{"id":136933,"date":"2020-09-19T08:36:12","date_gmt":"2020-09-19T06:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/dubius-il-nuovo-standard-per-trattare-linfarto-e-il-contributo-della-cardiologia-di-cosenza\/"},"modified":"2023-01-16T18:06:48","modified_gmt":"2023-01-16T17:06:48","slug":"372286-dubius-il-nuovo-standard-per-trattare-linfarto-e-il-contributo-della-cardiologia-di-cosenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/372286-dubius-il-nuovo-standard-per-trattare-linfarto-e-il-contributo-della-cardiologia-di-cosenza\/","title":{"rendered":"Dubius, il nuovo standard per trattare l&#8217;infarto e il contributo della Cardiologia di Cosenza"},"content":{"rendered":"<h4>Con lo studio Dubius la ricerca italiana fa scuola a livello mondiale e ridefinisce nuovi standard di trattamento e prognostici della forma pi\u00f9 frequente d\u2019infarto.\u00a0<strong>Coinvolti 30 centri e 1500 pazienti, con la Cardiologia di Cosenza terzo centro per numero di pazienti arruolati.\u00a0<\/strong><strong>Il dr. Roberto Caporale: \u201cil modello di strategia invasiva italiana, con coronarografia tempestiva eseguita per via radiale, consente migliore prognosi indipendentemente dalla tempistica del trattamento farmacologico&#8221;.\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>COSENZA &#8211; \u00c8 stato presentato al congresso della Societ\u00e0 Europea di Cardiologia e simultaneamente pubblicato su JACC, <em>Journal of the American College of\u00a0Cardiology<\/em>, la pi\u00f9 importante rivista mondiale di cardiologia, lo <strong>studio DUBIUS<\/strong>, sulle strategie di trattamento di pazienti colpiti da <strong>infarto NSTE<\/strong>, del quale il dr. <strong>Roberto Caporale<\/strong>, della Cardiologia Interventistica dell\u2019Ospedale Civile dell\u2019Annunziata di Cosenza \u00e8 co<em>-Investigatore e autore.<\/em> <strong>La ricerca italiana fa scuola con uno studio indipendente, autofinanziato, a<\/strong>pprovato da AIFA e pubblicato su JACC, la principale rivista di cardiologia mondiale. Coinvolti 30 centri e 1500 pazienti,<strong> con la Cardiologia di Cosenza terzo centro per numero di pazienti arruolati<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCon lo <strong>studio DUBIUS l<\/strong>a ricerca italiana fa scuola a livello mondiale e ridefinisce nuovi standard di trattamento della forma pi\u00f9 frequente d\u2019infarto, quella in cui l\u2019arteria non \u00e8 completamente ostruita (NSTEMI). Abbiamo dimostrato che l\u2019esecuzione della coronarografia entro le 24 ore dall\u2019evento,eseguita attraverso l\u2019arteria radiale (dal polso), incide sui risultati pi\u00f9 di quanto faccia la tempistica della terapia farmacologica e dirime l\u2019annosa discussione se sia necessario o piuttosto svantaggioso somministrare farmaci antiaggreganti in tutti questi pazienti, prima di eseguire la coronarografia\u201d. Lo studio, spontaneo e indipendente, della societ\u00e0 Italiana di Cardiologia Interventistica GISE, \u00e8stato condottosotto la guida di <strong>Giuseppe Tarantini <\/strong>(Direttore della Cardiologia Interventistica dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e Presidente del GISE) e di <strong>Giuseppe Musumeci<\/strong> (Direttore della Cardiologiadell\u2019Ospedale Mauriziano di Torino), in trenta centri d\u2019eccellenza distribuiti in tutta Italia.<\/p>\n<p>\u201cVolevamo individuare la strategia di trattamento farmacologico pi\u00f9 efficace e sicura nelle fasi che precedono la coronarografia\u2013 spiega il dr. <strong>Caporale<\/strong>. Era necessario valutare in modo rigoroso le implicazioni cliniche dell&#8217;approccio farmacologico pi\u00f9 comunemente utilizzato, il cosiddetto pretrattamento,un carico con due farmaci anti-aggreganti che viene somministrato a tutti i pazienti fin dal primo sospetto di infarto. Il <strong>DUBIUS<\/strong> lo ha confrontato con una strategia selettiva, basata sulla somministrazione del secondo antiaggregante solo dopo la certezza della diagnosi ottenuta dalla coronarografia\u201d.<\/p>\n<p>\u201cI<strong>n Italia ogni anno sono colpite da infarto sub-endocardico 80.000 persone<\/strong>, e di queste 55.000 vengono sottoposte a trattamento constent coronarico. Pensiamo per\u00f2 a chi deve invece sottoporsi al bypass o a quelli che dopo la coronarografia non hanno confermata la diagnosi d\u2019infarto.\u00a0 I tempi di attesa per eseguire in sicurezza il bypass per chi ha avuto un precedente trattamento antiaggregante sono di 5-7 giorni, che il paziente deve trascorrere in ospedale, con aumento del rischio di complicanze e dei costi di gestione. Se il paziente non \u00e8 stato pretrattato, questi tempi possono essere quasi azzerati, risultato ancora pi\u00f9 prezioso in epoca di COVID-19.