{"id":121498,"date":"2019-12-18T15:51:20","date_gmt":"2019-12-18T14:51:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/truffe-on-line-auto-e-pezzi-di-ricambio-mai-consegnati-in-4-arrestati-a-bisignano\/"},"modified":"2023-01-16T18:40:40","modified_gmt":"2023-01-16T17:40:40","slug":"330561-truffe-on-line-auto-e-pezzi-di-ricambio-mai-consegnati-in-4-arrestati-a-bisignano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/330561-truffe-on-line-auto-e-pezzi-di-ricambio-mai-consegnati-in-4-arrestati-a-bisignano\/","title":{"rendered":"VIDEO &#8211; Truffe on-line, auto e pezzi di ricambio mai consegnati. In 4 arrestati a Bisignano"},"content":{"rendered":"<h4>Pubblicavano, copiandoli da altri siti, annunci per la vendita online di auto e pezzi di ricambio. Incassavano i soldi della caparra e sparivano. Accertate oltre 60 truffe e i quattro, percepivano anche il reddito di cittadinanza<\/h4>\n<h4><!--more--><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>BISIGNANO (CS) &#8211; <strong>Quattro persone sono state arrestate da Carabinieri e polizia postale di Cosenza che hanno accertato 60 truffe online<\/strong> perpetrate sull&#8217;intero territorio nazionale, per un danno complessivo di circa 20mila euro. <strong>Tre degli arrestati appartengono allo stesso nucleo familiare<\/strong>. Si tratta di due fratelli e della moglie di uno dei due. \u201cQuesta \u00e8 <strong>la frontiera del cybercrime<\/strong> che presi singolarmente non destano particolare allarme, se non per le vittime che lo subiscono, ma denotano un\u2019aggressione al patrimonio dell\u2019intera collettivit\u00e0 fatta con metodi subdoli\u201d. Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo, parlando con i giornalisti, a margine della conferenza stampa in merito ai quattro arresti per truffe online nel Cosentino. \u201cAbbiamo individuato \u2013 ha poi aggiunto il procuratore Mario Spagnuolo \u2013 un\u2019associazione per delinquere, un gruppo di persone che per professione erano dedite a commettere questi reati, erano organizzati e avevano una grande capacit\u00e0 organizzativa. Il tutto \u00e8 stato possibili ricostruirlo grazie all\u2019intelligenza degli investigatori e questa \u00e8 la terza o quarta volta sul territorio nazionale che si configura l\u2019ipotesi dell\u2019associazione per delinquere\u201d.\u00a0<strong>La truffa, come spesso accade, avveniva utilizzando Internet<\/strong>: il gruppo pubblicava degli annunci per la vendita di auto e pezzi di ricambio, copiati da siti stranieri, su un sito di e-commerce italiano (subito.it, kijiji.it, ebay.it) che ovviamente attiravano l&#8217;attenzione delle potenziali vittime.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/PBXdbOMJx-c\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Una volta incassato il denaro della caparra, <strong>i quattro non spedivano mai la merce attuando la truffa ai danni degli ignari clienti ai quali non rimaneva oltre che sporgere denuncia<\/strong>. \u201cSostanzialmente il gruppo reperiva da siti esteri annunci relativi a veicoli storici, che venivano ricollocati su piattaforme di vendita online italiane. Da qui partivano delle trattive con ignari clienti, finalizzate, sostanzialmente, ad acquisire quanto prima la caparra, tramite carte Postepay\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto riferito dal comandante dei carabinieri di Cosenza, colonnello Piero Sutera. \u00a0<strong>Gli arrestati, che vivono tutti a Bisignano<\/strong>, sono L. M. di 33 anni e V. N. di 35 anni, entrambi finiti in carcere. Gli altri due M. M. di 35 anni e S. R. di 26 anni, sono finiti invece ai domiciliari. <strong>Tre degli arrestati percepivano anche il reddito di cittadinanza. <\/strong>\u201cUna delle cose che i malfattori non possono fare su internet \u00e8 cancellare completamente le tracce. Poi, a seconda dei casi, se le tracce portano all\u2019estero ci sono delle complicazioni che implicano la collaborazione internazionale con le altre forze di polizia e i gestori delle piattaforme, ma infine, nella maggior parte dei casi riusciamo a risalire agli autori\u201d. Ha dichiarato Vincenzo Cimino dirigente del compartimento della polizia postale e della comunicazione per la Calabria.