{"id":123746,"date":"2020-01-30T17:08:05","date_gmt":"2020-01-30T16:08:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/spider-web-capi-e-accessori-di-lusso-contraffatti-venduti-sul-web-e-su-whatsapp\/"},"modified":"2023-01-16T17:52:05","modified_gmt":"2023-01-16T16:52:05","slug":"337447-spider-web-capi-e-accessori-di-lusso-contraffatti-venduti-sul-web-e-su-whatsapp","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/337447-spider-web-capi-e-accessori-di-lusso-contraffatti-venduti-sul-web-e-su-whatsapp\/","title":{"rendered":"\u201cSpider Web\u201d, capi e accessori di lusso contraffatti. Venduti sul Web e su WhatsApp"},"content":{"rendered":"<h4>Sequestrati circa 15.000 capi di abbigliamento, che una volta immessi in commercio, avrebbero fruttato oltre 4 milioni e mezzo di euro. Perquisizioni eseguite nei confronti di esercizi commerciali, anche in Calabria. <strong>Denunciati a piede libero 35 soggetti<\/strong>, titolari degli esercizi commerciali <!--more--><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>COSENZA &#8211;\u00a0Un ingente <strong>traffico di capi e accessori di lusso contraffatti provenienti dall&#8217;estero, <\/strong>che avveniva sulla rete Internet, \u00e8 stato individuato dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ancona, a seguito di una vasta operazione denominata<strong> \u201cSpider web\u201d<\/strong> coordinata dalla locale Procura della Repubblica. <strong>Le griffe falsificate erano quelle di noti brand tra i quali<\/strong>:\u00a0\u201cGucci\u201d \u201cLuis Vuitton\u201d \u201cChanel\u201d \u201cPrada\u201d \u201cHermes\u201d \u201cGivenchy\u201d \u201cBikkembergs\u201d \u201cArmani\u201d \u201cFred Perry\u201d \u201cTommy Hilfiger\u201d \u201cMoschino\u201d \u201cDsquared2\u201d, \u201cRalph Lauren\u201d, \u201cEmporio Armani\u201d, \u201cBurberry\u201d e \u201cLacoste\u201d,\u00a0<strong>che hanno collaborato attraverso l\u2019ausilio degli esperti anticontraffazione delegati dalle case produttrici<\/strong>.<\/p>\n<h4>Vetrine virtuali sfruttavano i social network<\/h4>\n<p>I militari delle Fiamme Gialle hanno dato avvio alle complesse indagini, durate oltre sei mesi, effettuando una prolungata <strong>attivit\u00e0 di presidio di siti Web, profili social e pagine presenti sui social network piu\u0300 noti, quali Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Youtube<\/strong> ed individuando delle vere e proprie \u201cvetrine virtuali\u201d di operatori specializzati nel mercato delle vendite di abbigliamento online. Tra queste \u00e8 stata individuata un\u2019impresa, gestita da due coniugi, S.A. di anni 43 e M.E. di anni 44, residenti in provincia di Ancona, che pubblicizzava la vendita di numerosi prodotti di lusso a prezzi concorrenziali, in particolare nella transazione tra il produttore ed il grossista.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/d95_AH-b_SM\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h4>La merce contraffatta venduta tramite WhatsApp<\/h4>\n<p>Le successive investigazioni condotte attraverso l\u2019analisi dei flussi commerciali e finanziari hanno consentito di appurare che tale \u201cnegozio virtuale\u201d riservato solo ad operatori del settore abbigliamento, ai quali veniva richiesta la registrazione presso il sito web, era attivo nell\u2019alimentazione del mercato del falso <strong>attraverso canali di vendita molto riservati che avvenivano utilizzando account di messaggistica Whatsapp<\/strong>. I capi ed accessori di lusso provenivano dall\u2019estero, principalmente dalla <strong>Turchia, dalla Bulgaria e dalla Repubblica Ceca, giungevano in Italia attraverso i corrieri internazionali<\/strong> e venivano poi rivenduti e distribuiti ad esercenti su tutto il territorio nazionale.\u00a0Le complesse investigazioni, eseguite dai finanzieri della Sezione Diritti di Propriet\u00e0 Intellettuale e Industriale del Nucleo PEF di Ancona, avviate sin dalla scorsa primavera, si sono concentrate anche sull\u2019<strong>analisi delle movimentazioni dei maggiori corrieri nazionali.<\/strong> L\u2019approfondimento investigativo ha consentito d\u2019individuare i numerosi punti vendita dislocati in ben dodici regioni del territorio nazionale che acquistavano i prodotti contraffatti presso la ditta marchigiana.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9442\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-337449\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/9442\" alt=\"\" width=\"531\" height=\"302\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<h4>Fatturato milionario, 35 denunce<\/h4>\n<p>I minuziosi elementi d\u2019indagine acquisiti hanno permesso l\u2019emissione da parte della Procura della Repubblica di Ancona di appositi provvedimenti di perquisizione e sequestro nei confronti di trenta operatori commerciali.\u00a0L\u2019attivit\u00e0 di polizia giudiziaria \u00e8 stata eseguita dalle Fiamme Gialle di Ancona, coadiuvate dagli altri Reparti del Corpo dislocati nelle Marche, Lazio, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, <strong>Calabria<\/strong>, Sardegna, Campania, Piemonte, Lombardia, Veneto, Abruzzo.\u00a0<strong>Le ricerche hanno portato al sequestro di circa 15.000 capi di abbigliamento, che una volta immessi in commercio, avrebbero fruttato oltre 4.500.000 euro<\/strong>. Sono stati, pertanto, <strong>denunciati a piede libero 35 soggetti<\/strong>, titolari degli esercizi commerciali interessati dall\u2019attivit\u00e0 illecita, per aver introdotto nel territorio dello Stato e commercializzato prodotti con segni falsi nonch\u00e9 per ricettazione, reati che prevedono pene complessive fino a dodici anni di reclusione.<\/p>\n<p>Emblematica, in quanto in grado di trarre efficacemente in inganno i consumatori, \u00e8 risultata la scoperta sui falsi capi di abbigliamento delle <strong>etichette con il \u201ccodice QR\u201d scansionabile, che una volta inquadrato attraverso un dispositivo mobile, rimandava ad un generico sito web di vendite onlin<\/strong>e, mentre il vero Quick Response Code contiene un codice univoco identificativo del prodotto ed il link porta l\u2019utente al sito web del titolare del marchio.\u00a0Nel corso delle perquisizioni<strong> eseguite nei confronti di esercizi commerciali<\/strong>, ubicati tra l\u2019altro a Roma, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Rimini, Napoli,<strong> Reggio Calabria<\/strong>, Reggio Emilia, Nuoro, Pisa, sono stati rinvenuti documenti fiscali che falsamente attestavano la provenienza della merce direttamente dalle societ\u00e0 titolari del marchio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sequestrati circa 15.000 capi di abbigliamento, che una volta immessi in commercio, avrebbero fruttato oltre 4 milioni e mezzo di euro. 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