<\/p>\n<p><strong>Lo studio prevedeva di includere oltre 2500 pazienti<\/strong>, assegnati casualmente, in base alla sequenza generata da un computer, a una delle due strategie (pretrattamento o assenza di pretrattamento), ma gi\u00e0 dopo averne arruolati 1449 le analisi statistiche hanno dimostrato l\u2019impossibilit\u00e0 di evidenziare qualsiasi differenza tra le due strategie. Non vi \u00e8 quindi vantaggio ad utilizzare indiscriminatamente potenti antiaggreganti, ma lo si pu\u00f2 fare tranquillamente dopo una coronarografia eseguita rapidamente solo in chi ne ha bisogno. Abbiamo riscontrato un\u2019incidenza di eventi avversi gravi (morte, infarto, ictus, sanguinamento) entro 30 giorni dall&#8217;arruolamento molto bassa (3%)e numericamente sovrapponibile nei due gruppi. <strong>La coronarografia \u00e8 stata eseguita in oltre il 95% dei casi tramite la radiale<\/strong>, un\u2019arteria del polso, ed \u00e8 una cosa della quale andiamo particolarmente orgogliosi, &#8211; sottolinea il dr. Caporale \u2013 perch\u00e9 si tratta di una tecnica un po\u2019 pi\u00f9 complessa ma molto pi\u00f9 sicura per il paziente rispetto all\u2019accesso dall\u2019inguine, largamente utilizzata da quindici anni nel nostro centro,tra i primi in Italia. N<strong>el 75% dei casi la procedura \u00e8 stata eseguita entro circa un giorno dal ricovero<\/strong>. <strong>Il 72% dei pazienti \u00e8 stato trattato con l\u2019angioplastica nel corso dello stesso esame<\/strong>. Una minoranza di casi (6%) ha richiesto l\u2019esecuzione di un intervento cardiochirurgico di bypass aorto-coronarico. In un paziente su cinque non \u00e8 stata necessaria una procedura di rivascolarizzazione e in uno su dieci il sospetto diagnostico iniziale di infarto non \u00e8 stato confermato\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/11301\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-372288\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/11301\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"363\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>\u201cLa Cardiologia Interventistica italiana si distingue cos\u00ec a livello internazionale per una sperimentazione clinica in grado di influenzare le pratiche di trattamento dell\u2019infarto. E il centro di Cosenza ha figurato ottimamente, risultando terzo su trentanell\u2019arruolamento, visto il gran numero di pazienti con infarto trattati annualmente e grazie alla costante collaborazione tra l\u2019UOC di Cardiologia, diretta dal dr. <strong>Francesco de Rosa<\/strong>, e quella di Cardiologia Interventistica, diretta dal dr. <strong>Francesco Greco<\/strong>. I risultati del DUBIUS sono destinati a rivoluzionare gli standard di trattamento rispetto a tutti i precedenti studi internazionali e dimostrano che nella cura dell\u2019infarto l\u2019Italia \u00e8 <em>best in class,<\/em> con eventi avversi a meno della met\u00e0 rispetto al resto del mondo e senza differenze di standard di trattamento tra Nord, Centro e Sud del paese\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIn sintesi \u2013 conclude il dr. <strong>Caporale<\/strong> &#8211; la ricerca cardiologica indipendente, cio\u00e8 non sponsorizzata, attesta l\u2019ottimo stato di salute della Cardiologia Interventistica italiana, in particolare nel trattamento della forma pi\u00f9 frequente di infarto. Il DUBIUS ha dimostrato la pi\u00f9 bassa incidenza di eventi avversi e il pi\u00f9 esteso utilizzo dell\u2019arteria radiale mai registrato in studi internazionali nello stesso ambito, chiarendo quanto l\u2019esecuzione precoce della coronarografia sia pi\u00f9 importante di un trattamento farmacologico aggressivo e indiscriminato,somministrato senza conoscere lo stato delle coronarie e il trattamento cui il paziente sar\u00e0 effettivamente sottoposto (angioplastica, by-pass o sola terapia farmacologica). <strong>Il contributo della Cardiologia di Cosenza \u00e8 stato di grande rilevanza<\/strong>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con lo studio Dubius la ricerca italiana fa scuola a livello mondiale e ridefinisce nuovi standard di trattamento e prognostici della forma pi\u00f9 frequente d\u2019infarto.\u00a0Coinvolti 30 centri e 1500 pazienti, con la Cardiologia di Cosenza terzo centro per numero di pazienti arruolati.\u00a0Il dr. 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