{"id":131363,"date":"2020-06-09T18:01:37","date_gmt":"2020-06-09T16:01:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/se-entro-in-campo-io-non-ce-ne-per-nessuno-la-ndrangheta-arriva-anche-in-trentino\/"},"modified":"2023-01-16T18:00:34","modified_gmt":"2023-01-16T17:00:34","slug":"357807-se-entro-in-campo-io-non-ce-ne-per-nessuno-la-ndrangheta-arriva-anche-in-trentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/357807-se-entro-in-campo-io-non-ce-ne-per-nessuno-la-ndrangheta-arriva-anche-in-trentino\/","title":{"rendered":"&#8220;Se entro in campo io non ce n&#8217;\u00e8 per nessuno&#8221;. La &#8216;ndrangheta anche in Trentino"},"content":{"rendered":"<h4>Cocaina che arrivava dalla Calabria ed estorsioni. Con l\u2019operazione \u201cFreeland\u201d il Trentino Alto Adige \u00e8 stato liberato dall&#8217;infiltrazione di alcune \u201clocali\u201d di \u2018Ndrangheta che da diversi anni avevano esteso la loro attivit\u00e0 anche in quel territorio, in particolare nella provincia di Bolzano. L&#8217;anticrimine avverte &#8220;nessuno \u00e8 immune&#8221;<!--more--><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>BOLZANO &#8211; &#8220;<em>se entro in campo io non ce n&#8217;\u00e8 per nessuno<\/em>&#8220;. A parlare \u00e8 Mario Sergi, formalmente imprenditore edile e considerato dagli inquirenti il capo della prima cosca di &#8216;ndrangheta scoperta per ora in Trentino. Nel corso degli anni <strong>l\u2019organizzazione mafiosa si era cos\u00ec rafforzata da sostituire la criminalit\u00e0 del posto<\/strong> nella gestione del traffico di stupefacenti, fino a diventarne il principale punto di riferimento per l\u2019approvvigionamento nella regione grazie a<strong> contatti dello stesso Sergi con i cartelli colombiani per la fornitura di cocaina, pagata anche 29mila euro al chilo.<\/strong> La droga arrivava al porto di Gioia Tauro e poi veniva nascosta nei tir di agrumi e olio che viaggiavano poi in direzione Bolzano. Proprio di questo stupefacente sono stati sequestrati alcuni carichi provenienti dalla Calabria.<\/p>\n<p>Per la vendita al dettaglio degli stupefacenti, la \u2018<strong>ndrina aveva stretto alleanze con alcuni gruppi di criminalit\u00e0 locale e del Triveneto<\/strong>, utilizzati anche per rifornirsi di armi, nonch\u00e9 con diversi appartenenti alla comunit\u00e0 rom della zona.\u00a0Associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, estorsione, spaccio di eroina e cocaina. Sono questi i principali reati contestati a vario titolo alle<strong> 20 persone arrestate all&#8217;alba<\/strong> di oggi nell&#8217;operazione &#8220;<a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/10499\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Freeland<\/strong><\/a>&#8220;, condotta dalla Dda di Trento e conclusa dalla locale squadra mobile.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ekBXZjB3_vg\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>L&#8217;indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ognibene, ha portato alla luce la presenza sul territorio regionale, e in particolare a Bolzano, di una &#8216;<strong>ndrina collegata direttamente, secondo gli inquirenti, alle principali cosche calabresi di Plat\u00ec, Natile e Delianuova<\/strong>, di diretta emanazione del clan Italiano-Papalia e con rapporti con altre cosche di primissimo piano. Al momento di trovano in carcere 9 persone in Alto Adige, 1 in Trentino, a Pergine Valsugana, 8 in Calabria, 1 a Padova e 1 a Treviso. L&#8217;indagine \u00e8 partita da alcune dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Secondo gli inquirenti sono due i soggetti a capo della &#8216;ndrina impiantatasi a Bolzano: Francesco Perre, oggi residente a Plat\u00ec ma negli anni &#8217;90 ritenuto di fatto il <strong>fondatore del nucleo altoatesino<\/strong>, e Mario Sergi, 60 anni, residente a Bolzano, titolare di un&#8217;impresa edile in fallimento, e considerato oggi il vero capo dell&#8217;organizzazione locale. Secondo le risultanze investigative, il bar gestito dalla compagna di Sergi a Bolzano, oggi posto sotto sequestro, era di fatto il fulcro dei vari traffici illeciti e dove si decidevano strategie e azioni dell&#8217;organizzazione. Rigorosamente all&#8217;esterno, per evitare eventuali cimici. U<strong>n radicamento, quello della cosca, che nel corso degli anni si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 forte<\/strong> grazie alla forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, segnatamente rappresentato dall\u2019appartenenza all\u2019associazione criminale della \u2018ndrangheta, caratterizzato dal rispetto di regole condivise e dal senso di comune appartenenza ad <strong>un corpus pi\u00f9 ampio facente capo al crimine di Polsi<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 principale della &#8220;locale&#8221; bolzanina riguardava il<strong> traffico di cocaina<\/strong>: gli inquirenti ritengono che ogni mese dalla Calabria v<strong>enissero immessi sul mercato locale circa 4-5 kg<\/strong>. Dalle indagini sono inoltre emersi versamenti di ingenti somme di denaro dal gruppo altoatesino alla Calabria, a riprova &#8211; dicono gli investigatori &#8211; dei legami diretti con le cosche.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/10500\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-357809\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/10500\" alt=\"\" width=\"594\" height=\"330\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>Ipotizzate poi a<strong>ttivit\u00e0 estorsive a danno di artigiani e piccoli imprenditori locali,<\/strong> che in alcuni casi avrebbero subito minacce pesanti, culminate, in un caso, in un sequestro di persona durato alcune ore. Nel corso dell&#8217;indagine, inoltre, in un&#8217;intercettazione uno degli arrestati avrebbe rivendicato un suo ruolo nel sequestro da parte della &#8216;ndrangheta di Carlo Celadon, avvenuto nel 1988 ad Arzignano (Vicenza). &#8220;<strong>Nessun territorio \u00e8 immune dal fenomeno<\/strong>&#8220;, ha detto il dirigente centrale anticrimine Francesco Messina. &#8220;Con le risorse necessarie possiamo evitare che in un territorio come il Trentino Alto Adige vi sia un radicamento come avvenuto in Lombardia e Piemonte&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cocaina che arrivava dalla Calabria ed estorsioni. Con l\u2019operazione \u201cFreeland\u201d il Trentino Alto Adige \u00e8 stato liberato dall&#8217;infiltrazione di alcune \u201clocali\u201d di \u2018Ndrangheta che da diversi anni avevano esteso la loro attivit\u00e0 anche in quel territorio, in particolare nella provincia di Bolzano. 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