{"id":123625,"date":"2020-01-29T06:48:09","date_gmt":"2020-01-29T05:48:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/operazione-contro-la-pericolosa-cosca-labate-14-arresti-sequestri-anche-a-cosenza\/"},"modified":"2023-01-16T17:51:57","modified_gmt":"2023-01-16T16:51:57","slug":"337114-operazione-contro-la-pericolosa-cosca-labate-14-arresti-sequestri-anche-a-cosenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/337114-operazione-contro-la-pericolosa-cosca-labate-14-arresti-sequestri-anche-a-cosenza\/","title":{"rendered":"Blitz &#8220;Helianthus&#8221; contro la cosca Labate: 14 arresti tra Reggio, Roma e Cosenza"},"content":{"rendered":"<h4>Operazione scattata all&#8217;alba della Polizia che sta eseguendo anche perquisizioni e sequestri. Nel mirino la pericolosa cosca Labate<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un&#8217;operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, \u00e8 scattata all&#8217;alba per l&#8217;esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare delle quali <strong>12 in carcere e 2 agli arresti domiciliari<\/strong>, emesse nei confronti di capi, luogotenenti ed affiliati alla pericolosa cosca <strong>Labate<\/strong>, intesa &#8220;Ti Mangiu&#8221;, di Reggio.<\/p>\n<p>I soggetti arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di <strong>associazione mafiosa e di diverse estorsioni aggravate<\/strong> dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalit\u00e0 di agevolare la &#8216;ndrangheta. Gli investigatori della Squadra mobile reggina, con il coordinamento del Servizio centrale operativo, e coadiuvati da personale del Reparto prevenzione crimine, stanno eseguendo anche numerose perquisizioni e sequestri di imprese e societ\u00e0. Nell&#8217;operazione sono impiegati un centinaio di agenti.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Le intercettazioni<\/strong><\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0aL8ypSjvvA\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h4>La cosca nel settore alimentare, nella distruzione di carburanti fino al gioco d&#8217;azzardo<\/h4>\n<p>Beni per un valore di circa un milione di euro sono stati sequestrati nel corso dell&#8217;operazione, <strong>denominata &#8220;Helianthus<\/strong>&#8220;, condotta dalla polizia contro la cosca Labate di Reggio Calabria tra <strong>Reggio, Roma, e Cosenza<\/strong>. L&#8217;inchiesta\u00a0 ha consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche criminali del clan Labate, <strong>una delle pi\u00f9 temibili e potenti articolazioni della &#8216;ndrangheta unitaria<\/strong>, che controlla il popoloso quartiere Gebbione. Il sequestro ha riguardato alcune aziende nella disponibilit\u00e0 degli appartenenti alla cosca, operanti nel settore alimentare e della distribuzione di carburanti.<\/p>\n<p>L&#8217;inchiesta ha fatto luce sugli affari economici della cosca Labate, svelando un certo dinamismo in alcuni settori illeciti come quello delle scommesse on line, delle slot machine e dello sfruttamento delle corse clandestine di cavalli. La cosca, secondo le indagini, manteneva un elevato interesse per quello che rappresenta il <strong>core business delle attivit\u00e0 criminali<\/strong> dei &#8220;Ti Mangiu&#8221;, il sistematico ricorso ad attivit\u00e0 estorsive nei confronti di operatori economici, commercianti e titolari di piccole, medie e grandi imprese, specialmente di quelli impegnati nell&#8217;esecuzione di appalti nel settore dell&#8217;edilizia privata nell&#8217;area ricadente sotto il dominio della consorteria mafiosa.<\/p>\n<p><strong>Estorsioni per alcune centinaia di migliaia di euro<\/strong> sono state imposte, con pesanti minacce, agli imprenditori durante i lavori di esecuzione di complessi immobiliari nel quartiere Gebbione controllato capillarmente dai Labate. Ad alcuni imprenditori veniva anche imposto con la forza dell&#8217;intimidazione l&#8217;acquisto di prodotti da aziende nella disponibilit\u00e0 del clan. <strong>Ad un commerciante \u00e8 stato impedito di aprire una pescheria<\/strong> nel quartiere perch\u00e9 dava fastidio al titolare di un analogo esercizio commerciale, affiliato alla