{"id":15575,"date":"2013-01-11T14:27:42","date_gmt":"2013-01-11T13:27:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=15575"},"modified":"2023-01-17T13:13:42","modified_gmt":"2023-01-17T12:13:42","slug":"5202-alla-ndrangheta-piace-fare-gol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5202-alla-ndrangheta-piace-fare-gol\/","title":{"rendered":"Alla &#8216;ndrangheta piace fare gol"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Il pallone sporco, le cantate del pentito, le scommesse dei big. <strong>Il boss Bonaventura rivela i piani della &#8216;ndrangheta per controllare club <\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>e campionati italiani.<\/strong> \u00ab<strong>Aronica e Sculli<\/strong> erano amici e sapevano chi siamo e come funziona qui. Volevamo <strong>portare il Crotone in serie A<\/strong> per fare i soldi con le scommesse. A riportare la notizia, destinata a sollevare l&#8217;ennesimo polverone sul calcio sempre pi\u00f9 malato, sono le &#8220;inchieste&#8221; di Repubblica. \u00abQuesto l&#8217;hanno ammazzato, questo \u00e8 stato arrestato, questo \u00e8 sotto indagine, questo pure \u00e8 morto e questo seduto al tavolo \u00e8 Salvatore Aronica\u00bb. Il dito dell&#8217;ex reggente <strong>della cosca di &#8216;ndrangheta Vrenna-Bonaventura di Crotone<\/strong> si pianta sullo schermo della televisione, mentre la ripresa amatoriale continua la panoramica sui tavolini della sala addobbata. \u00abS\u00ec, Aronica il difensore <strong>del Napoli, ora al Palermo<\/strong>. Era amico mio quando giocava <strong>nel Crotone, dal 1998 al 2002.<\/strong> Quasi un fratello. Per questo l&#8217;ho inviato al mio matrimonio nel 2000. E lui mi invit\u00f2 al suo in Sicilia. Certo che sapeva chi ero, il calcio a Crotone era roba nostra\u00bb. Tutti &#8211; prosegue l&#8217;inchiesta di Repubblica, a firma del collega Fabio Tonacci, in quegli anni sapevano chi era Luigi Bonaventura, reggente di una delle cosche pi\u00f9 potenti della costa ionica e capo della security della squadra del cugino, quel Raffaele Vrenna presidente del Crotone negli anni della grande scalata dalla Promozione alla Serie B. Di l\u00ec sono passati calciatori poi diventati famosi, da Aronica a Giuseppe Sculli (coinvolto nell&#8217;inchiesta calcioscommesse),<strong> nipote del boss Giuseppe Morabito<\/strong>. \u00abEro in rapporti con tutti &#8211; racconta Bonaventura &#8211; andavo alle feste con loro e con altri giocatori meno noti, <strong>come il capitano Alfredo Cardinale, Generoso Rossi, Giuseppe Geraldi.<\/strong> Si vantavano di essere amici miei, amici del boss. C&#8217;era anche Nocerino, ora al Milan, ma con lui non ho mai legato\u00bb. Bonaventura nel 2007, all&#8217;et\u00e0 di 36 anni, \u00e8 diventato collaboratore di giustizia. Le sue testimonianze su come la &#8216;ndrangheta si \u00e8 presa il calcio al Sud, dalle squadre minori a societ\u00e0 medie come il Crotone (&#8220;volevamo portarlo in Serie A, il progetto era di farne un nuovo Chievo, una squadra da met\u00e0 classifica su cui scommettere aggiustando i risultati&#8221;) sono diventate oggetto di un lungo interrogatorio (22 novembre) davanti al pm di Bari Giuseppe Dentamaro, titolare di un filone d&#8217;inchiesta sui rapporti tra la criminalit\u00e0 organizzata e le agenzie di raccolta delle puntate, coordinata dal procuratore Laudati. \u00abA Crotone &#8211; dice Bonaventura &#8211; i miei uomini nella societ\u00e0 che gestiva la sicurezza dello stadio avevano anche il compito di falsare il risultato delle gare. Aggredivamo i calciatori avversari, avvicinavamo i dirigenti, compravamo giocatori. <strong>Le partite contro il Benevento (playoff 2003-2004) e contro il Locri (stagione 1997) ce le siamo aggiustate.<\/strong> Intervenivamo anche sui tifosi che contestavano la squadra. <strong>Nel 2006 per Crotone-Juventus sugli spalti c&#8217;era il gotha della &#8216;ndrangheta: i Nicosia, gli Arena e altri\u00bb.<\/strong> Ai pm baresi per\u00f2 non ha raccontato solo il passato remoto. \u00abSapevo che su Salernitana-Bari del 2009 c&#8217;era stato un qualche tipo di accordo, cos\u00ec come sapevo di una raccolta di scommesse anomala sull&#8217;over <strong>per Inter-Chievo\u00bb<\/strong>. Di questa partita (31 maggio 2009), finita 4 a 3 per i neroazzurri, ha parlato anche <strong>Angelo Iacovelli,<\/strong> uno dei pentiti dell&#8217;inchiesta, che sostiene di aver scommesso per conto di alcuni giocatori del Bari sull&#8217;over. E come fa ad avere queste notizie Bonaventura, che dal 2007 \u00e8 &#8220;fuori dai giochi&#8221;? Lo spiega cos\u00ec, aprendo una pista utile agli investigatori. \u00abSono stato avvicinato a Termoli da esponenti di clan campani, hanno provato a tirarmi dentro l&#8217;affare scommesse. A quanto ne so la Camorra \u00e8 coinvolta in quegli episodi\u00bb. Bonaventura ha molto da raccontare, sui rapporti tra calcio e &#8216;ndrangheta. \u00abControllare la squadra del proprio paese porta prestigio alle &#8216;ndrine, crea consenso, getta le basi per il voto di scambio\u00bb. <strong>Interpiana Cittanova, Rosarno Calcio, Delianuova, San Luca, il Marina di Gioiosa Ionica, Schiavonea 97, Valle Grecanica.<\/strong> Societ\u00e0 minori, dalla Serie D in gi\u00f9, finite a vario titolo nei tentacoli della mafia calabrese. E per\u00f2 poi ci sono i giocatori. Alcuni fanno il grande salto, fino alla Serie A. \u00abPer noi erano carriere da &#8220;accompagnare&#8221; &#8211; sottolinea Bonaventura &#8211; mandavamo<strong> i nostri calciatori al Nord, soprattutto a Torino e a Genova,<\/strong> per fare aumentare il loro valore\u00bb. Un patrimonio da gestire, come una partita di droga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Il pallone sporco, le cantate del pentito, le scommesse dei big. 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