{"id":111957,"date":"2019-06-28T11:15:23","date_gmt":"2019-06-28T09:15:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/morfina-nei-cracker-ai-semi-di-papavero-avvocata-cosentina-vince-causa-con-la-barilla\/"},"modified":"2023-01-16T18:29:49","modified_gmt":"2023-01-16T17:29:49","slug":"300758-morfina-nei-cracker-ai-semi-di-papavero-avvocata-cosentina-vince-causa-con-la-barilla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/300758-morfina-nei-cracker-ai-semi-di-papavero-avvocata-cosentina-vince-causa-con-la-barilla\/","title":{"rendered":"Morfina nei cracker ai semi di papavero. Avvocata cosentina vince causa con la Barilla"},"content":{"rendered":"<h4>La morfina contenuta nello snack con &#8216;semi di papavero&#8217; ha precluso la carriera ad un cosentino, risultato positivo agli oppiacei. E&#8217; iniziata cos\u00ec una lunga causa contro la Barilla durata 11 anni e vinta da Mariaelena D&#8217;Agostino, avvocato del foro di Cosenza. La sentenza crea un precedente importante in Italia che mette in guardia gli utenti che acquistano alimenti con &#8216;semi di papavero&#8217;<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211;\u00a0<strong>Una battaglia legale iniziata quasi 11 anni fa<\/strong>\u00a0e portata tenacemente avanti per dimostrare che in quei cracker prodotti da Barilla\u00a0<strong>contenenti &#8216;semi di papavero&#8217;<\/strong>\u00a0c&#8217;era morfina e\u00a0<strong>che mancavano sull&#8217;etichetta le avvertenze riportate\u00a0<\/strong>della\u00a0<strong>possibile presenza di stupefacenti<\/strong>. In pratica quelle sfoglie sottili e croccanti &#8220;ai 5 cereali&#8221; della Mulino Bianco sono\u00a0<strong>costate la carriera ad un cosentino\u00a0<\/strong>che sebbene non avesse mai assunto alcun tipo di stupefacente in vita sua ma,\u00a0<strong>si \u00e8 visto respinto ad un concorso importante<\/strong>\u00a0perch\u00e9<strong>\u00a0risultato positivo al test degli oppiacei eseguito proprio per l&#8217;accesso a quel concorso.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo lo smarrimento e l&#8217;incredulit\u00e0 iniziale, l&#8217;uomo ha ricollegato la positivit\u00e0 al test con l&#8217;unica cosa che aveva fatto qualche ora prima recandosi al concorso:\u00a0<strong>ovvero mangiare tre pacchetti di cracker della Mulino bianco nel quale erano contenuti i semi di papavero<\/strong>. Difeso dall&#8217;avvocata Mariaelena D&#8217;Agostino, del Foro di Cosenza, l&#8217;uomo<strong>\u00a0ha deciso di diffidare l&#8217;azienda<\/strong>\u00a0ed \u00e8 iniziata\u00a0<strong>una lunga battaglia legale durata ben 11 anni<\/strong>\u00a0e nonostante\u00a0<strong>la richiesta di un accordo bonario alla controparte<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;avvocato <strong>Maria Elena D&#8217;agostino<\/strong>, ha raccontato la vicenda ai microfoni di <strong>Rlb<\/strong><\/p>\n<h4><strong><span style=\"color: #ff0000;\">ASCOLTA\u00a0<\/span><\/strong><\/h4>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/649483793&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<h4>La causa di primo grado<\/h4>\n<p>Nel procedimento di 1 grado la Barilla si era difesa<strong>\u00a0sostenendo che i semi di papavero sono ingredienti del prodotto<\/strong>\u00a0e che, la loro presenza, \u00e8\u00a0<strong>indicata in etichetta dove viene riportata anche la quantit\u00e0 (0,8%)<\/strong>\u00a0sottolineando nella memoria che la\u00a0<strong>presenza di semi era innocua<\/strong>. L&#8217;azienda, inoltre, aveva\u00a0<strong>escluso la connessione tra i cracker ingeriti dall&#8217;uomo e la positivit\u00e0 al test degli oppiacei.<\/strong>\u00a0Nel 2011 arriva la sentenza di primo grado. Il tribunale, nonostante riconosca che i semi di papavero possono contenere oppiacei in quantit\u00e0 tale da far emergere una positivit\u00e0 al test della morfina,\u00a0<b>rigetta comunque la domanda in favore della Barilla<\/b>.<\/p>\n<h4>La vittoria in appello e il risarcimento<\/h4>\n<p>L&#8217;avvocato appella la sentenza di primo grado. Si torna in Corte di Appello per il secondo grado di giudizio.\u00a0<strong>Alla fine del 2016 arriva la sentenza<\/strong>\u00a0che da ragione alla tesi prospettata dall&#8217;avvocato D&#8217;Agostino sin dall&#8217;inizio. Tesi secondo la quale &#8220;<strong>le informazioni in etichetta vengono considerate inadeguate<\/strong>\u00a0perch\u00e9<strong>\u00a0non evidenziano gli effetti collaterali legati all&#8217;ingerimento dei cracker con semi di papavero<\/strong>. Nelle indicazioni infatti, dovrebbe essere riportata una dicitura della\u00a0<strong>presenza, seppur minima, di sostanze stupefacenti<\/strong><strong>.<\/strong>\u00a0Il giudice accoglie le motivazioni e c<strong>ensura la Barilla, &#8216;rea&#8217; di non aver fornito corrette informazioni<\/strong>. Inoltre, concede\u00a0<strong>un risarcimento per danni morali collegati alla vicenda del concorso, oltre al pagamento delle spese legali<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-300811 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Semi-di-papavero-.jpg\" alt=\"\" width=\"485\" height=\"308\" title=\"\"><\/p>\n<h4>&#8220;Non tutto ci\u00f2 che \u00e8 naturale \u00e8 buono&#8221;<\/h4>\n<p><strong>La sentenza d&#8217;appello, passata ingiudicato,<\/strong>\u00a0precisa che\u00a0<strong>\u201c<em>nessuno si aspetta, mangiando dei cracker integrali, di ingerire anche morfina<\/em><\/strong><em>, e di poter<\/em><strong><em>\u00a0essere trovato positivo ai relativi test&#8221;<\/em>.