cosca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-337127 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/arresto-pietro-labate-boss-luglio-2013.jpg\" alt=\"\" width=\"656\" height=\"375\" title=\"\"><\/p>\n<p>Le indagini da cui scaturisce l\u2019operazione &#8220;Helianthus&#8221;, iniziate nel 2012, portarono il 12 luglio 2013, alla cattura del latitante<strong> Pietro Labate <\/strong><em>(nella foto sopra)<\/em><strong>, capo storico della cosca che porta il suo nome<\/strong>. Labate si era sottratto nel mese di aprile 2011 all\u2019esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguito dalla squadra mobile nei confronti di capi e gregari delle Tegano e Labate nell\u2019ambito dell\u2019operazione \u201cArchi\u201d. Dopo un\u2019intensa attivit\u00e0 investigativa supportata da molteplici intercettazioni telefoniche, ambientali e da sistemi di video sorveglianza, nell\u2019estate del 2013 gli investigatori della Squadra Mobile localizzarono e catturarono il boss latitante nel suo feudo, mentre si muoveva a bordo di uno scooter vicino al torrente S. Agata. Nel covo in cui aveva trovato rifugio, vicino al luogo in cui era stato localizzato, furono trovate alcune agende sulle quali il boss aveva annotato nomi di persona, importi e denominazioni di ditte rivelatesi determinanti ai fini dell\u2019accertamento della penetrazione dei Labate nel tessuto economico locale.<\/p>\n<h4>Le vittime hanno denunciato<\/h4>\n<p><strong>Alcuni affermati imprenditori reggini<\/strong> del settore edile e immobiliare, dopo un&#8217;iniziale ritrosia per il timore di subire rappresaglie, <strong>hanno collaborato, per la prima volta, con i magistrati della Dda di Reggio Calabria denunciando<\/strong>\u00a0di essere vittime di ripetute estorsioni consistenti nel pagamento di somme di denaro, anche nell&#8217;ordine di <strong>200 mila euro<\/strong>, ad esponenti di rilievo e luogotenenti del clan Labate o nell&#8217;imposizione dell&#8217;acquisto di prodotti dell&#8217;edilizia in attivit\u00e0 commerciali nella disponibilit\u00e0 del clan.<\/p>\n<p>Tra gli elementi di vertice e luogotenenti della cosca figurano il boss Pietro Labate a cui il provvedimento restrittivo \u00e8 stato notificato in carcere essendo detenuto per altra causa, al fratello Antonino reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro, al cognato (di entrambi) Rocco Cassone e ad altre nuove leve della consorteria.<\/p>\n<p>Le indagini sono state condotte sulla base di intercettazioni e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, grazie alle quali \u00e8 stato possibile focalizzare le vicende criminali che hanno portato al potenziamento della cosca. Oggi, secondo gli investigatori, il clan \u00e8 una articolazione che trova forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie &#8216;ndranghetistiche dei tre mandamenti.<\/p>\n<h2>NOMI<\/h2>\n<p><strong>In carcere sono finiti:<\/strong> Paolo Labate ,classe &#8217;82, nato a Reggio Calabria; Rocco Cassone, classe &#8217;57, nato a Campo Calabro ; Santo Gambello , classe &#8217;75, nato a Reggio Calabria; Paolo Labate , classe &#8217;84, nato a Cortona (AR); Antonio Galante, classe &#8217;66, nato a Reggio Calabria; Caterina Cinzia Candido , classe &#8217;65, nata a Milano; Francesco Marcellino, classe &#8217;50, nato a Reggio Calabria; Fabio Morabito , classe &#8217;71, nato a Reggio Calabria; Orazio Assumma, classe &#8217;59, nato a Reggio Calabria; Domenico Foti , classe &#8217;61,nato a Reggio Calabria. Stesso provvedimento \u00e8 stato notificato anche a Pietro Labate, classe &#8217;51, nato a Reggio Calabri, gi\u00e0 detenuto per altra causa, e a Domenico Pratesi , classe &#8217;70, nato a Reggio Calabria, anch\u2019esso gi\u00e0 detenuto. Gli <strong>arresti domiciliari<\/strong> sono invece scattati per Antonino Labate, classe &#8217;50, nato a Reggio Calabria, attualmente ricoverato presso una struttura sanitaria, e Santo Antonio Minuto, classe &#8217;65, nato a Reggio Calabria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Bombardieri: &#8220;la cosca Labate era la &#8216;San Marino&#8217; di Reggio Calabria&#8221;<\/span><\/h3>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA\u00a0 &#8211; Cos\u00ec gli affiliati alla cosca Labate definivano, in dialoghi che sono stati intercettati, il quartiere Gebbione, &#8220;la San Marino di Reggio Calabria&#8221;, un ampio territorio nella zona sud della citt\u00e0. E&#8217; uno degli elementi emersi dall&#8217;inchiesta &#8220;<strong>Helianthus<\/strong>&#8221; condotta dalla Squadra mobile reggina diretta da Francesco Ratt\u00e0 con il coordinamento della Dda che ha portato all&#8217;arresto di 14 persone tra capi e gregari della &#8216;ndrina.