{"id":140593,"date":"2020-11-21T18:00:48","date_gmt":"2020-11-21T17:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/covid-studio-delle-particelle-virali-nellaria-trasmissione-solo-con-assembramenti\/"},"modified":"2023-01-16T18:10:57","modified_gmt":"2023-01-16T17:10:57","slug":"382042-covid-studio-delle-particelle-virali-nellaria-trasmissione-solo-con-assembramenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/382042-covid-studio-delle-particelle-virali-nellaria-trasmissione-solo-con-assembramenti\/","title":{"rendered":"Covid, studio delle particelle virali nell&#8217;aria: trasmissione solo con assembramenti"},"content":{"rendered":"<h4>Contini, ricercatore Cnr-Isac: &#8220;la probabilit\u00e0 di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente cos\u00ec come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati&#8221;<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VENEZIA &#8211; Uno studio multidisciplinare, condotto dall\u2019Istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce, dall\u2019Universit\u00e0 C\u00e0 Foscari Venezia, dall\u2019Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) di Venezia e dall\u2019Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb), ha analizzato le concentrazioni e le distribuzioni dimensionali delle particelle virali nell\u2019aria esterna raccolte simultaneamente, durante la pandemia, in Veneto e Puglia nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attivit\u00e0. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica Environment International, hanno evidenziato una<strong> bassa probabilit\u00e0 di trasmissione &#8220;airbone&#8221; del contagio all\u2019esterno se non nelle zone di assembramento.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl nostro studio ha preso in esame due citt\u00e0 a diverso impatto di diffusione: <strong>Venezia-Mestre e Lecce<\/strong>, collocate in due parti del Paese (Nord e Sud Italia) caratterizzate da tassi di diffusione del COVID-19 molto diversi nella prima fase della pandemia\u201d, spiega <strong>Daniele Contini,<\/strong> ricercatore Cnr-Isac. Durante la prima fase della pandemia, la diffusione del SARS-CoV-2 \u00e8 stata eccezionalmente <strong>grave nel Veneto<\/strong>, con un massimo di casi attivi (cio\u00e8 individui infetti) di 10.800 al 16 aprile 2020 (circa il 10% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,9 milioni. Invece, la Puglia ha raggiunto il massimo dei casi attivi il 3 maggio 2020 con 2.955 casi (3% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,0 milioni di persone. All&#8217;inizio del periodo di misura (13 maggio 2020), le regioni Veneto e Puglia erano interessate, rispettivamente, da 5.020 e 2.322 casi attivi.<\/p>\n<p>&#8220;Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili quali la <strong>concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche<\/strong>. Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor\u201d, sottolinea <strong>Marianna Conte<\/strong>, ricercatrice Cnr-Isac.\u00a0 La potenziale esistenza del virus SARS-CoV-2 nei campioni di aerosol analizzati \u00e8 stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni dalla nanoparticelle al PM10 e determinando la presenza del materiale genetico (RNA) del SARS-CoV-2 con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate.<\/p>\n<p>\u201cTutti i campioni raccolti nelle aree residenziali e urbane in entrambe le citt\u00e0 sono risultati negativi, la concentrazione di particelle virali \u00e8 risultata molto bassa nel PM10 (inferiore a 0.8 copie per m3 di aria) e in ogni intervallo di dimensioni analizzato (inferiore a 0,4 copie\/m3 di aria)\u201d, prosegue Contini. \u201cPertanto, la probabilit\u00e0 di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile.<strong> Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente cos\u00ec come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati<\/strong>, pertanto \u00e8 assolutamente necessario rispettare le norme anti-assembramento anche in aree outdoor\u201d.<\/p>\n<p>\u201cUn rischio maggiore potrebbe esserci in ambienti indoor di comunit\u00e0 scarsamente ventilati, dove le goccioline respiratorie pi\u00f9 piccole possono rimanere in sospensione per tempi pi\u00f9 lunghi ed anche depositarsi sulle superfici\u201d, sottolinea <strong>Andrea Gambaro<\/strong>, professore a Ca\u2019 Foscari. \u201cE\u2019 quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la <strong>ventilazione periodica degli ambienti, l\u2019igienizzazione delle mani e delle superfici e l\u2019uso delle mascherine<\/strong>\u201d. Lo studio delle concentrazioni in alcuni ambienti indoor di comunit\u00e0 sar\u00e0 oggetto di una seconda fase del progetto AIR-CoV.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contini, ricercatore Cnr-Isac: &#8220;la probabilit\u00e0 di trasmissione airborne del contagio in outdoor, con esclusione di quelle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. 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