{"id":16210,"date":"2013-01-21T16:02:58","date_gmt":"2013-01-21T15:02:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=16210"},"modified":"2023-01-17T13:14:18","modified_gmt":"2023-01-17T12:14:18","slug":"5531-cosenza-la-dirigenza-impone-il-silenzio-si-dei-colpevoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5531-cosenza-la-dirigenza-impone-il-silenzio-si-dei-colpevoli\/","title":{"rendered":"Cosenza: la dirigenza impone il silenzio. S\u00ec, dei colpevoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Silenzio. La societ\u00e0 della Nuova Cosenza Calcio ha deciso di imporre la legge del silenzio ai suoi tesserati.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una decisione incomprensibile, soprattutto perch\u00e8, credo che \u00e8 nei momenti difficili che serve togliere gli attributi e parlare. Imporre il silenzio ed estenderlo a tutti, nessuno escluso, \u00e8 un atteggiamento poco professionale. <strong>Qualche amante degli amarcord, dir\u00e0 che con il silenzio stampa la Nazionale di Bearzot vinse i mondiali in Spagna, o altre squadre sono riusciti a raggiungere traguardi importanti. Altre epoche, altre storie, altro calcio, ma soprattutto altri calciatori.<\/strong> S\u00ec, calciatori. Perch\u00e8 come tifosi, come cronisti, come appassionati di calcio o semplicemente come semplici sportivi possiamo avercela con la dirigenza, con l&#8217;area tecnica e perfino con l&#8217;allenatore. Ma poi la domenica, in campo, vanno i calciatori, perch\u00e8 loro hanno scelto di giocare a pallone, perch\u00e8 loro hanno accetato di sposare il progetto Cosenza, perch\u00e8 loro hanno deciso di vestire il rossobl\u00f9. <strong>Non voglio con questo offrire un alibi alla dirigenza. Il duo Guarascio-Quaglio ha tante colpe, alcune anche imperdonabili. Una su tutte; pensare di fare calcio, vincere un campionato, senza sborsare quattrini, ma solo qualche spicciolo. E&#8217; ridicolo, sentir dire che si \u00e8 perso perch\u00e8 il campo non ha permesso ai Lupi di giocare palla a terra, cos\u00ec come \u00e8 oltremodo offensivo per l&#8217;intera tifoseria cosentina, avanzare comne alibi l&#8217;assenza, seppur importante di Manolo Mosciaro.<\/strong> Una squadra che punta a vincere un campionato, deve essere forte con tutti e contro tutti. La differenza che separa il Cosenza e il Messina, non solo solo i sei punti di stacco (recuperabili solo se i Lupi vogliono veramente fare sul serio, ndr), ma \u00e8 anche legata ad altro. Quando i peloritani hanno deciso di puntare alla promozione, attraverso il consolidamente in classifica del primo posto, il primato, non solo l&#8217;hanno stretto con i denti, lottando per la maglia dal primo fino all&#8217;ultimo secondo dell&#8217;estra-time, ma anche la societ\u00e0 ha fatto la sua parte, corteggiando giocatori che dopo nemmeno due ore dal primo incontro, sono stati subito tesserati e altrettanto frettolosamente gettati nella mischia. A Cosenza, no. <strong>La dirigenza, ad un certo momento, s&#8217;\u00e8 anche abilmente defilata, dribblando con finte alla Maradona, tifosi, giornalisti e perfino gli stessi giocatori. L&#8217;area tecnica, attraverso il suo faro, Stefano Fiore, continua a ribadire, fino alla noia, che il rapporto con la propriet\u00e0 \u00e8 cambiato, che le incomprensioni dello scorso campionato sono solo un lontano ricordo, che la voglia di contribuire alla rinascita del calcio cosentino \u00e8 tanta. Non ho motivo di dubitare delle parole di Stefano Fiore, ma le dichiarazioni rassicuranti dell&#8217;ex fantasista di Lazio, Cosenza, Parma, Siviglia e della Nazionale, oggi dicono altro. Dicono che all&#8217;interno della societ\u00e0 forse queste incomprensioni o, meglio dire, divergenze di vedute, non si si sono mai appianate. P<\/strong>erch\u00e8? Cosa rallenta la condivisione di un progetto comune? Ovviamente non \u00e8 dato saperlo. Non ci si pu\u00f2 meravigliare e scandalizzare se allo stadio i paganti sono poco pi\u00f9 di un migliaio. Se la squadra avesse avuto maggiore personalit\u00e0, oggi il Cosenza sarebbe al posto del Messina e forse il campionato l&#8217;avrebbe vinto con largo anticipo. No. Non \u00e8 andata cos\u00ec. Perch\u00e8 questo maldetto campionato, sembra identico a quello dello scorso torneo, quando il Cosenza, sempre affetto dalla sindrome, a questo punto comincio a sospettare che \u00e8 una patologia inguaribile, di essere vittima e carnefice di se stesso, butt\u00f2 all&#8217;aria la promozione, regalandola con una serie di partite cervellotiche e black-out mentali e tecnici, ai cugini dell&#8217;Hinterreggio che hanno accettato il regalo e salutato questo schifo di categoria.&nbsp;<strong>Ora domani si assister\u00e0 alla contestazione dei tifosi, quelli veramente arrabbiati, quelli delusi, quelli mortificati da un manipolo di calciatori che ha tradito la maglia. Poi verr\u00e0 fuori l&#8217;aspetto psicologico e la fragilit\u00e0 dei giocatori che prepareranno la prossima partita con le gambe che tremano, la tensione alle stelle e la paura di essere seppelliti dai fischi e dagli sfott\u00f2. Credo che da qui alla fine del campionato, serva, se si vuole davvero tentare di recuperare i punti e &#8220;agguantare&#8221; il primato, giocare con il coltello tra i denti, giocare da Lupi. Ma i Lupi di oggi, in campo, sembrano degli agnelli, pronti a farsi sbranare anche dal pi\u00f9 innocuo degli avversari. Ieri qualche giocatore ha detto, commentando il perfetto harakiri dei 90&#8242;, il Noto sembrava il Cosenza. Ha avuto ragione. Ieri il Cosenza ha permesso ad un avversario di tornare a respirare aria di salvezza. Tre gol che pesano come macigni, soprattutto perch\u00e8 venuti, non da azioni spettacolari di Accetta, Pignatta o Imeri, ma da due colossali regali che la difesa silana ha deciso di fare. E ovviamente di fronte a questi regali, non si pu\u00f2 non approfittare. Al di l\u00e0 di tutto, forza Lupi. Sempre. E speriamo bene.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Silenzio. 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