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Non c&#8217;era attivit\u00e0 commerciale<\/strong> &#8211; ha detto il procuratore di Reggio Giovanni Bombardieri incontrando i giornalisti &#8211; <strong>al dettaglio o all&#8217;ingrosso, che non fosse taglieggiata<\/strong> sistematicamente dagli arrestati, tutti appartenenti alla cosca capeggiata dal boss Pietro Labate, dai suoi fratelli e dai loro accoscati. L&#8217;indagine ha preso avvio quattro anni orsono dopo la cattura di Pietro Labate, che nel quartiere godeva di protezione e complicit\u00e0. Una cosca, quella dei Labate, detti &#8216;i ti mangiu&#8217;, che era riuscita a crearsi uno spazio autonomo, equidistante, nella guerra di &#8216;ndrangheta degli anni &#8217;80 tra il raggruppamento capeggiato dai De Stefano e gli scissioni capeggiati dal capo bastone Pasquale Condello &#8216;il supremo&#8217;. Da qui i Labate hanno costruito un&#8217;immensa fortuna, soffocando letteralmente ogni attivit\u00e0 imprenditoriale nel territorio sud cittadino, tra le Sbarre Centrali e il mare. Un territorio vasto, economicamente vivace per la presenza di centinaia di piccole e grandi attivit\u00e0, di iniziative nel settore edile, dove l&#8217;imposizione della tangente era una prassi a cui molti si piegavano per paura di gravi ritorsioni&#8221;.<\/p>\n<p>Il questore <strong>Maurizio Vallone<\/strong> ha sottolineato da parte sua &#8220;il valore degli imprenditori di collaborare in questa indagine, che hanno avuto la forza di denunciare, ma possiamo affermare che oggi a Reggio e in Calabria sono di gran lunga migliorate le condizioni di fare impresa liberamente, perch\u00e9 noi, lo Stato, ci siamo&#8221;. Il dirigente della squadra mobile Francesco Ratt\u00e0, tracciando i profili degli arrestati, ha evidenziato &#8220;la storica appartenenza alla cosca Labate di Domenico Foti &#8216;vecchia romagna&#8217;, di 59 anni, imprenditore all&#8217;ingrosso di prodotti di carta e plastica, e Orazio Assumma, 60 anni, che imponeva a tutti gli imprenditori edili che costruivano nel &#8216;Gebbione&#8217; di rifornirsi nel negozio di materiali del figlio, di fatto nella sua disponibilit\u00e0&#8221;. Ratt\u00e0 ha anche reso noti i contenuti di alcune conversazioni tra gli elementi della cosca e i taglieggiati: &#8220;Qui si paga, non c&#8217;\u00e8 niente per nessuno. O \u00e8 carne o \u00e8 brodo, tutti devono darci conto e pagare&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;operazione, condotta in maniera davvero puntuale dalla Squadra mobile, \u00e8 riuscita a far emergere un quadro davvero allarmante sul come la &#8216;ndrangheta imponga le sue ragioni. Il <strong>contributo dei collaboratori di giustizia<\/strong> ovvero Enrico De Rosa, Mariolino Gennaro, il &#8216;re del videopoker&#8217; e Giuseppe Liuzzo, anche in questo caso,<strong> ha trovato pieni riscontri,<\/strong> ma \u00e8 necessario anche evidenziare il coraggio di alcuni giovani imprenditori edili che, stanchi di pagare e subire minacce, si sono rivolti alle forze dello Stato per chiedere aiuto e sostegno&#8221;.<\/p>\n<p>Bombardieri commentando l&#8217;operazione ha aggiunto: &#8220;<strong>Un comportamento esemplare a cui lo Stato deve corrispondere pari impegno.<\/strong> In tal senso, ho posto all&#8217;attenzione al capo della Polizia e ai rappresentanti delle istituzioni nazionali il doveroso potenziamento dei servizi di sicurezza, attivi e passivi, per tutelare le persone che decidono di collaborare&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Operazione scattata all&#8217;alba della Polizia che sta eseguendo anche perquisizioni e sequestri. 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