{"id":134235,"date":"2020-07-28T04:45:05","date_gmt":"2020-07-28T02:45:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/operazione-gear-sodalizio-criminale-favoriva-la-latitanza-dei-boss-14-arresti\/"},"modified":"2023-01-16T18:03:48","modified_gmt":"2023-01-16T17:03:48","slug":"365705-operazione-gear-sodalizio-criminale-favoriva-la-latitanza-dei-boss-14-arresti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/365705-operazione-gear-sodalizio-criminale-favoriva-la-latitanza-dei-boss-14-arresti\/","title":{"rendered":"Operazione &#8220;Gear&#8221;: sodalizio criminale favoriva la latitanza dei boss, 14 arresti"},"content":{"rendered":"<h4>Il blitz \u00e8 scattato alle prime ore di questa mattina, nelle province di Reggio Calabria, Teramo e Benevento. I carabinieri hanno eseguito 14 misure cautelari<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dodici persone sono finite in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di traffico ed associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, favoreggiamento personale di latitanti appartenenti alla \u2018ndrangheta, detenzione e porto abusivo di armi da sparo comuni e da guerra. Altri 7 soggetti sono indagati in stato di libert\u00e0.<\/p>\n<h3>La base in una cava di inerti<\/h3>\n<p>L\u2019operazione, denominata Gear, ha consentito di disarticolare un sodalizio che aveva stabilito la sua<strong> base nevralgica in una cava di inerti ubicata a Gioia Tauro,<\/strong> la cui finalit\u00e0 prioritaria era quella di<strong> agevolare la latitanza di pericolosi boss della \u2019ndrangheta<\/strong> sottrattisi, nel corso del tempo, ai relativi provvedimenti di cattura emessi dall\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria.<\/p>\n<p>L&#8217;organizzazione curava inoltre un indefinito numero di <strong>traffici<\/strong> di consistenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo <strong>cocaina, marijuana, eroina ed hashish<\/strong> e custodiva numerose armi da sparo comuni e da guerra, detenute in modo clandestino, che andavano a rafforzare l\u2019efficacia ed il potenziale delle altre aggregazioni criminali del \u00abMandamento Tirrenico\u00bb della provincia di Reggio Calabria.<\/p>\n<p>Le indagini hanno riguardato un periodo temporale tra il mese di luglio 2017 ed il mese di dicembre 2018 e sono partite dalla cattura dei latitanti Antonino Pesce di 38 anni , Salvatore Etzi\u00a0 di 47 anni e Salvatore Palumbo\u00a0 di 40.<\/p>\n<p>In particolare, il monitoraggio di <strong>mogli, fidanzate, parenti<\/strong> e favoreggiatori dei latitanti ha consentito di far emergere la centralit\u00e0 del sito di estrazione, in contrada Pontevecchio di Gioia Tauro, che in realt\u00e0 era lo snodo delle attivit\u00e0 delittuose gravitanti principalmente attorno alle figure dei cugini Girolamo, Alessandro e Antonino Bruzzese, tutti tratti in arresto.<\/p>\n<p>Il monitoraggio di questa cava permetteva ai Carabinieri di Gioia Tauro di catturare, il 14.04.2018, un quarto latitante, <strong>Vincenzo Di Marte<\/strong>, inserito nell\u2019elenco dei latitanti pericolosi, ritenuto un elemento di spicco della cosca di \u2018<strong>ndrangheta Pesce<\/strong>, operante nel territorio di Rosarno, ed irreperibile dal mese di giugno 2015, quando si era sottratto all&#8217;applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, emessa nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione \u201cSanta F\u00e8\u201d, condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale delle sostanze stupefacenti con l\u2019aggravante della transnazionalit\u00e0 e dell\u2019aver agevolato la cosca di riferimento e quella degli \u201c<strong>Alvaro\u201d di Sinopoli<\/strong>; reati per i quali il Di Marte era gi\u00e0 stato condannato in primo grado alla pena della reclusione di anni 14.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Operazione GEAR\" width=\"740\" height=\"416\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/J8o7I1RnlpY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Gli indagati avevano diversi ruoli:<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; mettevano a disposizione dei latitanti Etzi Salvatore, Pesce Antonino e Di Marte Vincenzo, immobili da adibire a rifugio\/covo durante la latitanza; fornivano loro generi alimentari e di prima necessit\u00e0, nonch\u00e9 strumenti meccanici ed elettronici; procuravano agli stessi appuntamenti con soggetti terzi; garantivano incontri e mantenevano i contatti tra i familiari ed i ricercati; organizzavano gli spostamenti dei latitanti quando le situazioni ambientali lo richiedevano;<br \/>\n&#8211; si associavano stabilmente tra di loro per commerciare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, marijuana e hashish, anche importati dall\u2019estero da paesi come l\u2019Albania, la Grecia, il Marocco, la Spagna e la Turchia per poi rivenderli nel territorio nazionale, organizzandone l\u2019occultamento, il trasporto e la cessione. Talvolta lo stupefacente veniva nascosto in appositi borsoni collocati in container trasportati tramite vettori navali;<br \/>\n&#8211; detenevano e occultavano numerose armi da sparo comuni e da guerra, anche appartenenti a terzi soggetti.