{"id":143986,"date":"2021-01-21T14:43:51","date_gmt":"2021-01-21T13:43:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/fatture-false-nuovo-oro-della-ndrangheta-talpe-nelle-forze-dellordine\/"},"modified":"2023-01-16T17:26:33","modified_gmt":"2023-01-16T16:26:33","slug":"391344-fatture-false-nuovo-oro-della-ndrangheta-talpe-nelle-forze-dellordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/391344-fatture-false-nuovo-oro-della-ndrangheta-talpe-nelle-forze-dellordine\/","title":{"rendered":"Fatture false &#8220;nuovo oro&#8221; della &#8216;ndrangheta. Talpe nelle forze dell&#8217;ordine"},"content":{"rendered":"<h4>Emergono nuovi particolari dal blitz &#8220;Basso profilo&#8221; che coinvolge noti esponenti <strong>politici calabresi, amministratori locali, imprenditori e professionisti. Interazioni illecite tra imprenditori e consulenti fiscali della zona. Documentato un volume di affari commerciali illeciti da circa 250 milioni di euro<\/strong><\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>CATANZARO\u00a0 &#8211; La consorteria &#8216;ndranghetista colpita dall&#8217;inchiesta della Dda di Catanzaro coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri denominata <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/12137\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Basso profilo<\/strong><\/a><\/span> &#8211; in cui sono coinvolti anche esponenti <strong>politici (tra cui l&#8217;assessore regionale Franco Talorico e il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa indagato), amministratori locali, imprenditori e professionisti<\/strong> &#8211; che stamane ha portato all&#8217;esecuzione di <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/12138\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>50 provvedimenti cautelari<\/strong>\u00a0<\/a><\/span> &#8220;era particolarmente strutturata alla sistematica evasione delle imposte perpetrata attraverso la <strong>costituzione di societ\u00e0 fittizie<\/strong> che avevano l\u2019unico scopo di emettere fatture pe<strong>r operazioni inesistenti, <\/strong>ottenerne il pagamento e retrocedere il denaro alle imprese beneficiarie della frode dietro la corresponsione del 11% dell\u2019imponibile indicato nella fattura, affinch\u00e9 queste ultime potessero ottenere <strong>indebiti risparmi d\u2019imposta milionari<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-391326 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/conferenza-stampa-arresto-talarico-profilo-basso-03.jpg\" alt=\"\" width=\"553\" height=\"338\" title=\"\"><\/p>\n<h4>Appalti e gare truccate: guadagno sicuro<\/h4>\n<p>Figura centrale del sistema <strong>Antonio Gallo, 41 anni, di Catanzaro, imprenditore di riferimento<\/strong>, secondo l&#8217;accusa, della &#8216;ndrangheta crotonese. Grazie a una fitta rete di relazioni, sarebbe stato capace di<strong> turbare una serie di gare d\u2019appalto<\/strong> mese sotto la lente d&#8217;ingrandimento dagli uomini della sezione operativa della Dia di Catanzaro, bandite tra il 2017 e il 2018 dalle stazioni appaltanti del Consorzio di bonifica Jonio-Crotonese e Jonio-Catanzarese. Si tratta di appalti dal valore complessivo di 107.415 euro per la \u201c<strong>fornitura di materiali e dispositivi antiinfortunistici\u2013programma forestazione 2017<\/strong>\u201d. La turbativa, aggravata dal metodo mafioso, dei pubblici incanti investigati, sarebbe stata stata messa in atto attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate. Se l\u2019azienda Gallo non risultava vincitrice, venivano messe in atto manovre &#8211; sotto forma degli affidamenti diretti in via d\u2019urgenza &#8211; al fine di <strong>controllare la gara e assicurare a Gallo comunque un guadagno<\/strong>. Attivit\u00e0 delittuose, secondo l&#8217;accusa, risultate aggravate dalla finalit\u00e0 di agevolare l\u2019attivit\u00e0 della \u2018ndrangheta. In questo sistema, sostenuto da un collante composito fatto di i<strong>mposizione mafiosa e collusione,<\/strong> &#8220;lo scopo perseguito dal sodalizio criminale &#8211; scrive la procura catanzarese &#8211; \u00e8 stato quello di g<strong>arantirsi