{"id":15591,"date":"2013-01-11T15:43:20","date_gmt":"2013-01-11T14:43:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=15591"},"modified":"2023-01-17T13:13:44","modified_gmt":"2023-01-17T12:13:44","slug":"5211-uccise-il-convivente-10-anni-alla-mantide-assassina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5211-uccise-il-convivente-10-anni-alla-mantide-assassina\/","title":{"rendered":"Uccise il convivente: 10 anni alla &#8220;mantide assassina&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> La mantide assassina. Anita Jarzebowska, 38 anni, accusata dell&#8217;omicidio di Giovanni Lo Piccolo, 48 anni, avvenuto a Vibo Valentia il 25 febbraio 2011,<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00e8 stata condannata a dieci anni e otto mesi di reclusione. Il processo si \u00e8 svolto con il rito abbreviato dinanzi al gip del Tribunale di Vibo, Alessandro Piscitelli. Il rito alternativo \u00e8 valso all&#8217;imputata uno sconto di pena pari ad un terzo. Il commerciante ambulante Giovanni Lo Piccolo per il gip \u00e8 stato quindi ucciso dalla convivente polacca Anita Jarzebowska &#8211; madre di due figli avuti con la vittima &#8211; con un fendente alla gola mentre si trovava in auto. L&#8217;omicidio, secondo l&#8217;accusa sostenuta dal pm Michele Sirgiovanni che aveva chiesto 12 anni di carcere, sarebbe maturato in un contesto di degrado, con la donna costretta da Lo Piccolo a prostituirsi ed a partecipare a &#8220;festini&#8221; a luci rosse. L&#8217;imputata \u00e8 stata altres\u00ec condannata al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, nei confronti dei due figli minori avuti da Lo Piccolo ed anche nei confronti della moglie, della madre e della sorella della vittima, tutti parti civili nel processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;OMICIDIO &#8211;<\/strong> Un omicidio d\u2019impeto quello di Giovanni Lo Piccolo, 48 anni, morto dissanguato al pronto soccorso la sera del 25 febbraio dello scorso anno. Un omicidio chiarito nelle sue fasi dagli uomini della Squadra mobile che ieri, su ordine del sostituto procuratore Michele Sirgiovanni, hanno proceduto al fermo di Anita Halina Jarzebowska, 37 anni, polacca, da dodici in Italia. Sarebbe stata la donna, infatti, a sferrare la coltellata al collo di Lo Piccolo, suo convivente e padre dei suoi figli.<span id=\"more-19077\"><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ARMA &#8211;<\/strong> Lo avrebbe fatto utilizzando un coltello a serramanico custodito nel cruscotto &#8221; mentre l\u2019uomo si trovava nell\u2019auto, rilassato sul sedile lato passeggero dopo l\u2019ultimo amplesso avuto con lei. Nella Mercedes della vittima, infatti, la coppia avrebbe consumato negli anni i rapporti sessuali. Un\u2019alcova mobile dentro la quale oltre a profilattici sono stati rinvenuti anche dvd dal contenuto pornografico. Un comportamento anomalo quello degli amplessi nell\u2019auto che per\u00f2, considerata la situazione, era in un certo qual modo obbligato in quanto Lo Piccolo da 12 anni conviveva sia con la moglie sia con la Jarzebowska. Tutti sotto lo stesso tetto, compresi i due bambini avuti dalla straniera e dei quali spesso si occupava la moglie legittima.<\/p>\n<p><strong>IL MOVENTE &#8211;<\/strong> Una sorta di califfato dietro al quale per\u00f2 &#8221; secondo quanto emerso dalle indagini &#8221; si sarebbero annidati sfruttamento e violenze psicologiche. \u201cAttenzioni\u201d quest\u2019ultime che la vittima avrebbe riservato alla compagna pi\u00f9 giovane, la quale sarebbe stata costretta a prostituirsi (anche in incontri multipli) e sarebbe stata indotta in pi\u00f9 occasioni all\u2019aborto. E proprio il rischio di una ulteriore gravidanza e il ricorso al medico per la pillola del giorno dopo, ma soprattutto il fatto che il padre del nascituro sarebbe stato di colore e che questa relazione per la polacca sarebbe stata pi\u00f9 importante di altre, potrebbero avere appesantito un menage gi\u00e0 pesante di suo, peraltro mal visto e non tollerato dai familiari dell\u2019ambulante che in pi\u00f9 occasioni lo avevano invitato a comportamenti e stili di vita meno dissoluti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se a ci\u00f2 si aggiunge poi l\u2019intenzione della Jarzebowska di tornare in Polonia con i figli, allora si ha pi\u00f9 chiaro il quadro dei motivi alla base dei conflitti che sarebbero sorti, nei giorni precedenti l\u2019omicidio, tra la vittima e la sua convivente. Insomma il quadro emerso dietro a un delitto che sembrava destinato a rimanere irrisolto, presenta soltanto molte tinte fosche. Uno spaccato di vita difficile ed esasperata dove, paradossalmente, una delle poche note positive appare la complicit\u00e0 che sarebbe nata tra le due donne, tra la moglie legittima e l\u2019amante. La prima pronta anche ad accudire ai bambini avuti dal marito con la polacca. Una sorta di \u201cmutuo soccorso\u201d che probabilmente ha consentito alle due donne di ingoiare bocconi altrimenti troppo amari da mandare gi\u00f9, di sopportare situazioni altrimenti insostenibili di un menage a tre i cui tempi venivano dettati dall\u2019uomo e dai suoi comportamenti. Un legame, quello tra le due donne, che \u00e8 resistito al delitto. Le stesse, infatti, continuavano a vivere nella stessa casa, sotto lo stesso tetto. Ed \u00e8 stato proprio l\u00ec che gli uomini della Squadra mobile, all\u2019alba di ieri, sono andati a bussare con in mano il provvedimento di fermo del pm Michele Sirgiovanni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; La mantide assassina. 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