{"id":15729,"date":"2013-01-15T07:01:10","date_gmt":"2013-01-15T06:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=15729"},"modified":"2023-01-17T13:13:51","modified_gmt":"2023-01-17T12:13:51","slug":"5286-venti-ore-al-pronto-soccorso-senza-una-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5286-venti-ore-al-pronto-soccorso-senza-una-cura\/","title":{"rendered":"Venti ore al pronto soccorso senza una cura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Venti ore. D&#8217;Attesa. E&#8217; stato questo il tempo, perso, da Francesca, una 24enne di Cosenza, giunta al pronto soccorso<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dell&#8217;Annunziata, con forti dolori al ventre, sistemata in una carrozzella nel corridoio del nosocomio cittadino, in attesa di essere visitata. Venti lunghissime ore, nel corso delle quali, Francesca non \u00e8 stata trattata da paziente, ma come un numero. Venti lunghissime ore, durante le quali, la 24enne ha avuto nei suoi familiari, le uniche persone di sostegno che le hanno dato la forza di sopportare il dolore, la capacit\u00e0 di stringere i denti, stringendole affettuosamente le mani. Venti lunghe ore, interrotte, solo dall&#8217;arrivo di un&#8217;infermiera che, facendo spallucce, ha informato la ragazza che se voleva essere curata ed assistita seriamente doveva andare in clinica. La storia di Francesca \u00e8 l&#8217;ennesimo triste e squallido capitolo dei disagi organizzativi e gestionali, in cui versa il pi\u00f9 grande ospedale della Calabria. Il calvario di Francesca, inizia intorno alle 16:30. La ragazza lamenta forti dolori al ventre, cos\u00ec forti che le fanno mancare il fiato in gola, cos\u00ec violenti che le fanno scendere i sudori dalla fronte, cos\u00ec lancinanti che non le permettono nemmeno di stare seduta o coricata. L&#8217;arrivo al pronto soccorso \u00e8 immediato. La saletta d&#8217;attesa \u00e8, come al solito, piena come la hall di un albergo. Gente in piedi, pazienti coricati sui lettini, donne e uomini stipati come sardine. Francesca non riesce pi\u00f9 a sopportare il dolore, sua madre chiede ai tanti infermieri che passano nel corridoio, di dare un antidolorifico a sua figlia. &#8220;Signora aspetti, il medico \u00e8 impegnato, appena sar\u00e0 possibile, sua figlia verr\u00e0 visitata, abbia un p\u00f2 di pazienza&#8221;. E&#8217; questa la frase che la mamma della 24enne s&#8217;\u00e8 sentita ripetere due o tre volte. Finalmente la porta dell&#8217;area chirurgica si apre. Dentro c&#8217;\u00e8 un solo medico. Francesca entra e viene visitata. Il medico non le fa nessuna diagnosi. Le prescrive una serie di accertamenti e le consiglia di accomodarsi in una delle salette, vicino all&#8217;area chirurgica. La stanza \u00e8 piccola. L&#8217;odore \u00e8 nauseabondo, l&#8217;aria \u00e8 irrespirabile. Il bagno \u00e8 senza finestra, la porta si chiude appena, e dal water arrivano folate pestilenziali. Insieme a Francesca sono sistemati altri due pazienti: uno bisognoso di urgenti trasfusioni di sangue, l&#8217;altro senza una gamba. La saletta non ha nemmeno una porta. I tre sono dentro e osservano tutto quello che succede a pochi metri da loro. Passa il tempo ma nessuno s&#8217;interessa di Francesca. Le ore volano sull&#8217;orologio alla velocit\u00e0 della luce, ma nessuno d\u00e0 notizia alla 24enne circa i suoi dolori. Finalmente un medico entra nella saletta e pronuncia il cognome di Francesca. Solo le 22:30. Sono passate sei ore. La saletta dove Francesca \u00e8 stata fatta accomodare, si riempie sempre di pi\u00f9 di persone bisognose di cure. L&#8217;aria si fa sempre pi\u00f9 irrespirabile, cos\u00ec come i dolori aumentano a dismisura. La visita delle 22:30, dura pi\u00f9 o meno un paio di minuti. Il medico dice che finisce il giro delle visite e torna. Non si vedr\u00e0 pi\u00f9. I lamenti nella stanza sono tanti, cos\u00ec come l&#8217;indignazione per un&#8217;ospedale che \u00e8 da terzo o quarto mondo. Alle 8 del mattino, i medici si danno il cambio. La mamma di Francesca sbircia fuori dalla porta in cerca di un medico. Ne intercetta uno, a cui spiega la situazione. La risposta \u00e8: &#8220;signora non ho la cartella di sua figlia, pazienti un p\u00f2, sar\u00f2 presto da lei&#8221;. S\u00ec, pazienti. La pazienza \u00e8 finita. Verso le 10, un medico entra nella saletta. Parla con Francesca, le tocca l&#8217;addome, le misura la pressione, le sente il battito cardiaco. Terminata la visita, il medico va via, tra l&#8217;incredulit\u00e0 generale. Francesca, nonostante il dolore, ha un sussulto, uno scatto di rabbia, un moto d&#8217;indignazione. Chiede di sapere cos&#8217;ha, chiede di sapere cos&#8217;\u00e8 emerso dalle analisi e dagli altri accertamenti. Come risposta, il medico allarga le braccia, le volta le spalle ed esce dalla stanza. Un&#8217;ora e mezza dopo, un altro medico entra nella stanza e s&#8217;avvicina alla 24enne. &#8220;E&#8217; lei che ha effettuato queste analisi?&#8221; La 24enne, tra l&#8217;ironia e la rabbia, dice al medico: &#8220;Certo, almeno sulla cartella c&#8217;\u00e8 scritto il mio nome, se poi la mia cartella \u00e8 finita nel fascicolo di qualcun&#8217;altro, ovviamente la diretta interessata non sono io&#8221;. Il medico incassa la risposta. Con lo sguardo basso e gli occhi fissi sulla cartella medica legge i risultati e stila il suo referto. &#8220;Signorina, lei ha una colica colecistica. Purtroppo se vuole risolvere il suo problema, deve rivolgersi in una struttura privata&#8221;. Nel frattempo scatta la ventesima ora. la 24enne ha un attacco di rabbia, quella tensione accumulata in venti ore d&#8217;attesa si scarica con un pianto dirotto e singhiozzante. Francesca e sua madre lasciano il pronto soccorso per cercare assistenza altrove. L&#8217;avventura \u00e8 finita, venti ore all&#8217;inferno sono stati troppi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Venti ore. D&#8217;Attesa. 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