{"id":165839,"date":"2022-03-16T11:07:26","date_gmt":"2022-03-16T10:07:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/ho-visto-il-dramma-della-guerra-negli-occhi-di-mamma-e-figlio-soccorsi-sulla2-a-rende\/"},"modified":"2023-01-16T17:01:47","modified_gmt":"2023-01-16T16:01:47","slug":"447986-ho-visto-il-dramma-della-guerra-negli-occhi-di-mamma-e-figlio-soccorsi-sulla2-a-rende","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/447986-ho-visto-il-dramma-della-guerra-negli-occhi-di-mamma-e-figlio-soccorsi-sulla2-a-rende\/","title":{"rendered":"&#8220;Ho visto il dramma della guerra negli occhi di mamma e figlio, soccorsi sull&#8217;A2 a Rende&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>RENDE &#8211; Tutti noi conosciamo la guerra in Ucraina per le immagini trasmesse in televisione. E&#8217; l\u00ec che abbiamo sentito il suono delle sirene dare l&#8217;allarme, abbiamo visto gli edifici distrutti, le case devastate e tante persone, mamme, bambini, anziani, lasciare tutto per sfuggire alle bombe e alla morte. Eppure ho incrociato il dramma di chi ha percorso centinaia e centinaia di chilometri per scappare da un conflitto sanguinoso, in quello che per me era un &#8220;normale&#8221; sabato sera.<\/p>\n<p>Erano circa le 19 quando sono uscita da casa sabato scorso. Ho imboccato l&#8217;autostrada da Rende per recarmi a Cosenza, dove mi aspettava un&#8217;amica per una pizza e due chiacchiere e invece mi sono imbattuta in prima persona in una delle tante drammatiche conseguenze di quel maledetto conflitto.<\/p>\n<p>Dopo una breve sosta al distributore di carburanti a Cosenza Nord, riprendo la marcia e mi avvio all&#8217;uscita dell&#8217;area di rifornimento quando ad un tratto, vedo un&#8217;autovettura, ferma, al buio, con le sole luci di emergenza accese. &#8220;Un&#8217;auto in panne &#8211; ho pensato &#8211; avr\u00e0 gi\u00e0 chiamato qualcuno, il soccorso stradale&#8230;&#8221;. Ma in un istante si materializza una figura esile, una donna, e insieme a lei un bimbo che, <strong>sbracciandosi, chiedevano alle auto di fermarsi<\/strong>. Avevano bisogno di aiuto. Non faccio neanche pochi metri e, le <strong>braccia di quel ragazzino su e gi\u00f9, mi spingono ad arrestare la marcia<\/strong>. Accese le 4 frecce anche io per cercare di essere maggiormente visibile, fermo l&#8217;auto e dallo specchietto vedo mamma e figlio corrermi incontro.<\/p>\n<p>Quando si avvicinano noto nei loro occhi lo sguardo di chi tira un sospiro di sollievo e pensa &#8220;finalmente qualcuno si \u00e8 fermato&#8221;. Apro il finestrino lato passeggero per evitare di scendere subito dall&#8217;auto visto che le auto sfrecciano nonostante entrambe le vetture siano ben accostate sulla corsia d&#8217;emergenza.<\/p>\n<p>Con tanta dolcezza mi guardano soltanto, ma non capisco subito perch\u00e8 non parlano, non dicono niente. A quel punto chiedo: <strong>&#8220;signora, cosa \u00e8 successo? Ha bisogno di qualcosa? L&#8217;auto si \u00e8 fermata? Non parte? State bene?<\/strong>&#8220;. In un istante mi rendo che quella donna non mi capisce e fa cenno con la testa e le spalle di non comprendere. Con il mio <strong>striminzito inglese<\/strong> chiedo &#8220;<strong>do you speak English<\/strong>?&#8221;. La sua &#8216;testa&#8217; risponde &#8220;No&#8221;. Con la gestualit\u00e0 provo a chiedere da dove viene, e <strong>mi dice solo una parola: &#8220;Ucraina<\/strong>&#8220;. Di getto guardo il bimbo, poteva avere 10 anni, era infreddolito, spaventato, ma contento che io mi fossi fermata.<\/p>\n<p>Avviso immediatamente la polizia stradale spiegando la situazione. Mi rispondono che avrebbero mandato subito qualcuno. Nel frattempo cerco di parlare con la signora utilizzando il traduttore di Google. Non l&#8217;avevo mai usato nella modalit\u00e0 &#8216;<strong>dall&#8217;italiano all&#8217;ucraino&#8217;<\/strong> e mi rendo conto che \u00e8 una lingua difficilissima da comprendere. Scrivo alla signora sul traduttore che stanno arrivando delle persone per aiutarla e la invito a tornare nell&#8217;auto insieme al figlio. Dopo pochi minuti arrivano gli operatori di Anas. Scendo dallo sportello lato passeggero e vado loro incontro, per spiegare quanto accaduto e che la signora non parla n\u00e8 italiano n\u00e8 inglese.<\/p>\n<p><strong>Continuo a dar loro una mano nella comunicazione<\/strong>, sempre con l&#8217;aiuto del traduttore, e scopro che la giovane mamma (occhi chiari e sguardo gentile) e suo figlio, <strong>sono diretti in Sicilia, da un&#8217;amica<\/strong>. &#8220;My friend&#8221; \u00e8 stata l&#8217;unica parola in inglese che ha saputo dirmi.\u00a0Poi ho rivolto d&#8217;istinto lo sguardo alla<strong> targa dell&#8217;auto<\/strong> e subito mi sono balzati agli occhi <strong>quei due colori<\/strong> che da venti giorni campeggiano ovunque: <strong>giallo e blu. <\/strong>Mi sono saliti i brividi lungo la schiena. Dopo qualche minuto gli operatori di Anas mi tranquillizzano, mi invitano ad andare via per la mia sicurezza e mi garantiscono che si sarebbero occupati della signora. Prima di lasciarli per\u00f2, rivolgo a lei un &#8220;<strong>ciao&#8221; con la mano<\/strong>, poi una piccola carezza al bimbo che mi sorride, mentre la mamma con i suoi occhi stanchi mi ringrazia con le mani giunte. Penso a loro tutta la sera, alla paura negli occhi di quel bambino che si sbracciava su un&#8217;autostrada buia per chiedere aiuto. Poi penso: &#8220;chiss\u00e0 quante ne hanno passate, quanti chilometri avranno fatto&#8221; e prego per loro, affinch\u00e9 possano trovare un po&#8217; di sole nel loro cuore, ferito da una guerra che non guardia in faccia a nessuno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Migliaia di chilometri, una mamma e un bambino in difficolt\u00e0 nei pressi del di Cosenza Nord: &#8220;spero abbiano raggiunto il loro posto sicuro&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":165840,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[563],"tags":[19],"class_list":["post-165839","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-area-urbana","tag-copertina"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/165839","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=165839"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/165839\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/165840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=165839"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=165839"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=165839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}