\u00a0<\/strong>Anzi, relativamente al prodotto un questione &#8220;<em>si tratta di\u00a0<strong>un cracker integrale appartenente ad una linea caratterizzata da un&#8217;intensa campagna pubblicitaria<\/strong>\u00a0diretta ad assicurare la leggerezza e la salubrit\u00e0, cos\u00ec da far ritenere che tale alimento rientri tra quelli di maggiore affidabilit\u00e0 ai fini di un&#8217;alimentazione condotta all&#8217;insegna della naturalit\u00e0 . Ta<strong>l<\/strong>e\u00a0<\/em><em>ultimo concetto, nell&#8217;immaginario collettivo segnato appunto da campagne pubblicitarie indirizzate proprio a questo fine, non contiene o non esplicita pi\u00f9 le potenzialit\u00e0 negative che ad esso possono abbinarsi (n<strong>on tutto ci\u00f2 che \u00e8 naturale \u00e8 buono<\/strong>), ma induce\u00a0<\/em>invece a giudicare come un optimum un prodotto che vanti tali caratteristiche&#8221;.<\/p>\n<h4><b>Importanza\u00a0della dicitura sull\u2019etichetta\u00a0\u00a0\u00a0<\/b><\/h4>\n<p>Ancora &#8220;<em>la\u00a0<strong>prospettazione del prodotto va nel senso della sua salubrit\u00e0 e dell\u2019assenza di effetti negativi<\/strong><\/em>\u00a0e che\u00a0<em>la<strong>\u00a0sola dizione \u2018semi di papavero\u2019 riportata sull\u2019etichetta non consente di cogliere che col prodotto si ingerisca anche una sostanza stupefacente qual \u00e8 la morfin<\/strong><\/em><strong>a<\/strong>\u201d. La direttiva CE 2003\/89 ( recepita in Italia col d.lgs 114\/2006 ), stabilisce all&#8217;allegato l , in materia di etichettatura di prodotti \u00a0alimentari, che tutte le spezie e\/o piante aromatiche che\u00a0<strong><em>non superino il 2% di peso nel prodotto finito possono essere indicate nella lista ingredienti solo con il nome della loro categoria<\/em>\u00a0generica, cio\u00e8 &#8220;spezie&#8221; o &#8220;piante aromatiche&#8221;,<\/strong>\u00a0Sicch\u00e8 l&#8217;etichettatura del prodotto &#8211; andrebbe anche oltre la prescrizione.\u00a0<strong>La presenza di morfina non \u00e8 collegata alla percentuale di semi, ma varia da pianta a pianta<\/strong>\u00a0a seconda della modalit\u00e0 di raccolta, e alcuni semi possono essere contaminati. In questa direzione si \u00e8 pronunciata anche l&#8217;Esfa &#8211; Autorit\u00e0 europea per la sicurezza alimentare.<\/p>\n<h4><b>Precedente importante per i consumatori<\/b><\/h4>\n<p>Oggi questa vittoria dell&#8217;Avv. D&#8217;Agostino e del suo cliente, che riscatta pienamente la sua reputazione, c<strong>ontro il colosso Barilla crea un precedente importante e soprattutto vuole essere un modo per mettere in guardia i consumatori sull&#8217;eventuale utilizzo di prodotti con semi di papavero<\/strong>\u00a0che, come per i cracker del Mulino Bianco, seppur &#8216;pubblicizzati&#8217; come naturali, salubri, e leggeri&#8221;\u00a0 hanno invece poi compromesso la carriera di un uomo.\u00a0Nel 2015 il prodotto viene semplicemente &#8216;ritirato&#8217; dal commercio per essere poi riproposto qualche tempo dopo\u00a0<strong>senza i &#8220;semini neri&#8221;<\/strong>. E sebbene la &#8216;cancellazione&#8217; dell&#8217;ingrediente dal prodotto \u00e8 passata praticamente inosservata, anche perch\u00e9 sono molte aziende che ritirano una merce o ne modificano la ricetta, in questo caso il motivo \u00e8 semplice &#8220;i semi di papavero contengono morfina&#8221;. Con l&#8217;auspicio che questo importante traguardo raggiunto dalla nostra concittadina rappresenti un monito anche per le istituzioni affinch\u00e9 rafforzino la tutela dei consumatori con l&#8217;introduzione di norme specifiche volte alla salvaguardia della salute, bene primario e costituzionalmente garantito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morfina contenuta nello snack con &#8216;semi di papavero&#8217; ha precluso la carriera ad un cosentino, risultato positivo agli oppiacei. E&#8217; iniziata cos\u00ec una lunga causa contro la Barilla durata 11 anni e vinta da Mariaelena D&#8217;Agostino, avvocato del foro di Cosenza. La sentenza crea un precedente importante in Italia che mette in guardia gli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":111958,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[42,16],"tags":[],"class_list":["post-111957","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosenza","category-italia"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111957","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=111957"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111957\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111958"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=111957"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=111957"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=111957"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}