il controllo del sistema delle gare pubbliche<\/strong> indette dalle stazioni appaltanti calabresi&#8221;. Gallo, con l\u2019ausilio di politici locali e dipendenti, avrebbe o realizzato una lunga serie di reati contro la pubblica amministrazione con condotte \u201ca monte\u201d delle gare di appalto. In questo contesto sarebbe emersa l\u2019acclarata complicit\u00e0, a vario titolo, di pubblici ufficiali (<strong>direttori, responsabili e funzionari dell\u2019ufficio appalti e contratti, R.U.P<\/strong>. e un membro di commissione dei procedimenti relativi agli appalti) incaricati dalle relative stazioni appaltanti, che nei giorni della preparazione del bando e durante la sua istruttoria si sono seduti a tavola con quello che doveva essere, sin dal principio, il vincitore recandosi a cena con pregiudicati appartenenti alla \u201clocale\u201d di \u2018ndrangheta di Mesoraca.<\/p>\n<p><strong>Interazioni tra imprenditori e consulenti fiscali<\/strong><\/p>\n<p>l Rup e i componenti della commissione avrebbero dovuto favorire l\u2019aggiudicazione dell\u2019appalto attraverso la predisposizione dei bandi di gara con elementi selettivi stringenti o di difficile dotazione per altri partecipanti ma, data l\u2019impossibilit\u00e0 per Gallo di piazzarsi primo in graduatoria, avrebbero artatamente predisposto ogni mezzo per annullare la gara accogliendo l\u2019istanza di Gallo, anche questa concordata con i responsabili del procedimento, al fine di riservare per gli anni successivi la possibilit\u00e0 di far partecipare l&#8217;imprenditore ad altre gare e porre le premesse per commissionare forniture attraverso affidamenti diretti. Le indagini hanno fatto emergere un complesso ed articolato sistema di <strong>interazioni tra imprenditori e consulenti fiscali della zona<\/strong>. Nell\u2019indagine figurano due commercialisti, entrambi originari di Roccabernarda (KR), con studio fiscale a Catanzaro Lido dedicato ai bisogni dell\u2019organizzazione. Gli imprenditori Antonio Gallo e Andrea Leone, oggi arrestati, gestivano, direttamente o per interposta persona, una serie di societ\u00e0 cartiere, la cui illegale vita fiscale e ogni altro atto di gestione (trasferimento di sedi, fittizia intestazione a terzi, persino cittadini stranieri non in grado di parlare e comprendere la lingua italiana) avveniva sempre con la consulenza e l\u2019indirizzo deciso dai due commercialisti nella consapevolezza di esercitare la professione favorendo le organizzazioni criminali. I professionisti tratti in arresto, in forza delle loro specifiche competenze professionali, avvalendosi di soggetti compiacenti e di societ\u00e0 di comodo, <strong>avrebbero fatto fraudolentemente ricorso al credito bancario,<\/strong> predisponendo documentazione fiscale alterata (tra cui bilanci falsi, ovvero la presentazione di false buste paga e dichiarazioni dei redditi) per ottenere indebiti finanziamenti e mutui.<\/p>\n<h4>Fatture inesistenti &#8220;il nuovo oro&#8221; della mafia<\/h4>\n<p>Secondo quanto riferisce la procura catanzarese, <strong>&#8220;il nuovo \u201coro\u201d delle organizzazioni criminali sono le fatture per operazioni inesistenti,<\/strong> merce che oggi \u00e8 assai ricercata e \u201ctrafficata\u201d dalle organizzazioni criminali per i benefici che pu\u00f2 determinare per gli imprenditori disonesti e per le aziende a gestione o funzionali della \u2018ndrangheta&#8221;. L\u2019attivit\u00e0 di indagine ha consentito di accertare il prelevamento in contante di 22 milioni di euro, attraverso l\u2019arruolamento da parte dell\u2019organizzazione mafiosa di un folto numero di soggetti prelevatori, vere e proprie \u201cscuderie\u201d in un <strong>network complessivo di 159 societ\u00e0<\/strong> fruitrici di fatture per operazioni inesistenti e ben <strong>86 societ\u00e0 \u201ccartiere\u201d emittenti i documenti falsi<\/strong>. Sono state analizzate e interfacciate alle indagini anche276 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette trasmesse dagli operatori finanziari.