{"id":116238,"date":"2019-09-24T08:00:37","date_gmt":"2019-09-24T06:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/pedace-e-festa-della-pecorella-tradizione-di-un-culto-tramandato-da-300-anni\/"},"modified":"2023-01-16T18:34:39","modified_gmt":"2023-01-16T17:34:39","slug":"313757-pedace-e-festa-della-pecorella-tradizione-di-un-culto-tramandato-da-300-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/313757-pedace-e-festa-della-pecorella-tradizione-di-un-culto-tramandato-da-300-anni\/","title":{"rendered":"Pedace, &#8220;la Pecorella&#8221;: tradizione e un culto di una festa tramandata da 300 anni"},"content":{"rendered":"<div class=\"thumb tleft\">\n<h4 class=\"thumbinner\">Attesa, emozionante e suggestiva. Simbolo della mansuetudine e rassegnazione della Vergine Maria nel sacrificio alla Croce, la tradizionale festa della Pecorella \u00e8 l&#8217;evento patronale di Pedace che ricade la quarta domenica di settembre<\/h4>\n<\/div>\n<h4><!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CASALI DEL MANCO (CS) &#8211; Con i suoi circa 3500 abitanti Pedace si trova a una trentina di chilometri da Cosenza ed \u00e8 considerato come uno dei centri di maggior interesse storico-antropologico e architettonico della nostra provincia. Arroccato alle pendici del monte Stella, \u00e8 conosciuto con il nome dialettale di <strong>&#8220;timpune e Stilla&#8221; <\/strong>e si affaccia sulla sottostante valle del fiume Cardone. Il suo vasto territorio si estende fino all&#8217;altopiano silano ed ospita anche la cima pi\u00f9 alta, <strong>monte Botte Donato<\/strong>, Ma anche le vette di Timpone Tenna e Timpone Bruno che creano una fusione magica perch\u00e8 da l\u00ec nascono le sorgenti del fiume Crati le cui acque scorrono nel territorio di Aprigliano, passando per Cosenza per tuffarsi nel mar Ionio.\u00a0 Quella della pecorella \u00e8 una festa che racconta la bellezza e la forza di un territorio ricco di tradizione che onora la Madonna con preghiere e canti, a lei dedicati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314296 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/400px-Cavallo_50-08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"334\" title=\"\"><\/p>\n<h3>La pecorella<\/h3>\n<p>La Protettrice di Pedace \u00e8, appunto, la <strong>Madonna Addolorata detta &#8220;La Pecorella&#8221;. <\/strong>Simbolo della mansuetudine e rassegnazione della Vergine Maria nel sacrificio alla Croce. La celebrazione solenne viene caratterizzata col nome di <strong>&#8220;Festa della Pecorella&#8221;<\/strong>. La tradizione narra che i padri cappuccini, nel XVII secolo, erigendo un Convento ed una Chiesa (dell&#8217;Addolorata), introdussero la devozione alla Madonna Addolorata. Pedace ebbe cos\u00ec il suo santuario, il simbolo della fede dei padri. La statua della Madonna \u00e8 custodita per gran parte dell&#8217;anno nella sua chiesa. In occasione della Festa che si svolge a met\u00e0 settembre viene portata nella chiesa dei SS. AA. Pietro e Paolo. Al termine della festa viene nuovamente accompagnata nella Chiesa dell&#8217;Addolorata. Il 25 settembre 1999, in occasione della &#8220;Festa della Pecorella&#8221;, fu fatto il gemellaggio con il comune di <strong>Santa Fiora (Grosseto)<\/strong>, per rafforzare gli scambi sociali, commerciali e culturali fra i due paesi che hanno molte caratteristiche in comune. Il gemellaggio \u00e8 stato possibile perch\u00e9 il sindaco di Santa Fiora, Luigi Vencia, era originario di Pedace.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-313760 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/70112581_10214430786435375_7777764634332758016_n-286x400.