto prendendone il numero di targa e trasmettendola al maresciallo dei carabinieri. Tutte dichiarazioni smentite dallo stesso maresciallo dei carabinieri.<\/p>\n<p>Un processo che sarebbe potuto finire con una condanna al risarcimento del danno in favore della vittima se la difesa dell\u2019imputato non avesse agito con arguzia nel ricostruire la dinamica dei fatti e soprattutto evidenziare le varie contraddizioni della vittima che, insieme alla testimonianza tecnica del perito assicurativo hanno scagionato in pieno l\u2019imputato. E la truffa dello specchietto finalmente non fa pi\u00f9 paura. La donna adesso rischia una querela per calunnia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assolto l&#8217;imputato cosentino di 38 anni caduto nella trappola della truffa dello specchietto scoperta grazie alle indagini difensive che hanno smontato il castello accusatorio<\/p>\n","protected":false},"author":37,"featured_media":110372,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[42],"tags":[],"class_list":["post-110371","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosenza"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110371","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/37"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=110371"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110371\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/110372"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=110371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=110371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=110371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}