{"id":16872,"date":"2013-01-31T09:21:09","date_gmt":"2013-01-31T08:21:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=16872"},"modified":"2023-01-17T13:14:56","modified_gmt":"2023-01-17T12:14:56","slug":"5880-chiudere-lacquario-e-svuotarlo-di-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/5880-chiudere-lacquario-e-svuotarlo-di-cultura\/","title":{"rendered":"Chiudere l&#8217;Acquario e &#8220;svuotarlo&#8221; di cultura?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">COSENZA &#8211; Un interessante punto di domanda. <strong>Chi vuole chiudere l\u2019Acquario? <\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi vuole spogliare le cooperative culturali della loro sacrosanta dignit\u00e0?<\/strong> Sono questi gli interrogativi che si pone la collega Mariarosaria Petrasso, raffinata penna e giornalista dal fiuto &#8220;investigativo&#8221;, <strong>su Mmasciata.it.<\/strong> Quando un luogo, che per anni ha rappresentato un punto di riferimento culturale di una citt\u00e0, minaccia di chiudere due sono le possibili ipotesi: o ha esaurito la sua \u201cmission\u201d oppure \u00e8 in atto un grave impoverimento materiale e immateriale del posto che lo ospita. Nel caso del Teatro dell\u2019Acquario di Cosenza minaccia d\u2019interrompersi una storia pluridecennale, che inizia per la strade con un teatro-tenda, sperimentalismo segno di un sentimento di rinnovamento della cultura egemone. <strong>Un teatro costruito sui marciapiedi che con il tempo si \u00e8 trasformato in teatro stabile nel 1981, in progetti come il centro RAT e il CIFA, convogliandosi in quel fiume culturale che ha permesso di offrire cartelloni di tutto rispetto, che nulla avevano da invidiare alle grandi citt\u00e0 e contribuivano a dare alla citt\u00e0 in riva al Crati la nomea di Atene calabrese.<\/strong> Poi la discesa generale, la necessit\u00e0 sempre crescente di un pubblico pagante e non solo quello seduto sulle poltroncine del teatro. E\u2019 da tempo ormai che si assiste all\u2019affaire culturale, milioni di euro elargiti da amministrazioni pubbliche, spesso discutibilmente spesi, in un calderone nebuloso che ha pi\u00f9 volte indignato l\u2019opinione pubblica. Un esempio: il solo Magna Graecia Teatro Festival \u2013 che in passato ha toccato anche cifre di due milioni di euro \u2013 nelle ultime edizioni ha speso ottocentomila euro. Segno che per il grande evento sensazionalista, che si affanna per sfuggire all\u2019oblio del Sud e vince rispetto alle piccole eccellenze, i soldi si trovano. <strong>Come ha spiegato Dora Ricca, l&#8217;Acquario per il suo cartellone ha pi\u00f9 volte ricevuto fondi diretti dalla comunit\u00e0 europea e perci\u00f2 non vuole accettare che i tagli gli siano imposti con la motivazione che \u00e8 proprio la comunit\u00e0 europea a non finanziare le cooperative.<\/strong> Il Teatro dell\u2019Acquario retto da una cooperativa \u00e8 sicuramente stato un importante laboratorio culturale per il territorio. Oltre ad essere uno dei primi quattordici teatri stabili d\u2019innovazione in tutta Italia, unico in Calabria, \u00e8 stato la culla di molti attori bruzi come Ernesto Orrico e Nunzio Scalercio, arrivando a vendere anche cinquanta spettacoli all\u2019anno fuori dalle mura cittadine. Quattro anni fa &#8211; prosegue Mariarosaria Petrasso, nel suo articolo &#8211; sono iniziati i tagli dei fondi pubblici per l\u2019Acquario. Nonostante non ci sia una carenza di pubblico, anzi con i progetti di \u201cFamiglie a Teatro\u201d e \u201cTeatrando s\u2019impara\u201d c\u2019\u00e8 anche il coinvolgimento dei giovanissimi, le spese sono sempre troppo alte. Quando la cooperativa del Teatro dell\u2019Acquario ha organizzato la stagione del Teatro Morelli, ha dovuto accollarsi persino il pagamento dei Vigili del Fuoco, che dovrebbero occuparsi della pubblica sicurezza senza ulteriori tasse. Per quanto dunque ci si sforzi di fare un buon lavoro, nonostante i teatri pieni e quindi i risultati sotto gli occhi di tutti, con la cultura non si mangia se non adeguatamente sovvenzionata e inserita in un progetto di ampio respiro, che non cada nel mero assistenzialismo ma sia occasione di crescita morale di un Paese. <strong>Il Teatro dell\u2019Acquario &#8211; si legge ancora &#8211; si \u00e8 dato un anno per decidere se smantellare o rimanere in vita. Nel frattempo \u00e8 stata chiesta la solidariet\u00e0 della citt\u00e0 e di tutti coloro che hanno gravitato attorno al suo palco con una petizione on line. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che ci sono sempre pi\u00f9 tagli e disinteresse da parte delle istituzioni, si percepisce anche l\u2019incapacit\u00e0 di fare rete tra i teatranti. Vedremo se l\u2019appello del Teatro dell\u2019Acquario sapr\u00e0 dare vita a un nuovo Teatro Valle made in Calabria. Noi ce l&#8217;auguriamo. Per il teatro dell&#8217;Acquario, ma, anche, per la cultura.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Un interessante punto di domanda. 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