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-HlXm3hPXhY\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h4>I passaggi da cartiera in cartiera<\/h4>\n<p>Il settore prediletto era quello dei servizi e fornitura di dispositivi di protezione individuale, <strong>mascherine, caschi, guanti<\/strong> ecc, a copertura del sistema fraudolento, costituendo, parallelamente, <strong>diverse aziende cartiere e \u201cfiltro\u201d<\/strong> che si sono dedicate, stabilmente, all&#8217;attivit\u00e0 di emissione fraudolenta di fatture per operazioni inesistenti. Allo stesso tempo, i membri dell\u2019organizzazione coordinavano &#8220;un drappello di individui incaricati, con costanza e senza soluzione di continuit\u00e0, di recuperare il denaro corrisposto dalle societ\u00e0 beneficiarie della frode, <strong>prelevandolo in contanti<\/strong> presso i vari uffici postali dove erano stati accesi specifici conti correnti, retrocedere le somme decurtate del compenso illecito, redigere documentazione fiscale ed amministrativa fittizia nonch\u00e9 di \u201carruolare\u201d nuove \u201cteste di legno\u201d.\u00a0Durante il passaggio delle somme, da cartiera in cartiera, in taluni casi l\u2019<strong>indicazione dell\u2019Iva spariva<\/strong> perch\u00e9 veniva utilizzato l\u2019espediente normativo. Venivano quindi inscenate come avvenute <strong>operazioni di commercializzazione mai realmente avvenute<\/strong>. Gli inquirenti parlano di aziende prive di sostanza economica, magazzini affittati ma sprovvisti di merce, e mezzi di trasporto che vi permanevano per simulare operazioni di scarico\/carico. Nel corso delle indagini sono state trovate <strong>migliaia di documenti fiscali ed amministrativi falsi<\/strong> emessi ed annotati nelle scritture contabili, ai pagamenti realmente eseguiti, tranne, poi, prelevare il denaro e retrocederlo, decurtato del 11% dell\u2019imponibile quale compenso per la costruzione e la gestione del sistema fraudolento.<\/p>\n<p>La percentuale riconosciuta variava a seconda del cliente che richiedeva le fatture per operazioni inesistenti: quando l\u2019impresa era riconducibile a soggetti della criminalit\u00e0 organizzata la percentuale scendeva dall\u201911% al 7% per acquisire la <strong>\u201ccaptatio benevolentiae\u201d del boss<\/strong> e continuare ad operare indisturbati verso altri<strong> imprenditori-clienti beneficiari<\/strong> di false fatture, alcuni dei quali acquisiti proprio grazie all\u2019indicazione del boss all\u2019ombra del quale si era operato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-391325 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/conferenza-stampa-arresto-talarico-profilo-basso-02.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"324\" title=\"\"><\/p>\n<h4>&#8216;Ndrangheta: societ\u00e0 intestate ad albanesi, indagato notaio<\/h4>\n<p>C&#8217;\u00e8 il <strong>notaio catanzarese Rocco Guglielmo<\/strong> fra le persone indagate nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione della Dda di Catanzaro &#8220;Basso profilo&#8221;. Il professionista \u00e8 stato raggiunto dalla misura cautelare del divieto di dimora nel capoluogo calabrese e dal divieto di esercitare la professione di notaio per la durata di un anno. A lui i clan si sarebbero rivolti per concretizzare il <strong>passaggio di quote societarie a cittadini albanesi<\/strong> che, prelevati a Bari e provenienti da Durazzo sono stati ospitati a Catanzaro e <strong>dotati di codice fiscale italiano<\/strong>. Gli albanesi, intestatari fittizi di tante cartiere anche di nuova costituzione, sarebbero stati accompagnati dal notaio per apporre le firme sugli atti predisposti dal professionista <strong>senza i dovuti controlli<\/strong> dalla normativa antiriciclaggio.<\/p>\n<h4>Talpe fra le forze dell&#8217;ordine informavano clan<\/h4>\n<p>C&#8217;erano &#8220;talpe&#8221; tra le forze dell&#8217;ordine che permettevano ai componenti del cartello criminale sgominato dalla Dia e dalla Dda di Catanzaro di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia. <strong>Una vera e propria rete di fonti e connivenze<\/strong> entro la quale spicca il ruolo di un l<strong>uogotenente della Guardia di Finanza<\/strong>, oggi in pensione, raggiunto da una misura cautelare. Con la sua condotta, finalizzata ad ottenere uno stipendio fisso tramite l\u2019assunzione del figlio in una societ\u00e0 costituita ad hoc dall\u2019imprenditore Antonio Gallo in Albania, <strong>forniva notizie sullo stato dell\u2019indagine denominata \u201cBorderland\u201d<\/strong>, avvicinando i colleghi delegati alle indagini.