{"id":142070,"date":"2020-12-15T17:08:09","date_gmt":"2020-12-15T16:08:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cani-e-gatti-domestici-non-trasmettono-il-covid-ma-possono-essere-contagiati-dai-padroni\/"},"modified":"2023-01-16T18:12:38","modified_gmt":"2023-01-16T17:12:38","slug":"386179-cani-e-gatti-domestici-non-trasmettono-il-covid-ma-possono-essere-contagiati-dai-padroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/386179-cani-e-gatti-domestici-non-trasmettono-il-covid-ma-possono-essere-contagiati-dai-padroni\/","title":{"rendered":"Cani e gatti domestici non trasmettono il Covid, ma possono essere contagiati dai padroni"},"content":{"rendered":"<h4>Secondo uno studio pubblicato su Nature communications su un campione di 919 animali domestici, realizzato con la collaborazione delle universit\u00e0 di Milano e Bari<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MILANO &#8211; I cani e i gatti domestici non trasmettono il SARS-CoV-2 ma possono essere contagiati dai padroni. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del primo studio del progetto <strong>COVIDinPET (Genetic characterization of SARS-CoV2 and serological investigation in humans and pets to define cats and dogs role in the COVID-19 pandemic)<\/strong> che ha coinvolto, tra i partner del progetto, i ricercatori del dipartimento di Medicina Veterinaria dell\u2019Universit\u00e0 di Milano e quelli dell\u2019Universit\u00e0 di Bari, nonch\u00e9 il dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanit\u00e0 pubblica veterinaria dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0, una rete di collaboratori internazionali guidata dall\u2019Universit\u00e0 di Liverpool e alcuni laboratori veterinari italiani. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista <strong>Nature communications<\/strong>. Nello studio sono stati arruolati <strong>919 cani e gatti provenienti da aree del territorio nazionale<\/strong> (in particolare dalla Lombardia) in cui nella prima ondata della pandemia la prevalenza della malattia nell\u2019uomo \u00e8 risultata particolarmente elevata.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito dello studio sono stati eseguiti tamponi molecolari orofaringei, nasali o rettali per la ricerca di SARS-CoV2, e\/o esami sierologici per la ricerca di anticorpi anti-SARS-CoV-2. In 528 casi erano noti i risultati di test molecolari condotti sui proprietari degli animali.<strong> Tutti i 494 tamponi processati sono risultati negativi, inclusi quelli prelevati da cani o gatti con sintomi respiratori o conviventi con proprietari che sono stati Covid-19 positivi<\/strong>. Al contrario, il 3.3 per cento, dei cani e il 5.8 per cento dei gatti, soprattutto adulti e provenienti da aree geografiche in cui maggiore \u00e8 stata la prevalenza di infezione nell\u2019uomo \u00e8 risultato positivo alla sierologia e, per quanto riguarda i cani, <strong>la percentuale di sieropositivi sale al 12.8 per cento se si considerano gli animali appartenenti a proprietari con Covid-19.<\/strong><\/p>\n<p>Questi dati indicano che alcuni degli animali inclusi in questo studio sono entrati in contatto con il virus e hanno di conseguenza prodotto anticorpi ma la negativit\u00e0 dei loro tamponi, anche in animali di proprietari malati, suggerisce che <strong>il tempo di permanenza del virus nei loro tessuti, pur sufficiente ad indurre una risposta anticorpale, sia molto breve e non associato allo sviluppo di malattia negli animali.<\/strong> Anche se non \u00e8 possibile escludere che, effettuando il prelievo nei primi giorni di malattia del proprietario, anche gli animali domestici possano risultare positivi a test molecolari, i risultati di questo studio suggeriscono che il ruolo epidemiologico degli animali da compagnia nell\u2019infezione umana da SARS-CoV-2 sia molto limitato. <strong>Al contrario sembra possano essere i proprietari positivi a trasmettere transitoriamente il virus ai propri cani e gatti<\/strong>, con i quali andrebbero quindi evitati contatti stretti nel periodo di positivit\u00e0 del proprietario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo uno studio pubblicato su Nature communications su un campione di 919 animali domestici, realizzato con la collaborazione delle universit\u00e0 di Milano e Bari<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":142071,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-142070","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/142070","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=142070"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/142070\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/142071"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=142070"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=142070"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=142070"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}