{"id":16044,"date":"2013-01-18T12:02:55","date_gmt":"2013-01-18T11:02:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=16044"},"modified":"2023-01-17T13:14:09","modified_gmt":"2023-01-17T12:14:09","slug":"5447-sulle-sponde-del-crati-scorre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5447-sulle-sponde-del-crati-scorre\/","title":{"rendered":"Sulle sponde del Crati &#8220;scorre&#8221; la vita degli invisibili"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Il fiume racconta &#8230; storie di ordinario disagio. <strong>Le rive del Crati, <\/strong>di vite in fuga ne hanno viste tante. L&#8217;acqua del fiume di confidenze ne ha ascoltate tante e<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">chiss\u00e0 quante volte lo stesso scorrere del fiume ha tenuto compagnia a quelle persone che, per scelta personale, per decisione della vita, per indifferenza delle famiglie o per cecit\u00e0 generale della societ\u00e0, hanno scelto di vivere ai margini. Il fiume \u00e8 diventato tutt&#8217;un tratto la &#8220;casa&#8221; degli invisibili. Con il passare del tempo, gli inquilini sono aumentati. Un tempo c&#8217;erano solo i rom, provenienti dalla Romania, oggi ci sono anche gli italiani. <strong>Gli ultimi &#8220;inquilini&#8221; del fiume sono Elisa, Mirko e Graziel,<\/strong> diventati amici per sostegno, diventati gruppo per difendersi, diventati squadra per vincere la sfida pi\u00f9 difficile che la vita gli ha messo davanti. Elisa \u00e8 sarda di nascita, ma giramondo per adozione. Ha viaggiato talmente tanto che la sua inflessione dialettale \u00e8 completamente sparita. E&#8217; stata talmente tanto in giro per l&#8217;Italia che mentre parla, in una frase o in un discorso ci infila sette o otto linguaggi dialettali differenti. La sua \u00e8 una vita segnata dal dolore e dalla sofferenza. Fin da piccola. Quella sofferenza che ti si attacca addosso e che non va pi\u00f9 via, quel dolore che germoglia dentro di te, fino a succhiarti l&#8217;anima. Elisa \u00e8 ferita ma combattiva. Lei \u00e8 di poche parole, soprattutto perch\u00e8 la &#8220;strada&#8221; ti insegna a vivere e ti insegna anche a non fidarti. Davanti ad un caff\u00e8 caldo e ad un pacchetto di sigarette si scioglie, cos\u00ec come si sciolgono le ultime sue resistenze e diffidenze. Il taccuino non le f\u00e0 pi\u00f9 paura, la macchina fotografica s\u00ec. Elisa \u00e8 giovane, ma la sua et\u00e0 \u00e8 indecifrabile.&nbsp;I segni della sofferenza sul volto le hanno modificato i tratti somatici. &#8220;Ho smesso da una vita di sentirmi bella, mi interessa molto di pi\u00f9 sentirmi viva. Ogni giorno \u00e8 una lotta con la vita. Si va avanti perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 una larga parte di Cosenza che ci sta vicino, ci aiuta, ci fa sentire calore, affetto e solidariet\u00e0. Per tanti altri, siamo invisibili&#8221;. Mentre parla, Elisa accende una sigaretta dopo l&#8217;altra. &#8220;Il fumo che mi arriva negli occhi, che sento nella gola e che mi passa nel naso, mi fa sentire viva. Avevo 7 anni quando mio zio abus\u00f2 di me. E chi se lo scorda quell&#8217;incubo&#8221;. Gi\u00e0 l&#8217;incubo. E&#8217; un incubo che mi segue da una vita. &#8220;Quella violenza ha scatenato in me, reazioni a catena. La ferita pi\u00f9 grande, oltre ad essere stata umiliata nel fisico, nella mente e nel corpo, \u00e8 stata quella di non essere stata creduta dalla mia famiglia. Mi accusarono di essermi inventata tutto. Da allora la frattura con i miei \u00e8 diventata insanabile. Litigi, incomprensioni, cacciate di casa. I miei, addirittura, pur di non farmi entrare in casa, cambiarono anche la serratura. A 14 anni rimasi incinta. Credevo che fosse amore vero, invece, erano solo botte. Tante, troppe. Il mio ragazzo, nonch\u00e8 padre di quella creatura che avevo in grembo me ne diede cos\u00ec tante, da farmi svenire, sbattere la testa e abortire. Mi svegliai in ospedale, avevo una flebo attaccata al braccio e la maschera dell&#8217;ossigeno sulla bocca. Un medico mi disse che avevo perso il bambino&#8221;. E poi? &#8220;E poi, \u00e8 poi il dramma \u00e8 continuato. Avevo tanta rabbia dentro, volevo riprendermi la mia vita, ma l&#8217;infanzia, la spensieratezza, l&#8217;allegria non te la restituisce nessuno. Salivo su un treno e raggiungevo destinazioni ignote. Da Cagliari ad Alghero, fino a Padova. L\u00ec conobbi un ragazzo di Rossano, anche lui in fuga, forse come me pi\u00f9 dagli altri che da se stesso o viceversa. Diventammo subito amici, ci proteggevamo reciprocamente. Quello che trovavamo dividevamo. Poi decidemmo di venire a Cosenza. Ci parlarono dell&#8217;Oasi Francescana, ne avevo sentito parlare quel via di quel famoso padre Fedele. Tentammo di entrare, ma fummo scacciati via come dei topi&#8221;. Elisa, mentre parla si deve fermare. Il freddo, le botte, le notti passate all&#8217;agghiaccio l&#8217;hanno indebolita. La tosse \u00e8 forte. Quella tosse che, mal curata, s&#8217;\u00e8 trasformata in asma. Ma non solo \u00e8 sopraggiunta anche una forma di epilessia. &#8220;Mi servono delle medicine, ma nessuno me le d\u00e0. Quando mi metto per strada a chiedere l&#8217;elemosina, raccolgo pochi spiccioli e tanti insulti. La gente me ne dice di tutti i colori. Dovrebero pensare che sono un essere umano e che ho una mia dignit\u00e0. Vorrei trovare un lavoro, qualunque esso sia. Ho voglia di rimettermi in gioco, di rimettermi in piedi e di riprendermi la mia vita. Ma mi serve un punto d&#8217;appoggio da cui partire. Spero di farcela. Per il momento parlo con il fiume e aspetto Mirko e Graziel&#8221;. Mentre finiamo la chiacchierata, un gruppo di ragazzi s&#8217;avvicina ad Elisa. Sono i volontari di un&#8217;associazione che si occupa di chi \u00e8 in difficolt\u00e0. la ragazza non crede ai suoi occhi. C&#8217;\u00e8 la spesa, ci sono le coperte, ci sono dei maglioni, ci sono delle felpe e tante sciarpe. Le divider\u00f2 con Mirko e Graziel. Ha ragione Elisa, solo i bisognosi conoscono la solidariet\u00e0, quella dal volto vero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Il fiume racconta &#8230; storie di ordinario disagio. Le rive del Crati, di vite in fuga ne hanno viste tante. 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