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"536\" title=\"\"><\/p>\n<h4>Il cavallo bruciato<\/h4>\n<p>La vigilia della Festa della Pecorella \u00e8 scandita da una <strong>&#8220;processione parallela&#8221;<\/strong> a quella vera del giorno successivo. \u00c8 un antico rito propiziatorio per <strong>favorire la pioggia durante il periodo invernale<\/strong>. Al calare del sole, un cavallo di cartapesta con il suo cavaliere fantoccio viene portato da un volontario sulle spalle e girato per le vie del paese. Il cavallo viene preceduto dal rullio dei tamburi che rappresentano i tuoni, mentre, nella bocca del cavallo vengono accesi dei fuochi d&#8217;artificio, a simboleggiare i fulmini. L&#8217;evento \u00e8 molto atteso dai ragazzi che seguono il cavallo per tutto il suo tour. All&#8217;arrivo sul sagrato della chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, <strong>cavallo e cavaliere vengono dati alle fiamme, in un tripudio di battimani<\/strong>.<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314387 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Festa-della-pecorella.jpg\" alt=\"\" width=\"552\" height=\"381\" title=\"\"><\/h4>\n<h4>Chiese e monumenti<\/h4>\n<p>La principale chiesa del paese \u00e8 la<strong> Chiesa SS. Apostoli Pietro e Paolo<\/strong>, del XVI secolo. \u00c8 formata da tre navate, sulla cui sommit\u00e0 \u00e8 collocata una croce latina. Sulla facciata un rosone centrale che sovrasta il portale d&#8217;ingresso, e due rosoncini nello stile del 1600. Con la sua base pari a 40 x 20 metri \u00e8 la pi\u00f9 grande rispetto alle chiese dei dintorni. Posta nello spiazzo chiamato <strong>&#8220;Le Pezze&#8221;,<\/strong> nel 1500 aveva di fronte l&#8217;ospizio di San Nicol\u00f2 e a sinistra la Chiesa della Confraternita di Santa Maria della Pace. Sull&#8217;ultimo arco, a destra, conserva ancora una decorazione in pietra del 1580, data in cui venne fatta una ristrutturazione e un ampliamento. Il 7 settembre 1539, il re Carlo V, per ricambiare alcuni doni ricevuti dagli abitanti dei casali, elev\u00f2 24 chiese calabresi a cattedrali, tra le quali la chiesa di Pedace. Con il terremoto del 1638 venne aggiunta una nuova cappella con il titolo di S. Maria della Misericordia o dei Suffragi. Al suo interno \u00e8 presente la <strong>Cappella del Sacramento<\/strong> in stile barocco, il presbitero in legno di noce intarsiato del 1806, l&#8217;altare maggiore in legno in stile barocco napoletano. Diversi dipinti presenti: &#8220;<strong>La pesca miracolosa&#8221;<\/strong> e <strong>&#8220;La Trinit\u00e0&#8221;<\/strong> e il cielo dipinto del 1771 sono attributi al pittore Cristoforo Santanna. Sull&#8217;arco dell&#8217;abside si eleva la cupola, intessuta con vimini e dipinta da un certo Bevacqua di Spezzano della Sila al culmine della quale \u00e8 rappresentata la colomba dello Spirito Santo che incombe sul presbiterio. Il pulpito in legno di noce e castagno del 1700 e opera di alcuni artigiani locali \u00e8 attaccato alla penultima colonna di destra. Nella sagrestia invece sono presenti stipi in noce intarsiata del 1848 ad opera di Giuseppe Leonetti di Serra Pedace.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314408 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/festa-pecorella-pedace-03.