{"id":146064,"date":"2021-03-04T06:40:18","date_gmt":"2021-03-04T05:40:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/caporalato-operazione-della-polizia-nella-piana-di-gioia-tauro-9-arresti\/"},"modified":"2023-01-16T17:28:50","modified_gmt":"2023-01-16T16:28:50","slug":"397071-caporalato-operazione-della-polizia-nella-piana-di-gioia-tauro-9-arresti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/397071-caporalato-operazione-della-polizia-nella-piana-di-gioia-tauro-9-arresti\/","title":{"rendered":"Caporalato: operazione &#8220;Rasoterra&#8221; della Polizia, nove arresti"},"content":{"rendered":"<h4>In manette datori di lavoro, caporali e faccendieri accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GIOIA TAURO (RC) &#8211; Operazione di Polizia questa mattina, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, per l&#8217;esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare &#8211;<strong> tre in carcere e sei ai domiciliari<\/strong> &#8211; emesse nei confronti di altrettanti soggetti della Piana di Gioia Tauro ritenuti responsabili, a vario titolo, in qualit\u00e0 di datori di lavoro, caporali e faccendieri, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;operazione ribattezzata &#8220;Rasoterra&#8221; sono impiegati 80 uomini e donne della Polizia.<\/strong><\/p>\n<p>Gli investigatori, che hanno eseguito anche perquisizioni domiciliari a carico degli indagati e sequestrato un&#8217;azienda agricola, ritengono di aver fatto piena luce su alcune <strong>vicende di grave sfruttamento lavorativo<\/strong> nelle campagne della Piana di numerosi <strong>migranti di origini subsahariana alloggiati nella baraccopoli di San Ferdinando,<\/strong> smantellata nel mese di marzo 2019.<\/p>\n<p>Il sequestro dei beni ha interessato la provincia di Reggio Calabria e la citt\u00e0 di Caserta. L&#8217;indagine si riferisce a diversi episodi legati al fenomeno del caporalato avvenuti tra il <strong>giugno 2018 e il giugno 2019.<\/strong> Dalle attivit\u00e0 di controllo delle aziende e delle colture agrumicole in cui i migranti lavoravano come braccianti, dalle deposizioni di alcuni braccianti sottoposti a sfruttamento e infine grazie alle intercettazioni telefoniche, \u00e8 emerso un contesto di assoluto rilievo criminale caratterizzato dal continuo verificarsi di condotte delittuose poste in essere da datori di lavoro, caporali e faccendieri. Erano loro, secondo gli inquirenti, a reclutare, utilizzare, assumere e impiegare lavoratori extracomunitari a basso costo. Approfittando del loro stato di estremo bisogno economico, gli indagati li destinavano al lavoro nei campi in condizioni di sfruttamento.<\/p>\n<p>L&#8217;imprenditore Filippo Raso, principale indagato<\/p>\n<p>E&#8217; ritenuto vicino alle cosche Piromalli e Mol\u00e9, l&#8217;imprenditore Filippo Raso, 52 anni, principale indagato dell&#8217;inchiesta &#8220;Rasoterra&#8221;. Oltre a lui, in carcere sono finiti<strong> due caporali<\/strong>: il senegalese <strong>Ibrahim Ngom<\/strong> detto &#8220;Rasta&#8221; di 40 anni, e <strong>Kader Karfo<\/strong> detto &#8220;Caf\u00f9&#8221;, 41enne della Costa d&#8217;Avorio. Il gip ha disposto, inoltre, i domiciliari per Mario Montarello, Giacomo Mamone, Francesco Calogero, Domenico Careri, Vincenzo Straputicari e Pasquale Raso. Quest&#8217;ultimo \u00e8 il figlio di Filippo, coinvolto nell&#8217;inchiesta cos\u00ec come la sorella Raffaella, indagata perch\u00e9 fittiziamente proprietaria dell&#8217;azienda agricola sequestrata oggi nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta.<\/p>\n<p>La ditta individuale, infatti, era gestita dal padre il quale, secondo l&#8217;accusa, sfruttava i migranti che vivevano nella baraccopoli di San Ferdinando. Approfittando del loro stato di bisogno, Raso e altri imprenditori agricoli reclutavano i braccianti africani e li costringevano a lavorare in condizioni disumane e di pericolo. Anche sotto la pioggia, la loro paga era di 50 centesimi per ogni cassetta di agrumi raccolta. L&#8217;inchiesta ha dimostrato i contatti tra Filippo Raso con i caporali e i faccendieri che operavano al suo servizio e che controllavano i migranti nei campi. L&#8217;imprenditore agricolo legato ai clan della Piana di Gioia Tauro sarebbe stato a capo di un sistema. A suo servizio, infatti, ci sarebbero stati i caporali &#8220;Rasta&#8221; e &#8220;Caf\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p>Il primo aveva il compito di reclutare i braccianti, mentre il secondo si occupava del pagamento delle giornate di lavoro e di guidare i furgoni a bordo dei quali gli extracomunitari venivano condotti nei campi. Furgoni che sarebbero stati recuperati dall&#8217;indagato Giacomo Mamone. Nel sistema &#8220;Raso&#8221; sarebbero rientrati anche il figlio Pasquale e Montarello e Careri. Ma anche Francesco Calogero, il titolare di un&#8217;azienda agricola che si occupava di veicolare le direttive di Filippo Raso. Per il questore Bruno Megale &#8220;\u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 che si inserisce nel solco di una serie di servizi che stiamo svolgendo nella Piana, in un territorio particolarmente difficile.<\/p>\n<p>La presenza di cittadini immigrati che si concentrano in quella zona ha fatto insorgere il timore che si potessero verificarsi episodi di intolleranza&#8221;. &#8220;Le intercettazioni ci hanno dato uno spaccato criminale e inquietante &#8211; ha affermato il capo della squadra mobile Francesco Ratt\u00e0 -. Alcuni lavoratori, che trovavano alloggio nella baraccopoli, venivano reclutati dai caporali e pagati al giorno 25 euro, un prezzo pi\u00f9 che dimezzato rispetto a quanto stabilisce il contratto collettivo&#8221;. durante le perquisizioni di stanotte \u00e8 stata trovata una pistola e piccoli quantitativi di sostanza stupefacente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In manette datori di lavoro, caporali e faccendieri accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":146065,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[17],"tags":[],"class_list":["post-146064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-calabria"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/146064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=146064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/146064\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/146065"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=146064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=146064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=146064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}