<\/p>\n<h4><b>Un vero e proprio sodalizio\u00a0criminale<\/b><\/h4>\n<p>Un sodalizio organizzato e strutturato con una ben definita ripartizione dei compiti: dall\u2019incaricato alla pubblicazione degli annunci sui principali siti di <em>e-commerce<\/em>, all\u2019addetto alle trattative telefoniche (<em>con tanto di accento tipico lombardo per convincere i malcapitati della genuinit\u00e0 dell\u2019interlocutore<\/em>), fino ad arrivare all\u2019autista per accompagnare gli altri a prelevare il denaro provento delle truffe.<strong>\u00a0Tutti gli indagati erano ben consapevoli delle modalit\u00e0 operative e delle finalit\u00e0 illecite del gruppo stesso<\/strong> condividendone gli scopi ed i metodi comuni. Un disegno criminoso architettato nei minimi dettagli per soddisfare le esigenze economiche di tutti gli appartenenti, tre dei quali, tra l\u2019altro, percepivano il \u201c<strong>reddito di cittadinanza<\/strong>\u201d, motivo per il quale sono state informate le autorit\u00e0 competenti per la revoca del citato beneficio. Tra l\u2019altro, in \u00a0una delle conversazioni captate, uno degli indagati diceva, in ordine al denaro disponibile per le varie esigenze personali e familiari \u201c \u2026<em>ora devi finire questi (ndr soldi) del reddito di cittadinanza e poi ti metti a lavorare<\/em>\u2026\u201d, affermazione cui facevano seguito delle risate da parte di entrambi gli interlocutori.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9036\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-330604\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9036\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"302\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p><strong>Il<\/strong> \u201c<strong>modus operandi<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>La strategia operativa, ben collaudata, era sempre la stessa e si sviluppava nelle seguenti fasi:<\/p>\n<ul>\n<li>reperimento delle immagini di reali annunci di vendita di <strong><em>veicoli di interesse storico<\/em><\/strong> da siti di <em>e-commerce<\/em> stranieri (<em>con annesse foto delle vetture e dei relativi documenti di propriet\u00e0<\/em>);<\/li>\n<li>pubblicazione dell\u2019annuncio e relativa trattativa telefonica con le vittime (<em>riproducendo addirittura un accento tipico lombardo<\/em>);<\/li>\n<li>invio dei dati della <em>poste-pay<\/em> su cui effettuare il pagamento e della <strong>carta di identit\u00e0 di uno degli arrestati<\/strong> (in passato residente nel comune di Brembate di Sopra in provincia di Bergamo);<\/li>\n<li><strong>pressione psicologica<\/strong> sulle vittime finalizzata ad indurle a versare subito un acconto di qualche centinaia di euro a titolo di \u201c<em>caparra<\/em>\u201d (<em>simulando la presenza di numerosi altri potenziali acquirenti<\/em>);<\/li>\n<li><strong>rimozione dell\u2019annuncio dal Web<\/strong> una volta ricevuta la caparra (al fine di convincere la vittima della seriet\u00e0 del venditore e del buon esito della trattativa);<\/li>\n<li><strong>immediato prelievo del denaro contante<\/strong>, a seguito del quale i malviventi si rendevano irreperibili.<\/li>\n<\/ul>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9037\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-330562\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9037\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"341\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p><strong>L\u2019approccio <\/strong><strong>con le vittime, le truffe e il g<\/strong><strong>ergo<\/strong><strong> utilizzato<\/strong><\/p>\n<p>Nella gran parte delle truffe l\u2019incaricato alle trattative faceva intendere di essere particolarmente prudente nell\u2019approccio con i potenziali acquirenti in quanto in diverse occasioni era stato \u201c&#8230;<strong><em>fregato da alcuni farabutti<\/em><\/strong>&#8230;\u201d, come nel caso della finta consegna di un mezzo pesante in Trentino Alto Adige. Nello specifico caso, facendo intendere di dover sostenere ulteriori spese per portare il mezzo in visione al potenziale cliente, \u00a0i malviventi <strong>si facevano versare la somma di 250<\/strong> <strong>\u20ac<\/strong> quale anticipo sulle spese di trasporto a domicilio del mezzo, ma una volta incassato il denaro facevano perdere le proprie tracce.\u00a0In un\u2019altra circostanza, invece, i malviventi si dicevano quasi \u201c..<strong>dispiaciuti<\/strong><strong>..\u201d<\/strong> per aver raggirato una vittima che, pur di accaparrarsi un motociclo in vendita, dapprima faceva parlare il figlio con il finto venditore (<em>atteso che il ragazzo sarebbe stato il destinatario del regalo<\/em>) e successivamente si metteva in viaggio <strong>percorrendo quasi 500 km pur di avere il mezzo<\/strong>. I sodali commentavano l\u2019accaduto dicendo che \u201c..