<\/p>\n<h3>Il traffico di droga come fonte di guadagno<\/h3>\n<p>Il traffico degli stupefacenti ha rappresentato un\u2019importante fonte di guadagno illecito per gli indagati. Nel corso dell\u2019indagine sono stati documentati acquisti e rivendite di carichi di sostanza stupefacente, che potevano arrivare fino a <strong>270 kg di hashish e marijuana<\/strong> per volta, anche importati dall\u2019estero, nonch\u00e9 il sistematico occultamento all\u2019interno della cava di numerosi \u201cpacchi\u201d da mezzo chilo l\u2019uno.<\/p>\n<p>Le <strong>vendite all\u2019ingrosso<\/strong> venivano organizzate e materialmente svolte dagli indagati. A capo dell\u2019organizzazione c&#8217;erano individuati Girolamo, Alessandro e Antonino Bruzzese e Pierluigi Etzi che si riunivano nella cava per stabilire le linee programmatiche dell\u2019associazione di narcotrafficanti e decidevano le fonti di approvvigionamento, le condizione economiche, le modalit\u00e0 di trasporto e individuavano i soggetti incaricati della successiva rivendita, assicurando nel contempo il finanziamento dell\u2019associazione e il reinvestimento dei proventi illeciti.<\/p>\n<p>Numerose sono risultate anche le <strong>armi<\/strong> nella disponibilit\u00e0 degli indagati, a dimostrazione di un\u2019endemica pericolosit\u00e0 sociale dei componenti dell\u2019organizzazione: pistole semiautomatiche cal. 7,65, cal. 9&#215;21, cal. 38 special, acclarando l\u2019occultamento delle stesse in borsoni fino a 30 pezzi in contemporanea, ma anche armi da guerra, come un fucile mitragliatore Kalashnikov.<\/p>\n<p>L\u2019operazione colpisce duramente <strong>soggetti al servizio delle diverse ramificazioni della criminalit\u00e0 organizzata della Piana di Gioia Tauro,<\/strong> proprio nelle attivit\u00e0 illecite essenziali alla conservazione ed al mantenimento del potere mafioso. La volont\u00e0 di svolgere periodi di latitanza nel territorio di origine e di influenza, indica ancora una volta la necessit\u00e0 di mantenere in ogni condizione un contatto diretto con il territorio, al fine di non mettere in discussione la <strong>forza intimidatrice<\/strong> della consorteria di appartenenza. Di contro, il capillare controllo del territorio, le capacit\u00e0 informative e gli efficienti approfondimenti investigativi dei Carabinieri sotto il coordinamento e l\u2019indirizzo dell\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria, attraverso una strategia investigativa oculata, hanno garantito la sistematica individuazione dei latitanti e consentito di colpire duramente tutte le attivit\u00e0 delittuose tipiche della \u2018ndrangheta, nonch\u00e9 tutti i soggetti, anche non affiliati, che in qualunque forma la favorivano.<\/p>\n<p><strong>I destinatari dei provvedimenti cautelari, tutti originari della Provincia di Reggio Calabria, sono:<\/strong><\/p>\n<p>1) BRUZZESE Alessandro, di anni 39 (custodia in carcere);<br \/>\n2) BRUZZESE Antonino, di anni 45 (custodia in carcere);<br \/>\n3) BRUZZESE Girolamo, di anni 50 (custodia in carcere);<br \/>\n4) BRUZZESE Girolamo, di anni 37 (custodia in carcere);<br \/>\n5) CILONA Michele, di anni 38 (custodia in carcere);<br \/>\n6) CONTEDUCA Giuseppe, di anni 29 (custodia in carcere);<br \/>\n7) ELIA Rocco, di anni 40 (custodia in carcere);<br \/>\n8) ETZI Pierluigi, di anni 42 (custodia in carcere);<br \/>\n9) GIARDINO Michele, di anni 29 (custodia in carcere);<br \/>\n10) MAIOLO Giuseppe, di anni 58 (custodia in carcere);<br \/>\n11) PISANO Salvatore, di anni 28 (custodia in carcere);<br \/>\n12) PROCHILO Vincenzo, di anni 39 (custodia in carcere);<br \/>\n13) FAZARI Mariateresa, di anni 35 (arresti domiciliari);<br \/>\n14) PERRELLO Francesco, di anni 27 (arresti domiciliari),<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il blitz \u00e8 scattato alle prime ore di questa mattina, nelle province di Reggio Calabria, Teramo e Benevento. 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