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"382\" title=\"\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella piazza a lato della chiesa \u00e8 presente il <strong>Campanile<\/strong> che si eleva su quattro livelli ed \u00e8 alto 37 metri. In passato era in stile romanico, cos\u00ec come si pu\u00f2 osservarlo nel quadro della pala dell&#8217;altare maggiore presente nella <strong>Chiesa di S. Maria di Monte Oliveto<\/strong>. Composto da cinque piani, terminava a cuspide piramidale quadrata. Quest&#8217;ultima e il quinto piano rovinarono in seguito ad un terremoto nel 1800 e al loro posto fu costruito un tamburo sulla quale poggia una snella cupola e una lanterna dove, nel 1912, vennero collocate la tre campane dell&#8217;orologio. Le due pi\u00f9 piccole vennero rifuse nel 1977. La pi\u00f9 grande, rifusa anch&#8217;essa nel 1803, si dice &#8220;sorella&#8221; di un&#8217;altra presente a Celico. Custodisce al suo interno una capsula del tempo collocata dal sindaco Rita Pisano in memoria alle generazione future che avranno l&#8217;onore di aprirla. Il campanile \u00e8 stato nuovamente restaurato negli anni 2000. In corrispondenza di alcuni cantoni del campanile sono presenti delle maschere apotropaiche contro il malocchio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314407 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/festa-pecorella-pedace-02.jpg\" alt=\"\" width=\"549\" height=\"398\" title=\"\"><\/p>\n<p>La <strong>Chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto<\/strong> fu costruita nel 1563 dai frati del luogo che vi avevano annesso un convento. Nella facciata principale, si apre il portone ad arco sormontato da una monofora ad arco. L&#8217;interno, ad un&#8217;unica navata, custodisce un polittico su tela firmato Hippolitus Burghesius del 1612 raffigurante la<strong> Madonna di Monte Oliveto tra San Pietro, San Paolo<\/strong>,<strong> San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista<\/strong>. Nella parte in basso, \u00e8 possibile notare la <strong>Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo<\/strong> affiancata dal campanile, cos\u00ec com&#8217;era all&#8217;epoca dell&#8217;artista. Il dipinto rappresenta una notevole ricchezza d&#8217;arte per Pedace. \u00c8 ormai diventata tradizione far visita la notte di Pasqua alla Madonna di Monte Oliveto. Al termine della messa, i fedeli della parrocchia di Pedace, insieme a quelli di Serra Pedace, si recano nella<strong> Chiesa di Santa Maria<\/strong> per<em>&#8220;ricevere le grazie&#8221;<\/em> dalla Madonna. La tradizione nacque in passato, come forma di omaggio, perch\u00e9 secondo i fedeli aveva protetto il paese durante i forti terremoti dei secoli scorsi. La visita \u00e8 accompagnata dall&#8217;esibizione della banda musicale di Pedace e dall&#8217;accensione di un fuoco nello spiazzo a lato della Chiesa.<\/p>\n<p>La <strong>Chiesa dell&#8217;Addolorata<\/strong>, presente in via Cappuccini. Originariamente era annessa al vicino convento che venne chiuso dopo il terremoto del 1783 e definitivamente abbandonato dai religiosi nel 1866 dopo l&#8217;incameramento dei beni ecclesiastici. Il convento \u00e8 stato distrutto per dare spazio al cimitero comunale. La chiesa, invece, \u00e8 stata ristrutturata di recente. Nella Chiesa viene conservata la statua della Vergine Addolorata, detta &#8220;La Pecorella&#8221;. Ogni anno, alcuni giorni prima della festa patronale, la statua viene portata in processione nella Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. La settimana successiva alla &#8220;Festa della Pecorella&#8221;, la Madonna viene poi riaccompagnata nella sua Chiesa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-313776 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convento_di_San_Francesco_di_Paola_Pedace-533x400.jpg\" alt=\"\" width=\"533\" height=\"400\" title=\"\"><\/p>\n<p>Il <strong>Convento di San Francesco di Paola<\/strong> venne costruito nel 1617 sui resti del cenobio della confraternita di Santa Maria della Pietra. Il complesso architettonico a base rettangolare \u00e8 collocato su un masso di notevoli dimensioni. Una leggenda popolare narra che