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/12139\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-391353\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/12139\" alt=\"\" width=\"541\" height=\"306\" title=\"\"><\/a><\/p>\n<p>Il militare, secondo l&#8217;accusa, era a conoscenza dei legami di Gallo con la &#8216;ndrangheta. Un ruolo avrebbero avuto <strong>due politici catanzaresi, Tommaso Brutto e il figlio Saverio<\/strong>, l\u2019uno consigliere di minoranza del Comune di Catanzaro, l\u2019altro assessore del Comune di Simeri Crichi (Cz), i quali avrebbero messo il luogotenente in contatto con l\u2019imprenditore delle cosche, attraverso <strong>promesse di \u201centrature\u201d<\/strong> da realizzare con il <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/12137\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">contributo del segretario regionale dell\u2019Udc, Franco Talarico<\/a><\/span>, oggi assessore al bilancio della Regione Calabria che, a sua volta, avrebbe coinvolto politici nazionali.<\/p>\n<h4>\u00a0Accertate 388.000 operazioni bancarie<\/h4>\n<p>&#8220;E&#8217; stata un&#8217;indagine complessa, anche per i tanti &#8216;colletti bianchi coinvolti. Inoltre abbiamo <strong>documentato un volume di affari commerciali illeciti da circa 250 milioni di euro<\/strong>&#8220;. A dirlo il direttore della Direzione investigativa antimafia Maurizio Vallone, incontrando i giornalisti dopo l&#8217;operazione &#8220;Basso profilo&#8221;. Nel corso delle indagini, ha aggiunto Vallone, sono state fatte intercettazioni telefoniche e ambientali, con &#8220;<strong>266.500 dialoghi ascoltati e trascritti<\/strong>, sostenuti da contestuali indagini bancarie e accertamenti patrimoniali con 1.800 conti correnti esaminati e 388.000 operazioni bancarie ricostruite, per un giro d&#8217;affari di circa 250 milioni di euro. Accertamenti che hanno confermato la mole di dati riferiti dai collaboratori di giustizia e hanno permesso di confermare l&#8217;esistenza di un insieme di &#8216;locali e &#8216;ndrine distaccate e operanti nelle diverse Province calabresi nei territori di riferimento che corrispondono a Cir\u00f2 Marina, Cutro, San Leonardo di Cutro, Isola di Capo Rizzuto, Roccabernarda, Mesoraca, Botricello, Sellia, Cropani, Catanzaro e Roccelletta di Borgia&#8221;. Il vice direttore delle operazioni della Dia Nicola Altiero, ha sottolineato come &#8220;l&#8217;anonimato della pletora di imprenditori incensurati coinvolti, per noi significa la mimetizzazione imprenditoriale. Nell&#8217;inchiesta sono emersi sia i mafiosi imprenditori, esponenti delle cosche dediti all&#8217;economia, ma anche imprenditori mafiosi&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emergono nuovi particolari dal blitz &#8220;Basso profilo&#8221; che coinvolge noti esponenti politici calabresi, amministratori locali, imprenditori e professionisti. Interazioni illecite tra imprenditori e consulenti fiscali della zona. Documentato un volume di affari commerciali illeciti da circa 250 milioni di euro<\/p>\n","protected":false},"author":58,"featured_media":143987,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[17],"tags":[],"class_list":["post-143986","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-calabria"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/143986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/58"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=143986"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/143986\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/143987"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=143986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=143986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=143986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}