{"id":116876,"date":"2019-10-02T06:06:48","date_gmt":"2019-10-02T04:06:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/lavoro-sottopagato-30-lavoratori-detenuti-vincono-vertenza-contro-il-ministero-di-giustizia\/"},"modified":"2023-01-16T18:35:22","modified_gmt":"2023-01-16T17:35:22","slug":"316129-lavoro-sottopagato-30-lavoratori-detenuti-vincono-vertenza-contro-il-ministero-di-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/316129-lavoro-sottopagato-30-lavoratori-detenuti-vincono-vertenza-contro-il-ministero-di-giustizia\/","title":{"rendered":"Lavoro sottopagato, 30 lavoratori-detenuti vincono vertenza contro il Ministero di Giustizia"},"content":{"rendered":"<h4>Quando si parla di lavoro &#8216;intramurario&#8217; \u00e8 difficile immaginare il lavoro svolto dai detenuti come un lavoro \u201cnormale\u201d. Il lavoro <strong>anche se svolto da persone detenute, deve essere retribuito come da contratto collettivo nazionale<\/strong><!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; l&#8217;Associazione Yairaiha Onlus rende nota la notizia legata a 30 lavoratori-detenuti ai quali viene riconosciuto il pieno diritto ad una giusta ed equa retribuzione. &#8220;Nella percezione comune il lavoro in carcere equivale ad una estensione della pena stessa con funzione retributiva sfiorando, pertanto, l\u2019idea tanto cara a certa politica, che auspica la reintroduzione dei lavori forzati. Sempre pi\u00f9 frequentemente si ha notizia di protocolli d\u2019intesa che coinvolgono vari enti, pubblici e privati, che vedono impiegata manodopera detenuta a titolo volontario o gratuito, sostituendo alla retribuzione della prestazione lavorativa il bollino della \u201cbuona condotta\u201d. Ma cos\u00ec non \u00e8. Il lavoro &#8211; riporta una nota dell&#8217;Associazione Yairaiha Onlus &#8211; <strong>anche se svolto da persone detenute, deve essere retribuito come da contratto collettivo nazionale<\/strong>, in base alle mansioni svolte e alle ore. Il principio riconosciuto e sancito all\u2019interno della Costituzione, del Codice Civile e nelle norme dell\u2019Ordinamento Penitenziario fissa l\u2019assoluta parit\u00e0 di diritti tra il detenuto lavoratore e il lavoratore libero&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;I detenuti che all\u2019interno delle case di detenzione italiane svolgono mansioni lavorative dai nomi alquanto anacronistici quali \u201cspesino\u201d, \u201cscopino\u201d, \u201cpiantone\u201d, \u201cportavitto\u201d non vedono adeguarsi la loro mercede (la retribuzione di chi lavora appunto nelle carceri) dal lontano 1993 in quanto \u00e8 da allora che per la mancanza di fondi la<strong> Commissione Ministeriale responsabile di disporre gli adeguamenti<\/strong> non si riunisce, quindi \u00e8 da oltre 20 anni che l\u2019Amministrazione Penitenziaria e per suo tramite il Ministero della Giustizia si trova ad essere causa di discriminazione dimenticando la funzione di rieducazione che invece deve essere garantita ma soprattutto tale condotta va a scapito dell\u2019affermarsi di una valida cultura del lavoro all\u2019interno degli istituti penitenziari&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Pertanto al fine di vedere riconosciuti i propri diritti in ambito lavorativo &#8211; prosegue l&#8217;Associazione &#8211; decine di detenuti che scontano la propria pena nelle case circondariali di tutta la penisola, tra cui Voghera, <strong>Catanzaro<\/strong>, Oristano, Parma, Novara e Tolmezzo, ecc., si sono rivolti all\u2019associazione Yairaiha che ha investito i legali avv. Giuseppe Lanzino e avv. Marco Aiello, del <strong>Foro di Cosenza<\/strong>, e i consulenti del lavoro dott. Lino Landro e il dott. Alessandro Occhiuto per rielaborare le differenze retributive e promuovere l\u2019azione legale&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Sono gi\u00e0 oltre 30 i contenziosi intrapresi contro il Ministero della Giustizia ai fini della corresponsione ai detenuti lavoratori delle differenze retributive cui hanno pieno diritto stante la violazione dell\u2019art. 22 dell\u2019ordinamento penitenziario ai sensi del quale la cosiddetta \u201cmercede\u201d non deve essere inferiore ai due terzi della retribuzione stabilita per gli altri lavoratori della stessa categoria del CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro) in vigore ma per l\u2019appunto, a causa di tale violazione in forza del mancato adeguamento dei livelli retributivi per carenze economiche, la forbice tra i compensi di chi \u00e8 \u201cfuori\u201d e chi \u00e8 \u201cdentro\u201d si \u00e8 allargata sempre di pi\u00f9 determinando i detenuti legittimati a rivolgersi all\u2019Autorit\u00e0 competente. Finora<strong> ogni ricorso iscritto alla sezione lavoro del Tribunale di Roma<\/strong> si \u00e8 <strong>concluso con successo<\/strong> e anche in breve termine in quanto, al fine di accelerare le tempistiche e con l\u2019assenso dei lavoratori, sono state avanzate proposte transattive sinora tutte accettate dall\u2019Amministrazione Penitenziaria, per cui in tempi celeri i detenuti lavoratori hanno visto tutelato il proprio diritto ad una giusta ed equa retribuzione&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di lavoro &#8216;intramurario&#8217; \u00e8 difficile immaginare il lavoro svolto dai detenuti come un lavoro \u201cnormale\u201d. 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