{"id":15244,"date":"2013-01-05T10:24:55","date_gmt":"2013-01-05T09:24:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=15244"},"modified":"2023-01-17T13:13:18","modified_gmt":"2023-01-17T12:13:18","slug":"4961-sergio-crocco-quando-la-cultura-viene-dal-dialetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/4961-sergio-crocco-quando-la-cultura-viene-dal-dialetto\/","title":{"rendered":"Sergio Crocco: quando la cultura viene dal dialetto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Chi l&#8217;ha detto che per fare cultura bisogna conoscere le lingue? Oppure perch\u00e8 per essere credibili bisogna essere in possesso<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di precise credenziali? Per far ridere e sorridere, a volte basta poco. Tanta ironia, frasi ad effetto in dialetto cosentino, una buona dose di ispirazione, un personaggio popolare a cui ispirarsi e il gioco \u00e8 fatto. O meglio lo spettacolo \u00e8 un successo. Stiamo parlando di Sergio Crocco, alias Canaletta. Il successo di Sergio sta tutto nella sua genialit\u00e0, quella stessa genialit\u00e0 che, unitamente, all&#8217;utilizzo del dialetto, fa di Canaletta un personaggio di cultura &#8220;istituzionale&#8221;. Di questo ne siamo convinti, cos\u00ec come ne \u00e8 convinto il collega Eugenio Furia, giornalista di Corriere della Calabria che sul giornale, diretto da Paolo Pollichieni, scrive. La risposta all&#8217;esterofilia \u2013 che poi \u00e8 il massimo del provincialismo \u2013 \u00e8 il trionfo del dialetto, elevato ad arte anche da chi non lo sa parlare: \u00e8 appartenenza, e nella citt\u00e0 dei Bruzi sta diventando un vero caso dopo il boom che hanno registrato nelle ultime settimane la prima replica di Mani\u00e0muni, lo spettacolo di Nunzio Scalercio all&#8217;Acquario e il Giangurgolo di Max Mazzotta e quello a cui forse si preparano le favole calabresi di Lindo Nudo, che hanno debuttato domenica scorsa al Piccolo teatro Unical. \u00c8 vero che, come ha notato qualcuno, nella societ\u00e0 della condivisione da social network il pubblico vuole vedersi riflesso: ma nelle due repliche di \u201cMani\u00e0muni\u201d \u2013 e \u201cAra &#8216;mmersa\u201d \u2013 c&#8217;\u00e8 qualcosa, anzi molto di pi\u00f9 del narcisismo. Anzitutto le finalit\u00e0: attraverso il ricordo di Piero Romeo, amatissimo come uomo prima che rispettato come pioniere della curva rossoblu, rendere palpabile il sostegno ai pi\u00f9 deboli, un&#8217;operazione inversa alla solidariet\u00e0 da passerella che non lascia traccia concreta ma ottiene passaggi tv e paginate di giornale. Con \u201cLa terra di Piero: pozzo farcela!\u201d si \u00e8 gi\u00e0 portata l&#8217;acqua in un villaggio dell&#8217;Africa e i risultati sono tangibili \u2013 oltre che \u201cverificabili\u201d sul web. Adesso altri pozzi si aggiungeranno ai due gi\u00e0 costruiti. Ma anche il migliore dei messaggi ha bisogno della potenza dell&#8217;arte per essere veicolato. E allora, se non si rischiasse di apparire empi, si direbbe che l&#8217;operazione di \u201cCanaletta &amp; Friends\u201d \u00e8 dantesca: rendere letteratura Pilerio Petramala come nella Divina Commedia trovavamo i peccatori fiorentini nell&#8217;Inferno e non solo l&#8217;aura celeste dei \u201cpiani alti\u201d. Non solo, il messaggio \u00e8 anche un altro. Mentre in citt\u00e0, coms\u00ec come un p\u00f2 ovunque, i famosi \u201cconsumi culturali\u201d segnano flessioni e disinteresse crescente nonostante i nuovi teatri (avveniristici ma semivuoti) e con cartelloni sempre pi\u00f9 \u201cmini\u201d causa tagli ma anche e soprattutto causa gestione politica della cultura, Crocco chiama a raccolta la citt\u00e0 e la mette davanti al proprio genio. La voce di Nicholas Cage che legge in video una delle poesie di \u201cCanaletta\u201d e d\u00e0 appuntamento \u00aballa prossima, dal vivo\u00bb (lui \u00e8 il numero uno dei doppiatori italiani, Pasquale Anselmo, e soprattutto \u00e8 \u00abcresciuto nelle palazzine\u00bb) mostra la Cosenza dei talenti \u2013 ma davvero, non quelli di cui si riempie la bocca la politica \u2013 come Dario Brunori in uno spassosissimo quartetto di \u201cGuardia &#8217;82\u201d. Sono pi\u00f9 commoventi quei tre bimbi che hanno imparato le poesie a memoria o i disabili che gridano la loro \u00abnormalit\u00e0\u00bb \u2013 ammesso che sia un valore \u2013 e il sogno di Natale in cui i \u201cpazzi\u201d si prendono la citt\u00e0? In due ore e mezza di show, &nbsp;ancora lampi di pura filosofia della strada nelle liriche dedicate alla morte e alla nascita, con in mezzo le tappe di un&#8217;esistenza scandite da calembour e rime a volte geniali, incastrate in una metrica tecnicamente perfetta. Il pubblico ha capito lo spirito visto che commenta \u00abara cusentina\u00bb, in tempo reale nel bene e nel male senza peli sulla lingua, come se fosse nel cortile delle case popolari. La poesia con le \u201cjest\u00ecgne\u201d \u00e8 un esercizio geniale sospeso tra il gramelot di Dario Fo e il divertissement futurista, ma il talento di Crocco prende forma anche nei componimenti \u201cseriosi\u201d come quello sulla Cosenza solidale, sulla citt\u00e0 che 10 anni fa accolse con le lenzuola bianche dai balconi i 60mila dopo l&#8217;operazione No-global, sugli affetti e su un toccante Infinito leopardiano rivisto in vernacolo e con doppio finale \u2013 alto e basso, in linea con lo spirito della serata. Con gli occhi lucidi per Piero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Chi l&#8217;ha detto che per fare cultura bisogna conoscere le lingue? 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