{"id":111253,"date":"2019-06-13T19:08:05","date_gmt":"2019-06-13T17:08:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cosenza-da-una-diagnosi-di-patologia-della-prostata-alla-morte-due-medici-rinviati-a-giudizio\/"},"modified":"2023-01-16T18:29:02","modified_gmt":"2023-01-16T17:29:02","slug":"298410-cosenza-da-una-diagnosi-di-patologia-della-prostata-alla-morte-due-medici-rinviati-a-giudizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/298410-cosenza-da-una-diagnosi-di-patologia-della-prostata-alla-morte-due-medici-rinviati-a-giudizio\/","title":{"rendered":"Cosenza, da una diagnosi di patologia della prostata alla morte: due medici rinviati a giudizio"},"content":{"rendered":"<h4>Il caso di presunta malasanit\u00e0 si riferisce a fatti accaduti nell&#8217;anno 2017. Gli imputati adesso dovranno rispondere di imprudenza, imperizia e negligenza. Il paziente mor\u00ec a causa di uno shock settico per infezioni <!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; Non avrebbero dovuto differire l\u2019intervento chirurgico e soprattutto trascorsi i 30 \u2013 40 giorni il paziente non fu mai richiamato. Da una patologia curabile un uomo di 80 anni muore per shock settico a causa di sopraggiunta infezione correlata al catetere. Il fatto accade il 5 agosto 2017 presso l&#8217;ospedale civile dell&#8217;Annunziata. Ad essere imputati Francesco Ventura dirigente medico di secondo livello e Emilio De Giacomo in qualit\u00e0 di dirigente medico di primo livello dell&#8217;unit\u00e0 di Urologia dell\u2019Annunziata di Cosenza. Secondo l&#8217;accusa i due medici in cooperazione colposa tra loro, con colpa consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia, in violazione delle linee guida di Urologia, avendo avuto in affidamento e cura nel corso del ricovero avvenuto dal 27 maggio al 21 giugno 2017 il paziente, dopo aver preso atto della malattia farmacologica e dei cateterismi, nel mitigare e risolvere il quadro clinico del predetto nonch\u00e9 del rischio di malattie infettive correlate al catetere, differendo il paziente di 30 \u2013 40 giorni dall\u2019intervento in ragione di <strong>un quadro di insufficienza renale acuta<\/strong> non evincibile dagli esami di laboratorio,\u00a0 <strong>non impedivano la morte del paziente sopraggiunta per aggravamento del processo infettivo in atto ed in conseguenza shock settico.<\/strong><\/p>\n<p>In particolare De Giacomo dimetteva il paziente il 21 giugno procrastinando l\u2019intervento chirurgico e omettendo di ricontattare il paziente per l\u2019intervento stesso;\u00a0Ventura in qualit\u00e0 di dirigente avendo la responsabilit\u00e0 dei malati e di impartire le direttive in ordine alla diagnosi, ometteva di verificare l\u2019attuazione del predetto indirizzo terapeutico chirurgico nonch\u00e9 di contattare il paziente decorso il termine indicato<\/p>\n<p>Le costituite parti civili sono rappresentate dagli avvocati Angelo Pugliese e Giuseppe Lanzino. Gli imputati: Ventura dall&#8217;avvocato Pierluigi Pugliese e De Giacomo dagli avvocati Romei e De Giacomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>I FATTI<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo la denuncia presentata in Procura, l&#8217;uomo si rec\u00f2 al Pronto soccorso dell&#8217;Annunziata accompagnato dai familiari per sottoporsi ad una serie di esami. Venne ricoverato prima presso il reparto di medicina generale e poi in urologia per essere sottoposto ad una serie di consulenze. Nell&#8217;attesa dei risultati clinici rientr\u00f2 a casa ma dovette ritornare per via delle difficolt\u00e0 subentrate per urinare. Ricoverato, gli venne applicato un catetere vescicale e dopo 18 ore il 24 maggio venne dimesso. Si aggrava e il giorno dopo dovette tornare in ospedale. Durante la degenza presso il reparto di urologia, i medici furono concordi nel ritenere necessaria l&#8217;asportazione della prostata, consigliando il ricovero in una casa di cura per un periodo non inferiore ai 30 &#8211; 40 giorni per la stabilizzazione di alcuni parametri.<\/p>\n<p>L&#8217;ottantenne venne ricoverato in una struttura privata, una residenza sanitaria assistenziale (Rsa). Durante il ricovero presso la clinica fu trasferito in ospedale il 21 giugno, 11 luglio e primo agosto. Il due agosto i familiari si recarono in clinica e il paziente fece notare una strana protuberanza addominale accompagnata da forti dolori. Due giorni dopo, il quattro agosto i sanitari della casa di cura constatarono la necessit\u00e0 di trasferire il paziente presso il Pronto soccorso dell&#8217;ospedale civile dell&#8217;Annunziata per l&#8217;aggravarsi delle condizioni di salute. Alla figlia dell&#8217;ottantenne fu chiesto dai medici del pronto soccorso chi fossero i colleghi che avessero preso in cura il padre in quanto erano stati posizionati in modo errato i cateteri.<\/p>\n<p>Rientrata l&#8217;urgenza i sanitari rassicurarono i parenti del rientro del paziente presso la casa di cura, ma dopo pochi istanti lo stesso medico comunic\u00f2 il rientro in tutta fretta dell&#8217;ottantenne in ospedale. Era il 4 agosto 2017: l&#8217;uomo rimase ricoverato in pronto soccorso fino al giorno dopo. I sanitari comunicarono alla famiglia che il paziente non poteva essere dimesso. Dopo poche ore si aggrav\u00f2 e con il passare del tempo le condizioni precipitano fino al momento in cui gli stessi sanitari dovettero comunicare che l&#8217;uomo non avrebbe superato la notte e quindi avrebbero potuto riportarlo a casa per accompagnarlo serenamente a miglior vita. L&#8217;ottantenne mor\u00ec nella notte tra il 5 e il 6 agosto per shock settico.<\/p>\n<p>I periti nominati dalla Procura Cavalcanti e Vercillo, per eseguire l&#8217;esame autoptico, riconobbero profili di responsabilit\u00e0 a diversi livelli del personale che ebbe in cura il paziente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso di presunta malasanit\u00e0 si riferisce a fatti accaduti nell&#8217;anno 2017. Gli imputati adesso dovranno rispondere di imprudenza, imperizia e negligenza. 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