il progetto iniziale prevedeva la costruzione del convento, all&#8217;inizio della strada. In quello stesso punto, attualmente \u00e8 presente una piccola croce realizzata da alcuni fedeli come forma di devozione al santo. Sempre secondo la tradizione, si tramanda, che gli operai addetti alla costruzione del convento, ogni mattina trovavano i materiali inspiegabilmente spostati sul grande masso. I manovali riportavano i materiali nel luogo prestabilito, ma il giorno successivo li trovavano nuovamente spostati sul masso. Non si sa quante volte si ripet\u00e9 questo fenomeno. Alla fine compresero che era volont\u00e0 del santo la collocazione della pietra angolare sulla roccia monumentale, e cos\u00ec decisero di costruivi il complesso. Sotto la struttura \u00e8 presente anche un tunnel di trenta metri, chiamato<strong> &#8220;Lamia&#8221;.<\/strong> Al suo interno sono ancora presenti due vecchi abbeveratoi, alimentati da una sorgente di acqua limpida e fresca, dove anticamente trovavano ristoro gli asinelli di ritorno dal lavoro dai monti vicini. L&#8217;intera struttura, con il passare del tempo, ha subito ingenti danni. Ristrutturato di recente, \u00e8 stato destinato a centro culturale per ospitare concerti, rappresentazioni teatrali, convegni, meeting e cerimonie private. In basso, all&#8217;altezza del fiume, nel 1799 venne costruito un antico mulino utilizzato dei frati.<\/p>\n<h4>La cucina tradizionale: &#8220;la cucc\u00eca&#8221;<\/h4>\n<p>La<strong> cucc\u00eca<\/strong> \u00e8 il tradizionale piatto preparato in occasione della Festa della Pecorella. E&#8217; tipico della provincia cosentina, a base di grano bollito, carne di capra e spezie. Viene preparato tradizionalmente nei comuni della fascia pre-silana. Per la preparazione si usa un contenitore tradizionale in terracotta che prende il nome di<strong> pignata<\/strong>. I primi accenni relativi a questa antica tradizione sono stati scritti da Vincenzo Padula, prete, poeta di Acri. Si Segnala una pietanza simile in Sicilia che per\u00f2 \u00e8 un dolce. Attualmente non ci sono certezze sull\u2019origine. Per assonanza e somiglianza, un\u2019 ipotesi \u00e8 quella della derivazione dal cous-cous, il tipico piatto arabo e saraceno. Per tale ragione il piatto risalirebbe alle origini dei casali pre-silani, quando i saraceni invasero Cosenza. Degna di nota \u00e8 la particolarit\u00e0 dell\u2019aggiunta di carne di maiale a quella di capra (della tradizione saracena) che sembra come l\u2019appropriarsi di una pietanza, per negarla a chi \u00e8 di tradizione mussulmana e ritiene il maiale un animale impuro. Un\u2019altra ipotesi sull\u2019origine, non verificata storicamente e che fa parte della tradizione orale e riguarda i casali dell\u2019area pre-silana, \u00e8 quella secondo cui <strong>il nome \u201cCucc\u00eca\u201d deriverebbe dal processo di selezione del grano che veniva fatto chicco per chicco per separarlo dalla \u201cvecc\u00eca\u201d<\/strong>. Secondo quest\u2019ultima ipotesi l\u2019origine del piatto viene fatta risalire al XXVI sec. d.C. quando fu realizzato il convento di S. Francesco di Paola a Pedace, costruito sui resti del cenobio della confraternita di S. Maria della pietra. Anticamente la Cucc\u00eca veniva accompagnata sempre da un bicchiere di vino rosso in modo tale da smorzare il gusto particolare della capra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-314290 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Cucc\u00eca_presilana_salata_opt-533x400.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"374\" title=\"\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attesa, emozionante e suggestiva. 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