{"id":113054,"date":"2019-07-18T13:14:21","date_gmt":"2019-07-18T11:14:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/processo-amelia-vincenzo-iaquinta-estraneo-alla-mafia-ha-agito-per-aiutare-il-padre\/"},"modified":"2023-01-16T18:31:03","modified_gmt":"2023-01-16T17:31:03","slug":"304182-processo-amelia-vincenzo-iaquinta-estraneo-alla-mafia-ha-agito-per-aiutare-il-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/304182-processo-amelia-vincenzo-iaquinta-estraneo-alla-mafia-ha-agito-per-aiutare-il-padre\/","title":{"rendered":"Processo Amelia, Vincenzo Iaquinta estraneo alla mafia. Ha agito per aiutare il padre"},"content":{"rendered":"<h4>L&#8217;ex calciatore e campione del mondo \u00e8 estraneo all&#8217;associazione mafiosa ed ha agito per aiutare il padre. Questo si legge nelle nelle motivazioni della sentenza nel processo Aemilia. Per i giudici, &#8220;lo strettissimo rapporto personale con il padre, condannato a 19 anni, lasciano il dubbio che egli abbia agito al solo scopo di aiutarlo&#8221;.<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il padre \u00e8 stato condannato a 19 anni di carcere ed \u00e8 rit<\/p>\n<p>BOLOGNA &#8211; Vincenzo Iaquinta, ex calciatore campione del mondo condannato a due anni per una irregolare custodia di armi, \u00e8 <strong>ritenuto dai giudici estraneo all&#8217;associazione mafiosa<\/strong>, di cui invece \u00e8 parte il padre, Giuseppe r<strong>itenuto una figura &#8220;strategica nel sodalizio criminoso&#8221; con la &#8216;ndrangheta<\/strong>. Cos\u00ec i giudici nel motivare la sentenza scaturita dal <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/7698\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>processo Aemelia <\/strong><\/a><\/span>\u00a0l<strong>a pi\u00f9 grande inchiesta contro la \u2018ndrangheta radicata nel Nord Italia. <\/strong>L&#8217;estraneit\u00e0 di Iaquinta alla associazione mafiosa e l<strong>o strettissimo rapporto personale con il padre lasciano il dubbio che egli non abbia agito nel perseguimento della finalit\u00e0 tipica contestata bens\u00ec al solo scopo di aiutare il padre<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.repstatic.it\/content\/localirep\/img\/rep-parma\/2016\/04\/26\/212900591-42906577-3d98-4814-a2b8-08b0ca94116d.jpg\" alt=\"Immagine correlata\" width=\"514\" height=\"289\" title=\"\"><\/p>\n<h4>Giudici &#8220;cosa in emilia autonoma ma fedele a Grande Aracri&#8221;<\/h4>\n<p>La cosca di &#8216;ndrangheta emiliana al centro del processo Aemilia \u00e8 un&#8217;<strong>organizzazione autonoma, seppur fortemente legata alla casa madre calabrese<\/strong>. Su questo concetto si sofferma la motivazione della sentenza: &#8220;limponente mole di prove raccolte nel corso del dibattimento ha confermato <strong>l&#8217;insediamento sul territorio di Reggio Emilia e della sua Provincia di una cosca di &#8216;ndrangheta di derivazione cutrese<\/strong>, sviluppatasi e diffusasi anche sul territorio delle province emiliane limitrofe e di quelle della bassa Lombardia, dotata di autonomia sul piano decisionale, organizzativo, economico nonch\u00e9 su quello operativo della esteriorizzazione del metodo mafioso, manifestatosi su questi territori ove si sono consumati la totalit\u00e0 dei reati fine&#8221;. Lo conferma anche &#8220;<strong>l&#8217;autonoma determinazione di strategie pubbliche e politiche da adottare a tutela del gruppo anche nei momenti di fibrillazione<\/strong>&#8221; e la ricerca &#8220;<strong>di contatti con esponenti della politica, della pubblica amministrazione nonch\u00e9 della informazione locale, nel tentativo di influenzarla e di colpirla<\/strong>&#8220;. Ma autonomia non significa &#8220;recisione di qualsiasi rapporto con la casa madre e con il suo capo&#8221;, cio\u00e9 Nicolino Grande Aracri. Ma implica, &#8220;innanzitutto, collaborazione in vista della massimizzazione del reciproco profitto&#8221;. N\u00e9 esclude &#8220;f<strong>edelt\u00e0 e il rispetto che la cosca emiliana deve portare alla casa madre e al suo capo<\/strong>&#8220;, che si traduce in un dovere di informazione, in un ritorno economico (il cosiddetto &#8216;fiore&#8217;).<\/p>\n<h4>La cosca voleva imbavagliare la stampa<\/h4>\n<p>Da un lato &#8220;u<strong>na campagna politico-mediatica&#8221; a sostegno della tesi &#8220;della discriminazione e dell&#8217;isolamento dei cutresi emigrati nella Provincia reggiana diversi anni prima<\/strong>&#8220;. Dall&#8217;altro <strong>azioni per &#8220;condizionare, addirittura imbavagliare, gli organi di informazione&#8221; ritenuti ostili.<\/strong> E&#8217; questa, secondo i giudici del tribunale di Reggio Emilia, una delle grandi strategie attuate dalla cosca emiliana per affermarsi nel territorio. Lo evidenziano gli episodi di minacce a giornalisti al centro del processo, come quella di Gianluigi Sarcone ai danni del direttore di Telereggio Gabriele Franzini. La vicenda &#8220;si inserisce pienamente in una <strong>strategia del gruppo che mirava a controllare, condizionare, financo imbavagliare, la stampa e l&#8217;informazione in generale<\/strong>, per valorizzare la comunit\u00e0 calabrese come risorsa per la collettivit\u00e0 reggiana e per nascondere dietro questa immagine &#8216;pulita&#8217;, il radicamento della criminalit\u00e0 organizzata di origine calabrese. Per fare ci\u00f2 occorreva &#8211; spiegano i giudici &#8211; impedire che venissero divulgate notizie di senso contrario e gravemente nocive per il sodalizio. Ci\u00f2 anche a costo di andare a colpire i singoli giornalisti con azioni intimidatorie&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ex calciatore e campione del mondo \u00e8 estraneo all&#8217;associazione mafiosa ed ha agito per aiutare il padre. Questo si legge nelle nelle motivazioni della sentenza nel processo Aemilia. 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