<em>era un peccato che si faceva tutti quei chilometri per nulla e che era il caso di richiamarlo e dire che il mezzo era stato venduto e di tornare indietro, ma non prima di aver prelevato le <\/em><strong><em>200<\/em><\/strong> <strong><em>\u20ac<\/em><\/strong><em> di caparra<\/em>\u201d. Infine, per tutti i sodali la consumazione di truffe doveva intendersi come una sorta di vero e proprio \u201c<strong>lavoro<\/strong>\u201d, tanto \u00e8 vero che il leader e promotore del sodalizio veniva in pi\u00f9 circostanze chiamato durante le conversazioni \u201c<strong>capo<\/strong>\u201d o \u201c<strong>datore di lavoro<\/strong>\u201d. Paradossalmente, quando gli affari andavano male, commentavano dicendo che \u201d.. il lavoro andava male e che se gli affari continuavano ad andare male <strong><em>dovevano andare a rubare<\/em><\/strong>..\u201d.<\/p>\n<p>La dimostrazione pi\u00f9 evidente della consapevolezza dell\u2019\u201cimpiego stabile\u201d nella conduzione delle truffe on line si poteva desumere, altres\u00ec, da una conversazione nella quale una delle indagate raccontava al marito, anch\u2019egli indagato quale promotore dell\u2019associazione per delinquere, che la loro figlia minore aveva dovuto fare dei disegni a scuola raffiguranti le attivit\u00e0 che facevano in famiglia. In tale circostanza la minore rappresentava il padre mentre era seduto in casa a lavorare sodo al computer. A tale affermazione l\u2019interessato rispondeva <em>\u201c<strong>\u2026io vendo\u2026compro\u2026vendo\u2026 che c\u2019\u00e8 di male\u2026non vado in ufficio\u2026per\u00f2 faccio sempre al computer\u2026non faccio nulla di male<\/strong>\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>L<\/strong><strong>a cooperazione con il compa<\/strong><strong>rtimento della polizia postale C<\/strong><strong>alabria<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso delle attivit\u00e0 investigative i militari operanti, anche grazie all\u2019importante ausilio di personale della Polizia Postale della Calabria &#8211; Sezione di Cosenza, riuscivano a risalire, tramite l\u2019indirizzo IP (<em>internet protocol<\/em>), al personal computer utilizzato dal gruppo criminale per perpetrare le innumerevoli condotte illecite. Nel corso delle perquisizioni eseguite durante l\u2019esecuzione delle misure, il personale della Polizia Postale ha proceduto, unitamente ai Carabinieri della Compagnia di Rende, a sequestrare il PC ed i telefoni cellulari in uso agli indagati.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9038\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-330602\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9038\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"319\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p><strong>\u201cN<\/strong><strong>on suonate se cercate <\/strong><strong>V<\/strong><strong>incenzo o <\/strong><strong>Lo<\/strong><strong>renzo non abitano qui!\u201d<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 questo <strong>il disperato appello che un cittadino del comune di\u00a0 Brembate di Sopra in provincia di Bergamo<\/strong> aveva appeso fuori dal citofono. In diverse occasioni, infatti, il malcapitato aveva ricevuto innumerevoli visite dalle persone che si presentavano per vedere i veicoli messi in vendita e, ancora peggio, dalle vittime delle truffe che con toni accesi si rivolgevano all&#8217;attuale proprietario dell\u2019abitazione, la cui unica sfortuna era quella di dimorare in un\u2019abitazione al medesimo numero civico ove in passato aveva risieduto uno dei sodali, come indicato nella vecchia carta di identit\u00e0 che era solito inviare via WhatsApp alle vittime per fornire loro garanzie circa la seriet\u00e0 dell\u2019affare. Una delle vittime, fortemente risentito di quanto subito, quale vendetta effettuava un acquisto su altro sito di e-commerce utilizzando il nominativo ed il documento a suo tempo ricevuto dal truffatore, nonch\u00e9 i dati relativi alla poste pay da questo utilizzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicavano, copiandoli da altri siti, annunci per la vendita online di auto e pezzi di ricambio. Incassavano i soldi della caparra e sparivano. 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